Daniel Tompkins – Castles 2019

Pubblicato: giugno 3, 2019 in Recensioni Uscite 2019
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Daniel Tompkins, talentuoso frontman dei TesseracT, pubblica per Kscope il suo primo lavoro solista, intitolato Castles.

Con l’ausilio del chitarrista e sodale della band Acle Kahney (autore anche del mastering), l’arrangiamento dei cori affidato a Randy Slaugh (presente su Sonder dei TesseracT), del poli strumentista britannico Paul Ortiz e del producer Dmitry Stepanov, ne esce un album abbastanza particolare, in grado di regalare alcuni passaggi di alto livello per la cura delle sonorità, il gusto e le doti ormai conosciute del cantante inglese.

Di più, Tompkins rivela una propensione, inaspettata a certi livelli, per comporre brani ad alto tasso emozionale restando ad un voltaggio limitato, giocando più sulle emozioni e sul pathos che sulla potenza.

Il limite di Castles è semmai rappresentato da una durata piuttosto contenuta a fronte della track list: i brani presenti infatti sono 13 ma in realtà solo 7 totalmente ex novo, gli altri sono alternative versions di alcuni.

L’aspetto più sorprendente del CD è il percepibile scostamento dall’alveo di appartenenza: il djent consueto e frizzante viene ritracciato con profonde incursioni pop/electronic, offrendo un lato sconosciuto o, per lo meno, meno noto del songwriting di Daniel Tompkins e questo a mio parere è ciò che dovrebbe tentare un membro di una band quando decide di esprimersi singolarmente, da solista. Rimane di fondo un link alle origini e al proprio ambito ma, giustamente, si cerca di offrire una chiave di lettura diversa, un differente orientamento ed il risultato è senza dubbio gradevole.

Le prime note di Saved, che poi vedremo riproposta in coda con ben tre soluzioni alternative, rimandano immediatamente l’idea di cui poco sopra; linee melodiche nette e precise, una fitta rete di loop e sonorità elettroniche, riverberi e sovrapposizioni a corredo di un cantato pregnante, lenti e progressivi crescendo.

Black the Sun incrementa se possibile la tensione e la densità avvicinandosi con magia al mondo TesseracT. La maniera di modulare la voce, le pause sospese, le ascese imperiose, incontenibili, ne fanno un brano tutto da gustare nel suo ondeggiare regolare ed avvolgente.

I medesimi positivi rilievi si possono applicare per la successiva title track che però, a differenza della precedente, vira su quelle coordinate electronic/pop che rappresentano il tratto distintivo del lavoro.

Non pago, Tompkins si spinge oltre, in un territorio che si dirama da un synthetic rock marcato e glaciale per poi lambire fugacemente sentori di Devin Townsend; un passaggio davvero atipico e per questo sorprendente (Kiss).

Limitless si apre con alcune note di piano, un battere elettronico e cadenzato ed un oscuro tappeto di keyboards. Aperture improvvise consentono di salire di registro al cantante ma, comunque, in una cornice ovattata e quasi minimalista.

L’atmosfera, i soundscapes, sono l’architrave di questa opera solista di Daniel Tompkins Cinders ne è una splendida esemplificazione; fotogrammi che scorrono lenti, ineluttabili ed inarrestabili progressioni, quasi che i Depeche Mode guardassero al post rock. Tutto da ascoltare.

L’ultimo episodio in programma, Telegraph, non delude le attese andando addirittura a ripescare alcuni elementi dell’anima Massive Attack con un andamento sinuoso e trasognato, notturno.

Come detto, ci sono poi ben sei versioni alternative di quattro di questi brani; tra di esse segnalo in particolare quella di Black the Sun e quella di Saved curata con il compagno di scorribande Acle Kahney.

Sono un estimatore dei TesseracT ma devo dire che questa prima prova di Daniel Tompkins mi ha favorevolmente impressionato; siamo piuttosto lontani dal prevedibile e ad ogni modo ho trovato coraggio, eleganza e personalità.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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