L’inesauribile Roine Stolt, da sempre anima dei Flower Kings, pilastro di altre formazioni e protagonista di numerose e importanti collaborazioni, riprende il suo cammino solista interrotto ormai tredici anni fa con una modalità particolare, posta probabilmente a mezza via tra il lavoro con la band e quello in proprio.

Manifesto Of An Alchemist, questo il titolo del nuovo lavoro, è intestato infatti ad un moniker curioso, Roine Stolt’s The Flower King; il chitarrista svedese si avvale di un nutrito gruppo di collaboratori tra i quali i due “fiori” Jonas Reingold (basso) e Hasse Froberg (voce), Marco Minnemann (batteria), Rob Townsend (fiati), oltre ad ospitate di peso quali quelle di Nad Sylvan (voce) e Max Lorentz (voce e Hammond).

Sono presenti dunque tre/quinti dei Flower Kings e resta da vedere, quanto al moniker, se si tratti di un caso o se invece questo prefiguri qualche movimento in seno al gruppo. In via preliminare posso dire che all’interno di Manifesto Of An Alchemist non ci sono sorprese di sorta, Stolt ricorre infatti all’intero bagaglio compositivo-esecutivo confezionando un album che mantiene gli strappi ritmici e l’incedere progressive largo e sinfonico caro ai fans più viscerali e di vecchia data.

Trovo naturale che un musicista come quello in questione abbia un suo imprinting e dia un “taglio” molto personale alle proprie proposte; mi lascia invece perplesso la decisione di pubblicare questa fatica nello stesso anno in cui è uscito The Sea Within, forse (parere del tutto personale) è stata messa un pò troppa carne al fuoco ed al riguardo bisognerebbe interpellare Inside Out.

La resa dei brani non è propriamente uniforme, rilevo degli scostamenti piuttosto sensibili; ad esempio, pezzi quali Rio Grande, strumentale dall’incedere tribale e pirotecnico per poi approdare, tra mellotron e chitarra, su lidi sognanti oppure The Alchemist, altro passaggio strumentale ma in chiave fusion, nel quale spiccano il basso ed il sax soprano di Rob Townsend o, ancora, la maestosità e la potenza evocativa impressa da Roine Stolt nella poderosa High Road…mostrano quanto di meglio il musicista di Uppsala sia ancora in grado di regalare.

Non reggono il confronto invece episodi come Lost America (un prog rock ben suonato ma un poco insipido e dilatato all’eccesso), Ze Pawns (un abbrivio sospeso cui segue uno sviluppo a tratti zoppicante) e Baby Angels, una pop-ballad aggraziata ma poco incisiva.

Di una consistenza superiore ma non assoluta la up tempo ballad cantata da Fröberg e Sylvan (Next To A Hurricane), la dolce e melodica Six Thirty Wake-Up guidata dal suono del flauto ed infine la movimentata The Spell Of Money, esaltata da un break struggente di Stolt.

Luci ma pure alcune ombre dunque. Manifesto Of An Alchemist porta in dote ben 70 minuti di musica, al solito articolata, ben curata nelle armonie e nei dettagli e suonata da strumentisti di ottima qualità, ma a mio avviso ci sarebbe stato spazio per qualche piccola “deviazione” e pure per una maggiore sintesi.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.