RPWL – Tales from Outer Space 2019

Pubblicato: marzo 21, 2019 in Recensioni Uscite 2019
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Dopo la mezza battuta d’arresto con Wanted (2014), per i tedeschi RPWL è seguito un lungo periodo di silenzio in studio durato esattamente cinque anni, lasso di tempo nel quale il gruppo ha dato alle stampe due live ed un DVD.

Viene pubblicato ora, sempre per Gentle Art of Music, Tales from Outer Space, settimo e nuovo lavoro della band capitanata dal front-man Yogi Lang e dal chitarrista Kalle Wallner (in questo disco impegnato anche al basso dopo la fuoriuscita di Werner Taus).

Preso atto dell’originalità della cover-art nella quale i quattro musicisti sono ritratti in un contesto comics in stile anni ’70, è pressante la curiosità di capire che direzione abbiano deciso di prendere i RPWL dopo un passaggio, mi ripeto, convincente…a metà.

Si tratta di verificare dunque lo spessore di quella che, nata come una cover band, ha intrapreso poi un proprio percorso nel tentativo di staccarsi e rendersi autonoma; e, quando parlo di spessore, mi riferisco ovviamente alla qualità del songwriting perché le doti tecniche e la capacità di creare atmosfere dense, i quattro hanno già dimostrato di possederle.

A dirla tutta, fino a che sono rimasti nell’alveo dei Pink Floyd, le cose hanno funzionato piuttosto bene; quando invece hanno inteso (giustamente) affrancarsi e prenderne un poco le distanze, il sound a mio parere è parso a tratti claudicante. Pink Floyd era – Gilmour quindi ma pure Eloy ed in misura minore Amenophis; questi sono i rimandi di un sound pastoso, attraente ma spesso derivativo.

Tales from Outer Space si compone di sette brani, sette storie in ambito science fiction non necessariamente correlate; come ha tenuto a spiegare lo stesso cantante, non si tratta esattamente di un concept anche se, opinione personale, avverto un filo invisibile a fare da guida.

L’album si apre con A New World, traccia con cui i bavaresi imprimono un avvio in buon equilibrio tra atmosfera (il timbro avvolgente di Lang ed alcune sonorità malinconiche) e ritmo incalzante, segnato da segmenti ascendenti; da sottolineare inoltre il solerte lavoro delle tastiere di Markus Jehle.

Echi floydiani divengono quasi palpabili con la seguente Welcome to the Freak Show e, inutile aggiungerlo, è questa la dimensione dove la band offre il meglio; comincia a ruggire la chitarra di Kalle Wallner che ha modo di dilatare lo spazio nella successiva Light of the World, una prolungata prog-ballad in pieno Gilmour-style, impreziosita da un importante segmento strumentale.

Nonostante la presenza di Guy Pratt al basso, Not Our Place to Be è a mio vedere uno dei momenti meno probanti con un tema monocorde provvisto di uno sviluppo scarico e prevedibile mentre su un piacevole versante pop/prog si snoda What I Really Need, brano dove va evidenziato il lavoro asciutto e preciso di Marc Turiaux alla batteria.

Le trame si infittiscono con Give Birth to the Sun grazie ad una lunga introduzione sospesa, giocata tra voce e keyboards; chitarra e batteria si innestano poi a completare un quadro di intensa atmosfera, nel quale (a turno) tastiere e sei corde recitano un ruolo di assoluto rilievo.

Per concludere Far Away from Home, una pacata mid-tempo ballad guidata dal singer che, in verità, poco aggiunge a quanto detto sopra.

Senza ombra di dubbio Tales from Outer Space è un album più a fuoco e con maggiore tenuta del predecessore. Quanto a originalità o spinta verso l’innovazione risulta abbastanza carente ma questi sono tratti che, con ogni probabilità, non appartengono al DNA dei RPWL.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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