Aeon Zen – Inveritas 2019

Pubblicato: maggio 16, 2019 in Recensioni Uscite 2019
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Una parziale virata indirizzata verso il djent, una parte scoppiettante ed un’altra più in linea con il tracciato sin qui percorso dalla band. Queste le credenziali di Inveritas, quinto album degli inglesi guidati da Rich Hinks, bassista, tastierista, e mente di una formazione piuttosto mobile, attualmente divenuta un quartetto dopo la fuoriuscita di Tom Green.

Forti delle buone prove precedenti (l’ultima uscita datava 2014), gli Aeon Zen provano a rimescolare le carte in alcuni pezzi prendendo spunto probabilmente dal sound dei connazionali Tesseract; è giusto un assaggio, una prima e contenuta commistione ma ritengo sia comunque importante segnalarla.

Otto tracce a comporre un album che fila via come una freccia scoccata da un arco. E fin dalle prime battute di Rebel Theory è possibile cogliere questo mix di intenzioni; su di un tessuto tipicamente prog-metal dove il peso della ritmica si fa sentire (il colorato basso di Hinks e la batteria di Steve Burton), si dipartono feroci fendenti djent, accelerazioni improvvise che proiettano il brano su regimi vorticosi. Anche le pause, ben collocate, contribuiscono alla riuscita conclusiva del pezzo.

Ancora il basso sugli scudi per la seguente The First and Only Line, illuminata da fulminei strappi solisti a cura della chitarra di Alistair Bell e melodici da parte delle keyboards. Ma è la ritmica inarrestabile, al limite, a farla da padrone, evidenziando una corposa groove.

Tamburi in primo piano con un ritmo infernale per Another Piece That Fits mentre un’orchestrazione crescente fa da sottofondo; alcuni break melodici si esauriscono brevemente, travolti da un drumming furioso, fino ad un inciso della chitarra. Una sosta, un’attesa progressivamente in aumento ed è di nuovo un’esplosione di suono, sedata da un interludio jazzy; di qui, la ripresa del tema introduttivo.

Si prosegue con The Last Alive, un altro passaggio in cui dominano il basso e la batteria autori di un ritmo serratissimo, speed. Suoni quasi distorti e la voce di Andi Kravljaca che si arrampica in alto per una struttura aggressiva, spigolosa, ruvida, non semplice da maneggiare.

Un lampo, una saetta. The Treachery of Images, strumentale, si inserisce nella track list dispiegando la potenza della band e offrendo molto spazio alla chitarra mentre nuove impronte djent si trovano nella pulsante e tempestosa Disconnected, punteggiata di riff dark.

Un arrangiamento possente, forse un poco ridondante, da l’avvio a The World Without Sky, un’altra struttura ritmicamente intricata giocata con curati stop and go.

Title track a chiudere, con l’apporto di Vadim Pruzhanov, virtuoso e rapidissimo tastierista dei DragonForce. Qui la trama a mio vedere perde un poco di personalità, puntando tutto o quasi su melodia crescente e velocità di esecuzione, banalizzando l’esito.

Aeon Zen sono una band che seguo da qualche anno e devo dire che, seppure lentamente, crescono in misura costante. Inveritas ne conferma i progressi, anche ragguardevoli per il basso di Rich Hinks.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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