Sempre più di rado si legge o si sente in giro l’appellativo “genio”, specchio di tempi musicalmente buoni ma non eccelsi, nei quali troppo spesso la quantità va a detrimento della qualità. Mi sento di potere fare eccezione per un musicista che in origine con il progressive rock ha ben poco a cui vedere ma che nel proprio ambito d’influenza (ed in seguito non solo in quello) ha davvero fatto la differenza, pochi come lui.

Mi riferisco a Ihsahn, un artista visionario e proiettato in avanti sin dai tempi degli Emperor e, per certi versi forse, ancora di più con il suo percorso solista. Ámr è il titolo del nuovo album del metal-guru norvegese, per il quale si avvale soltanto della collaborazione del batterista ex-Leprous Tobias Ørnes Andersen e di uno sfavillante solo di Fredrik Akesson, chitarrista dei Opeth.

Completata l’operazione affidando il mastering a Jens BogrenÁmr si pone come un disco da bere tutto di un fiato, privo di pause o tempi morti; nove tracce più o meno in formato canzone che spaziano da passaggi di grande aggressività e ritmo incandescente a scenari fantastici e più morbidi, aprendosi ad un infinito numero di possibilità di lettura e dove l’intensità è costantemente la regina del proscenio.

E qui, a mio vedere, risiede la grandezza di un musicista che dopo avere contraddistinto la scena black metal con la propria band, riesce ancora, a distanza di anni, a catalizzare l’attenzione con il suo lavoro solista a dir poco carismatico e coinvolgente. E se già Arktis (2016) aveva affascinato, posso dire che Ámr ne è il degno successore.

Le tastiere in loop, ipnotiche che introducono Lend Me The Eyes Of Millennia e la voce scream/harsh di Ihsahn precedono l’esplosione di feroci blast beats per poco meno di sei minuti di “razionale” delirio sonoro, forte di possenti orchestrazioni e di una tensione crescente incontenibile; il black incontra il prog ed il risultato è emozionante.

L’intero songwriting si mostra di qualità, di spessore, come testimonia pure la seguente Arcana Imperii, serratissima e con parti di canto clean che rievocano a tratti qualcosa di Devin Townsend, punteggiata da un razzente solo di Fredrik Akesson.

Con Sámr questo senso di ampi spazi si dilata ancora di più, toccando da una prospettiva più legata alla melodia, uno degli apici dell’album grazie a crescendo e strappi solistici trascinanti.

E dunque si prosegue tra episodi potenti e martellanti (One Less Enemy), momenti sospesi e di forte tensione emotiva  come quella suscitata da Where You Are Lost And I Belong, cupi e laceranti squarci prog metal frammisti a segmenti electronic (In Rites Of Passage), tracce palpabili di quella “malignità” che segnava il sound degli Emperor (In Rites Of Passage).

Ed ancora, l’andamento lento e progressivo, culminante in un chorus molto diretto e melodico di Twin Black Angels, l’impetuosa ed irresistibile apoteosi conclusiva di Wake.

In un 2018 sin qui un poco asfittico, il nuovo lavoro di Ihsahn a mio parere si issa direttamente ai vertici, spazzando via ogni resistenza. Da avere senza indugi.

 

Max

 

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