Coheed And Cambria – The Unheavenly Creatures 2018

Pubblicato: ottobre 6, 2018 in Recensioni Uscite 2018
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Dici Coheed And Cambria e difficilmente non scatta l’aggancio con i Mars Volta: una innata capacità di mutare forma di espressione sonora, poliedricità, fantasia e abilità nello sperimentare ed approdare in differenti territori musicali rifuggendo da letture banali ed anzi, dando prova in determinate occasioni di possedere anche quel quid di genialità in più, crossover nell’autentico senso del termine. Questo, oggettivamente, prescindendo dai gusti personali che magari possono dirigersi in ben altre direzioni, fossero pure lontane dal sentire di Claudio Sanchez e compagni.

Al tempo stesso possono permanere degli aspetti meno convincenti, o comunque che lasciano alla fine qualche perplessità; a mio modo di vedere è proprio questa l’istantanea resa dall’ascolto di Unheavenly Creatures, nono e nuovo capitolo della saga inerente la band originaria dei sobborghi di New York, pubblicato per Roadrunner Records.In questo caso la linea intrapresa del quartetto consta in linea generale di un approccio molto più diretto che in passato; i quindici brani in scaletta sono volutamente più catchy, potendo contare su linee melodiche piuttosto filanti ed arrangiamenti crescenti a sostegno, il tutto a vantaggio di una pronta fruibilità. Di contro, denotando in larga parte uno spiccato senso di omogeneità, si sconta un poco di ripetitività, acuita a mio avviso da una durata globale davvero eccessiva (circa 78 minuti). Una maggiore sintesi, la rinuncia a qualche pezzo non proprio indimenticabile, avrebbe senza dubbio snellito la trama e delineato in conclusione un maggiore senso di apprezzamento.

Per dovere di cronaca va anche ricordato che i CaC erano reduci (a mio parere) da una prova non proprio esaltante (The Color Before The Sun   2015) e quindi, complessivamente questo Unheavenly Creatures va comunque accolto come un passo in avanti, una parziale riscossa seppure non completamente portata a termine e non immune dunque da chiaro-scuri.

Tra i passaggi meglio riusciti voglio indicare l’introduttiva The Dark Sentencer, suddivisa tra un prologo incombente e minaccioso ed un robusto sviluppo nel quale la voce di Sanchez si trova a fronteggiare un ritmo incalzante, pause sospese, strappi della chitarra di Travis Stever.

Proseguendo in ordine sparso, cito senza dubbio Toys, energica e tirata, in bilico tra la potenza dei Rush ed un refrain largo ed accattivante, di stampo A.O.R. La solenne e brumosa Queen of the Dark, forse il tassello più suggestivo del puzzle, segnata da un crescendo entusiasmante. Ed ancora, due brani che trovo piuttosto legati tra loro e cioè True Ugly (martellante il drumming di Josh Eppard) e Love Protocol, dove il ritmo si fa inizialmente più sincopato per evolvere, di nuovo, in larghezza e coralità.

Da non perdere poi la carica emotiva e sanguigna di All on Fire e l’atmosfera languida e sognante sapientemente costruita con la ballad posta in chiusura, Lucky Stars.

Qua sta racchiuso il meglio, siamo giusto alla metà dei brani; i restanti a mio parere non sono perfettamente a fuoco, scontando scarsa varietà se non proprio ripetitività. The Pavilion (A Long Way Back)Night-Time WalkersThe GutterIt Walks Among Us, l’evanescente e quasi banale Old Flames, la title track e l’aggressiva Black Sunday         …sono tutti segmenti dove i nostri scelgono di percorrere un cammino più o meno comune, gradevole ma leggero e piuttosto prevedibile, guardandosi dal tentare qualsiasi azzardo.

Gira e rigira qualcosa dunque non torna. Di sicuro Unheavenly Creatures spiazza per la proposta messa in campo dai Coheed And Cambria ma resto dell’opinione che a parità di materiale, sfrondando e sintetizzando, avrebbero potuto fare meglio.

 

Max

 

 

 

 

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