A seguire il valido Transcendence (2016), Devin Townsend pubblica per Inside Out un nuovo ed ennesimo capitolo della sua musica, dal titolo Empath.

Il poderoso album del musicista canadese annovera, al solito, una lunga lista di ospiti tra i quali cito Anneke van GiersbergenChad Kroeger (voce dei Nickelback), Steve VaiAnup Sastry e Morgan Ågren dei Kaipa alla batteria, oltre al Coro delle Elektra Women’s; da citare anche Michael Keneally cui è affidata la direzione delle parti orchestrali e del Coro.

Ancora una volta l’estroverso musicista canadese decide di esplorare i sentimenti che affollano la mente umana, in un quadro mutevole, cangiante, che rispecchia a pieno la sua personalità.

Tutto ed il contrario di tutto. Questa la principale impressione che deriva dall’ascolto di Empath dove Townsend dilata i confini in assoluta libertà, affrancandosi da ogni regola; un viaggio in costante cambiamento, dalle molte sfaccettature, che rischia in un certo senso una qualche “anarchia sonora”. Ma si tratta di un rischio ampiamente calcolato, insito nella natura stessa del compositore che spesso ha scelto di esplorare, debordando per mille rivoli.

Come accade con altrettanta frequenza non è impresa facile catalogarne e/o descriverne le sonorità, di frequente improntate verso molte e differenti direzioni; ed è in assoluto proprio la molteplicità di soundscapes a caratterizzare questo ultimo lavoro, nei suoi 74 minuti di durata Empath propone soluzioni diverse a getto continuo.

Dalla intro affidata a Castaway che tratteggia del risveglio dopo un naufragio su di un isola tropicale che si rivelerà popolata da diverse creature, si passa alla successiva Genesis, brano uscito come singolo, in cui i riff si fanno taglienti come d’abitudine ed il ritmo serrato e variato, supportato da alcuni devastanti crescendo orchestrali e del coro.

E dunque si procede con un comparto melodico più evidenziato grazie all’interplay tra DT e le Elektra Women’s (Spirits Will Collide), cui segue Evermore, un passaggio a più facce: da prima enfatico, poi sospeso e quindi largo e graffiante. Ancora molteplicità di input con Sprite dove un narrato iniziale lascia spazio ad una lenta e progressiva ascesa, sottolineata da keyboards e suoni programmati; uno strappo velocissimo apre su di un ritmo straripante a guidare Hear Me, traccia in cui compare la voce di Anneke van Giersbergen. Tutta la  sconvolgente potenza di fuoco di Devin Townsend si sprigiona al meglio in questi sei minuti e mezzo.

Un lirismo che ricorda quella della rivista pervade Why? (funzionale alla storia ma a mio vedere debole in sé) mentre la più dilatata Borderlands prende le mosse addirittura dal reggae per evolvere poi in un affresco dapprima corale, poi evocativo ed intimo, quindi maestoso,

Un momento di estrema solennità, mistico (Requiem), anticipa l’arrivo della conclusiva suite (Singularity), divisa in sei movimenti per una durata complessiva di oltre 23 minuti:

I – Adrift. Probabilmente il segmento più emozionale, giocato tra bei suoni ed effetti della chitarra ed un successivo sviluppo in forma di ballad acustica.

II –  I Am I. Muta lo scenario, il ritmo torna a dettare legge e con esso i riff spigolosi. Importante la sezione corale ed orchestrale.

III – There Be Monsters. La trama esplode in uno tsunami di suono delirante, proprio a sottolineare il titolo; i tamburi battono ad una velocità siderale ed i break imposti dalla chitarra sono di prima qualità.

IV – Curious Gods. Apparentemente tornano la pace e la tranquillità per una bizzarra digressione che nel finale lambisce fusion ed electronic.

V – Silicon Scientists. Contro tempo e variazioni punteggiano questa tiratissima sezione dove ritmo e crescendo orchestrali sono i veri protagonisti sino ad una chiusa lirica.

VI – Here Comes The Sun! L’epilogo si raffigura in un anthem, un vero inno che suggella da par suo il termine dell’album.

In certi frangenti epico, Empath conferma il talento e la fantasia di Devin Townsend; quanto poi queste doti innegabili possano talvolta divenire un poco ridondanti lascio alla misura di ognuno.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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