Chi come il sottoscritto apprezza la contaminazione, l’incrocio di sonorità diverse, il sovrapporsi e lo scambiarsi di intuizioni differenti, non potrà rimanere indifferente al terzo e nuovo album degli eclettici e preparati Mad Fellaz, intitolato semplicemente III e prodotto dall’ex bassista de Le OrmeFabio Trentini.

King Crimson, Gentle Giant, certo sound di Canterbury, il Banco ma pure ÄnglagårdAnekdoten Porcupine Tree: questo il crogiuolo musicale che origina e compone la proposta dei Mad Fellaz.

La giovane band veneta si ripresenta dopo tre anni con una formazione in parte rinnovata ma con intatto entusiasmo ed approccio; Luca Brighi (voce) e Ruggero Burigo (chitarra e sitar) sono i nuovi entrati in luogo dei fuoriusciti Anna Farronato Jason Nealy.

Spaccati fusion sottolineati dal lavoro dei fiati, richiami al progressive d’antan con un occhio rivolto a quella che è la scena attuale, con l’intento costante di creare un suono trasversale nel tempo e nei generi ma nello stesso momento personale.

Il nuovo disco si presenta in una veste decisamente più snella, sia per quanto concerne la durata complessiva, sia per quella delle singole tracce, in questo caso più sintetiche rispetto al passato fatta eccezione per la conclusiva Sweet Silent Oblivion. Un modo corretto, a mio parere, per potere fruire al meglio di una proposta che richiede comunque un ascolto dedicato perché basata su strutture abbastanza composite. Prova ne sia che la line-up conta ben otto elementi, ai quali se ne aggiungono altrettanti nel ruolo di ospiti.

L’avvio impetuoso di “Es”/Frozen Size mette in primo piano la forza d’urto di una band qui estremamente decisa, in un vortice di suoni e di ritmo guidato da Carlo Passuello al basso e Marco Busatto alla batteria; dopo il robusto prologo strumentale tocca alla voce di Luca Brighi fronteggiare al meglio l’assalto, mostrando da subito un’ampia estensione vocale. Grande, sullo sfondo, il lavoro delle keyboards e del synth (Enrico Brunelli).

Flauto (Rudy Zilio), piano ed un drumming rotondo introducono Leaf, traccia dall’andamento delicato e poi crescente grazie a vibranti inserzioni delle chitarre. Si sovrappongono temi uno sull’altro sino ad una eruzione del brano, guidata dalle due sei corde. Un break a favore di piano elettrico, percussioni (Lorenzo Todesco) e sax conduce quindi in puro territorio jazzy mantenendo una notevole intensità sino all’epilogo.

Se esiste un passaggio che meglio di altri certifica la consistenza del songwriting questo è Liquid Bliss. Variazioni di tempo e ritmo spaziano tra più ambiti, evidenziando tra l’altro la capacità di muoversi su più tonalità del singer. Fiati, piano, una groove di eccellente presenza, solos all’altezza della chitarra; ci si muove con estrema scioltezza in un territorio prog-fusion, dilatando gli orizzonti tra molteplici ed intersecanti scenari.

Seguono due episodi dall’architettura più accessibile. La strumentale Fumes from the Ruins che promette bene ma…ha il torto di essere davvero troppo breve e Under These Clouds, tenue ed ispirata ballad acustica, completata da flauto e da Hammond in sottofondo.

Mad Fellaz cambiano registro con Frost. Aperto dal suono del sitar e dalla corposità della sezione ritmica, il pezzo sale rapidamente di quota fino ad uno stop imposto dalle tastiere; è poi una lenta discesa, punteggiata dal suono caldo e jazzy della chitarra, sino ad una forte ripartenza di un sentore vagamente tulliano. Un nuovo break imposto da flauto e piano rende liquida la chiusura.

Un arpeggio di chitarra, di nuovo il flauto, un ritmo contenuto e la tastiere a completare un’articolata introduzione strumentale. Sweet Silent Oblivion si dispiega su coordinate levigate e di gusto; una repentina accelerazione ritmica inaugura una seconda parte molto più mossa che funge da trampolino per un ulteriore ingresso della voce. Si innestano poi, a più riprese, sezioni prive di canto dove sono i tamburi a mettersi in grande evidenza.

Siamo giunti al termine e devo dire che i Mad Fellaz mi hanno davvero bene impressionato, confermando con III il loro talento ed anzi, se possibile, elevandolo. Resta il rammarico relativo alle difficoltà ed alla immane fatica che incontrano simili proposte nel panorama musicale odierno, e per quanto riguarda la promozione degli album e per l’attività live; ne avevo scritto un pò di tempo fa, non è escluso che ci torni su a breve…

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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