Segnalati tre anni fa, torno brevemente a parlare dei norvegesi Panzerpappa che presentano il loro settimo e nuovo lavoro dal titolo Summarisk Suite.

Un gruppo peculiare, alfiere moderno di quella storica ed alternativa corrente denominata RockInOpposition, che ama fondere tra loro dettami King CrimsonSoft MachineHenry Cow, intuizioni zappiane, qualcuna dei Änglagård ed altre personali, per ricavarne un sound poliedrico ed interessante.

Il nuovo album, al solito strumentale, rilegge e reinterpreta un ampio ventaglio di partiture musicali con l’intento di offrirne una visione molto originale, in un gioco continuo di decostruzione e ricostruzione secondo canoni piuttosto fuori dagli schemi tradizionali ma, evidentemente, cari ai cinque di Oslo.

In definitiva i Panzerpappa si distaccano nettamente da quelle che sono le interpretazioni più classiche e/o abituali del progressive, indicando una via differente: di certo meno fruibile nell’immediato, poco incline a tessiture confortevoli e che, anzi, richiedono una certa attenzione all’ascolto ma sicuramente sorprendenti e stimolanti.

Summarisk Suite è un disco dalla durata opportunamente contenuta, 42 minuti che si compone di sei tracce nelle quali Trond Gjellum (batteria e samples), Steinar Børve (sax, fiati elettronici e tastiere), Anders Krabberød (basso e tastiere), Jarle Storløkken (chitarre e fisarmonica) ed il nuovo entrato Torgeir Wergeland Sørbye (tastiere), danno libertà totale alla loro fantasia, in un gioco di incastri continuo come si può percepire chiaramente dalla inaugurale Algerisk Symfo. Sonorità distorte, incombenti come un crollo annunciato dove ogni strumento è parte protagonista ma, nello stesso momento, singolo ingranaggio di un meccanismo più complesso; qui l’afflato crimsoniano prima ed uno sguardo moderno al passato dei Soft Machine poi, sono palpabili.

L’ atmosfera diviene ancora più incombente con la successiva Belgerisk Impro, passaggio nodale dell’album. I fiati recitano un ruolo di primaria importanza su di una trama oscura e plumbea dove, tra l’altro, colgo più di qualche rimando ai nostri Perigeo. La chitarra ed un ritmo blando ma crescente spezzano queste catene per librare definitivamente il brano verso l’alto.

Spartansk Mambo No.5 sprigiona una sezione ritmica molto più incalzante ad accompagnare una melodia con qualche commistione balcanica. Fiati elettronici, tastiere e chitarra si inseguono per ogni direzione fino ad un break, una pausa che anticipa una intensa ripresa del tema centrale.

Brano più breve del lotto, Permutert Panzerrock è anche quello dove forse la sperimentazione rimane più sullo sfondo, meno marcata e forse dotata di meno mordente; ciò nonostante il brano fila comunque in modo scorrevole.

A seguire giunge l’episodio più dilatato, Revidert Malist. Nella prima fase si tratta di un quadro pastorale, quasi minimalista che lentamente evolve grazie ad un arrangiamento più ricco; l’ingresso della chitarra (à la Oldfield) ed un innalzamento del ritmo completano una seconda fase più movimentata.

Con Seriell Ballade si introducono in un territorio per certi versi non lontano dal free jazz dove sax, piano, basso e chitarra emettono una serie di note, apparentemente slegate, che vanno pian piano formando un quadro mobile, incrociando echi dei Crimson più estremi e spigolosi.

Panzerpappa non sono una band facile ed il nuovo Summarisk Suite ne è ulteriore testimonianza ma tra i suoi solchi trovo talento e classe. Da ascoltare !

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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