Gong – The Universe Also Collapses 2019

Pubblicato: maggio 12, 2019 in Recensioni Uscite 2019
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L’uscita di Rejoice ! I’m Dead (2016) aveva lasciato un interrogativo : canto del cigno e commiato per i Gong decimati nei membri originari oppure una nuova reincarnazione e l’inizio di un nuovo cammino ? A quanto pare la pubblicazione di The Universe Also Collapses, edito per Kscope, indica che la soluzione corretta è la seconda.

Kavus Torabi, chitarrista e cantante, è dunque l’erede designato a portare avanti e guidare per un nuovo percorso le sorti della incredibile ed imprescindibile band inglese che presenta qui la medesima line-up del disco precedente, per un album che prosegue imperterrito in quello che da sempre è un vero trip lisergico e psichedelico. Non un marchio di fabbrica, piuttosto la stessa essenza dei Gong e delle folli allucinazioni musicali di un visionario come Daevid Allen

Certo, è inequivocabile, la magia surreale e quasi dadaista impressa dai protagonisti che purtroppo sono scomparsi, a conti fatti non è replicabile e The Universe Also Collapses quanto a questo è come una sentenza; al primo ascolto infatti, rende un’immagine quasi scarna, prevedibile e di certo non è in grado di aggiungere qualcosa di sostanziale alla imponente discografia del gruppo.

Addentrandosi però tra le pieghe del disco, man mano che gli ascolti si susseguono, emerge invece un “corpus” ben definito e non banale; è sicuro che Torabi sia stato un discepolo attento e diligente, la lezione è stata appresa nel profondo tanto da proporre una versione attuale di uno dei gruppi più seminali e peculiari che gli anni ’70 abbiano prodotto. Torno sul concetto perché a mio avviso è basilare: non c’è e non ci può più essere quella MAGIA che personalità del calibro di AllenSteve Hillage (che forse potremmo rivedere), Pierre Moerlen, Allan Holdsworth Didier Malherbe hanno saputo creare. Ma qualcosa è rimasto, come un segno indelebile. e The Universe Also Collapses lo conferma a poco a poco.

Le quattro tracce che danno vita al disco si aprono con una cavalcata psichedelica di 20 minuti abbondanti (Forever Reoccurring) che si avvia su di una prima fase magnetica e sospesa nella quale si innesta il canto soffuso di Kavus Torabi; nel solco più puro della band, un crescendo ipnotico si fa strada man mano sino ad una accelerazione corale in cui, più volte, si mettono in luce pure i sax di Ian East. La seconda sezione del brano si articola maggiormente tra segmenti strumentali più variegati e movimentati, comunque convincenti.

Un passaggio troppo breve e per questo un po’ interlocutorio, incentrato su chitarra e buon ritmo (If Never I’m and Ever You), precede un’altra significativa digressione, My Sawtooth Wake, in cui si mettono in ottima evidenza le alchimie ritmiche disegnate da Dave Sturt (basso) e Cheb Nettles (batteria). Le aperture e i break offerti da voci, fiati e chitarre, impreziosiscono ulteriormente una trama molto intrigante.

Completa la panoramica The Elemental, brano che si sviluppa partendo da un giro melodico piuttosto semplice e dai sentori vagamente bowieani, per poi acquisire ritmo sino ad una chiusa pirotecnica.

Dunque, The Universe Also Collapses non raggiunge i fasti del passato, non tocca l’acme semplicemente perché non ne ha la possibilità. Ma ci dice anche che da quel Gong provengono ancora interessanti vibrazioni…

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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