Come da calendario i Between The Buried And Me pubblicano Automata II, secondo capitolo a completamento della precedente uscita del marzo scorso, Automata I.

Quattro tracce per una durata analoga al primo, circa 33 minuti, con le quali il gruppo di Raleigh chiude dunque il cerchio con esiti, a mio vedere, soddisfacenti ma non superlativi.

Se infatti il primo volume mi aveva in parte spiazzato per l’eccessiva quantità di carne messa al fuoco, questo non è da meno, proponendo un paio di episodi davvero incisivi ed immaginifici ma anche un paio di passaggi che, o si possono considerare alla stregua di un divertissement, oppure, pur degni di nota, rimangono su coordinate già ampiamente battute.L’avvio regala uno dei segmenti migliori e più coinvolgenti. Uno spaccato di 13 minuti abbondanti dove i BTBAM scatenano tutta la loro energia e danno spazio alla fantasia, alternando sezioni potentissime ed intricate a variazioni sorprendenti ed inattese, ad ulteriore dimostrazione che la band affida il sound ad un prog metal possente ma oltremodo tecnico e, all’occorrenza, capace di trovate efficaci.

Una lunga fase strumentale introduce il cantato di Tommy Giles Rogers su di un ritmo meno serrato ma al tempo stesso progressivamente crescente; il timbro si tramuta in harsh per tornare clean, sale quindi la rotazione del motore per raggiungere una larga apertura melodica.

Si susseguono vere e proprie frustate sonore, guidate da un drumming convulso e molto articolato (Blake Richardson), si succedono assalti delle chitarre (Paul Waggoner Dustie Waring), cambi di tempo e direzione, in un fluire denso e continuo sino ad una parte conclusiva di notevole qualità, con soluzioni di spessore (The Proverbial Bellow).

Se l’intero disco si fosse attestato su questo livello lo potrei definire imperdibile, purtroppo non è esattamente così. Infatti, il suono di una fisarmonica ad aprire per il piano e quindi la voce ed un piano divenuto vaudeville, segnano una sorta di strampalata e breve ballad che può avere un significato all’interno del plot ma che, musicalmente, non lascia traccia (Glide).

Proprio di qui prende le mosse Voice of Trespass, con una fase iniziale giocosa ed ironica, jazzy (da gustare il basso di Dan Briggs), che avanzando si sublima in un contrasto death metal inframezzato da inserti di matrice zappiana prima, ed in una coda quasi doom dopo. Un pastiche che ad un primo ascolto disorienta ma poi si fa intrigante.

Con The Grid si conclude l’album. BTBAM che rientrano su territori più “ortodossi”, ondeggiando tra brusche accelerazioni scandite da gran ritmo e frasi melodiche più morbide sino ad una chiusa suggestiva, non tentando esperimenti arditi ma ancorandosi saldamente alle loro peculiarità.

A posteriori, forse non è sbagliata la scelta di dividere il lavoro in due uscite benché la durata complessiva non sia iperbolica. Automata II segue le orme del disco gemello e ne esce forse meglio, a mio parere, giusto perché meno frazionato. E’pur vero che una valutazione omogenea deve essere fatta sulla globalità, sull’interezza dei due CD ed allora non posso fare a meno di sottolineare come rimangano, qua e la, luci ed ombre: probabilmente un album singolo, sfrondato di alcune parti, avrebbe reso maggiormente.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

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