Perdite quasi impossibili da superare, umanamente ed artisticamente; condizioni precarie di salute, l’inesorabile scorrere del tempo ed un silenzio discografico durato 25 anni (venticinque !!). Ma, nonostante tutto, un’idea che non è mai morta, un cuore che, seppure a fatica e sotto i durissimi colpi della vita, ha continuato a pulsare. E dunque, il coraggio indomito di un musicista, Vittorio Nocenzi, che contro tutto ha continuato a lottare nel nome della musica e di un’ideale mai spento; con queste premesse esce (aggiungerei incredibilmente) il nuovo album del Banco del Mutuo Soccorso intitolato Transiberiana e pubblicato per Inside Out.

Già la cover spiega molte cose di questo concept che si pone, pure graficamente, come un suggestivo ponte tra un lontano passato ed un presente molto diverso.

Nel mezzo un viaggio, lunghissimo e metaforico, attraverso il quale la rinnovatissima band romana affronta i temi più scottanti di un presente oscuro con ancora intatto quel vigore e quella speranza dei tempi che furono. La formazione, gioco forza, è radicalmente mutata e così a fare quadrato intorno al condottiero troviamo Filippo Marcheggiani, chitarra solista ed una una lunga militanza live nel gruppo. Poi le nuove reclute impersonate da Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozi (basso), Fabio Moresco (batteria, ex Metamorfosi) e Tony D’Alessio, voce e tanta esperienza, cui è toccato l’ingrato compito di sostituire (se possibile) Francesco “Big” Di Giacomo.

Quest’ultimo, nel bene e nel male, credo sarà tra gli appassionati uno dei temi caldi che gireranno intorno all’ascolto di Transiberiana; personalmente ho cercato di concentrarmi principalmente sulla musica, i testi e l’interplay tra voce e strumenti, cercando per quanto possibile di evitare un parallelo che non ha ragion d’essere in quanto Francesco non era solo il frontman della band ma molto di più, un’icona. Pertanto ritengo sia più produttivo limitarsi a valutare l’impatto vocale del nuovo cantante in relazione al sound, astraendolo da paragoni che alla fine dei conti restano inutili.

Esaurite queste doverose premesse e considerazioni, dico subito che Transiberiana è a tratti commovente. Impensabile ritrovare una tale potenza evocativa in una band ferma discograficamente da un’era geologica. La vena creativa e la spinta strumentale di Vittorio Nocenzi sono ancora possenti, così come va sottolineato l’enorme lavoro di raccordo e solista di Marcheggiani; ottimamente inseriti ed integrati i nuovi entrati, validi ed in alcuni momenti ficcanti i testi che vedono la compartecipazione di Paolo Logli. E la voce ?? Nel complesso funziona ! Non tutto forse è perfetto ma va accettato che sia scomparso il carisma di chi purtroppo non c’è più e quindi mi pare di potere dire che D’Alessio porta a casa una partita assolutamente complicata.

Il treno che percorre il gelo ed gli immensi silenzi di ghiaccio della Transiberiana mette a nudo tutte le paure, le ansie, le storture e le minacce del nostro tempo, offrendo riflessioni talvolta amare ma non per questo inclini alla resa; infatti, tra le undici tappe, tra le undici fermate che compie questo convoglio, ce ne sono alcune che sono autentici lampi di classe cristallina come ad esempio L’Assalto dei Lupi, un monito testuale al nostro tempo dove troppo spesso la “forza” del branco riesce ad intimidire e prevalere, utilizzando dunque la paura come mezzo per colpire (“son vigliacchi, sono lupi, solo quando sono tanti..”) Brano musicalmente ineccepibile in cui è immediato ritrovare le più pregiate prerogative della band e dove più volte a Tony D’Alessio sono richieste doti di interpretazione.

Campi di Fragole si culla su di un ritmo blando ad accompagnare voce e piano; una splendida ballad dove si segnalano pure rapide linee del fretless e sono ancora le liriche a recitare una parte di assoluto rilievo.

Un incedere oscuro ed incalzante introduce invece Eterna Transiberiana, una traccia di grandissima atmosfera, poetica e quasi fotografica; a mio vedere qui tastiere e chitarra si superano per sensibilità, costruendo un pathos ascendente che esalta naturalmente la prova vocale del singer.

E volendo azzardare, parte della storia di questo gruppo la possiamo ritrovare condensata nei solchi serrati de I Ruderi del Gulag. Ritmo battente, piano e una chitarra aggressiva continuano a dividersi il proscenio fino ad un break repentino dei fiati (synth). Vittorio Nocenzi alambicca tra loop, sonorità vintage ed altre più attuali, stacchi improvvisi favoriscono parti soliste di chitarra.

Ho volutamente indicato i brani cardine ma altri non sono poi così da meno, come l’introduttiva e solenne Stelle sulla Terra, percorsa inizialmente da fremiti electronic e da un elaborato più largo poi. Ed ancora, episodi che alternano sonorità cupe e spigolose ad altre più soft (La Discesa dal Treno), passaggi complessi ed insolitamente heavy (Lo Sciamano), momenti assolutamente evocativi (Il Grande Bianco) sino al termine del viaggio, all’agognato approdo sul mare (Oceano: Strade di Sale).

Ci vuole un coraggio immenso per uscire nel 2019 con un album così e, sopratutto, con tutto ciò che sta alle spalle; ma il Banco riesce la dove altre grandi band hanno fallito, sfidando il tempo e le disgrazie, riproponendosi con coerenza ma anche con uno spirito rinnovato. Con ogni probabilità Transiberiana non risulterà un album estremamente fruibile, composito nei testi e nelle strutture ma a mio parere è una grandissima sorpresa !

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.