La band canadese Huis ha presentato in questi giorni la terza fatica intitolata Abandoned. Il quintetto guidato dal bassista Michel Joncas e che conta tra le sue fila l’ottimo chitarrista dei Mystery, Michel St-Père, prosegue il suo iter musicale interamente imperniato su sonorità neo prog.

E qui, almeno in parte casca l’asino, nel senso che nonostante le qualità e la tecnica degli interpreti, le strutture dei brani ricalcano fedelmente quanto di più immaginabile sia previsto dal genere, confezionando così un album gradevole nella sua interezza ma cui mancano scintille di freschezza e/o di novità. Temi portanti del disco l’abbandono, la solitudine, l’alienazione.

Musicalmente, la parte del leone viene affidata alle keyboards di Johnny Maz cui va il merito di prodigarsi di concerto con Joncas nella stesura degli arrangiamenti ma, come ripeto, a fronte di tanta buona volontà l’esito pare abbastanza scontato.

Se è assolutamente comprensibile che un gruppo si esprima come meglio sente, è al tempo stesso indubitabile che alcune pecche vengano a galla ed in questo caso stiamo parlando del terzo disco per il quintetto del Quebec. Abandoned è un lavoro a mio vedere eccessivamente lungo (72 minuti) dal quale emerge un preciso disegno, e cioè di non allontanarsi per nessun motivo da quello che è l’alveo originario. Rare le variazioni e quand’anche presenti, intuibili.

Dicevo sopra del ruolo principale delle tastiere (e va bene) ma, di nuovo, non si capisce perché spesso contenere sotto regime, quasi relegare in seconda fila la bruciante chitarra di Michel St-Père, sempre in grado di lasciare il segno con i Mystery. I brani che formano la track list, nove, sono in verità suonati senza tentennamenti, con buona qualità di esecuzione ma le composizioni pagano eccessiva rigidità al genere; purtroppo, il “già sentito” fa spesso capolino.

Di contro, in positivo, rispetto alle precedenti uscite la voce di Sylvain Descôteaux mi pare più centrata, come è possibile ascoltare sin dalle prime note della title track, un battente passaggio culminante in un rutilante epilogo (William Régnier alla batteria) condotto dal synth.

Dopo un momento non troppo brillante, posto a mezza via tra Supertramp, A.O.R. e heavy prog (The Giant Awakens), il disco prosegue con il pezzo più corposo in scaletta, Caducée, dove le keyboards lanciano un assalto prima di una fase melodica piuttosto piatta e ripetitiva; un cambio di passo impresso dalla ritmica si rivela poi adeguato per un robusto segmento strumentale e quindi una outro che si dilunga però in eccesso.

Stolen, altro brano di consistente durata, offre un avvio molto più grintoso, vorticoso, con il quale i Huis provano ad affondare il colpo mentre comincia a ruggire la sei corde, scivolando però su una linea melodica debole. Calibrato invece l’ingresso del flauto (Jean PageauMystery) in una lunga fase evocativa, sospesa, che precede la chiusa.

Un breve episodio strumentale mette in evidenza la chitarra (Solilude) mentre, nella mia personale classifica di gradimento, Chasing Morning Glory si aggiudica la palma di migliore brano per varietà della struttura e scelta di suoni.

Ancora ampio spazio alle tastiere, riff di chitarra come lama di rasoio, ritmica implacabile e poi variazioni e una coda del piano: questa è Haunting Days, buono strumentale, cui fa seguito un duetto tra pianoforte e flauto, presto raggiunti da chitarra e voce: si tratta di We Are Not Alone, momento dolce e melodico in crescendo, dove St-Père riesce finalmente a piazzare il suo “graffio”.

Riprendendo un tema dell’album di debutto, i Huis chiudono con Oude Kerk III; una traccia conclusiva che in qualche modo ricapitola quello che è stato sin qui il cammino della band. Giunti al terzo CD l’idea che ne scaturisce è quella di un gruppo restio a contaminazioni, sperimentazioni o innovazioni, bensì fermamente ancorato ad una lettura rigorosa del genere; di qualità ma abbondantemente approfondita.

 

Max

 

 

 

 

 

 

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commenti
  1. Donatello ha detto:

    Sono un grande fan dei mystery,
    Ho ascoltato l’album dei huis abandoned
    Buoni arrangiamenti ottimi i musicisti ma sinceramente mi aspettavo qualcosa di più come brani.
    Preferisco gli album precedenti.
    Voto 7

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