Confesso che da sempre ho avuto qualche difficoltà a misurarmi con musical o rock opera; tranne che in sporadiche occasioni, l’eccessiva frammentazione dei brani, la durata complessiva che appesantisce l’ascolto, l’attenta osservazione dei ruoli per potere seguire al meglio la vicenda, fanno sì di non realizzarne un format cui mi sia mai del tutto appassionato.

Se poi ci si…mette di mezzo un musicista estremamente prolifico come Neal Morse, l’operazione sulla carta può diventare ancora più ostica. Jesus Christ The Exorcist (A Progressive Rock Musical by Neal Morse) è il frutto di quasi una decina d’anni di lavoro per l’artista californiano, e vede adesso la luce pubblicato da Frontiers Music.

Un’opera monumentale, divisa in due CD, dove in pratica sta racchiuso l’intero iter musicale di Morse.

Di nuovo centrale, il tema del cristianesimo da anni fortemente abbracciato dal musicista, trova qui una sorta di compendio ed un apice, assegnando nella storia un ruolo a molti dei cantanti e musicisti con i quali collabora o ha suonato in passato. Ecco dunque le voci protagoniste di Ted Leonard (Gesù), Nick D’Virgilio (Giuda Iscariota), Jake LivgrenMatt Smith, della giovane Talon David e dello stesso Neal Morse (Pilato, un demone e un discepolo); al suo fianco poi troviamo Eric Gillette (batteria), Randy George (basso), Bill Hubauer (tastiere) e Paul Bielatowicz (chitarra, membro della Carl Palmer Band).

 

CD1

Sono 14 le tracce a comporre il primo CD, partendo dall’accoppiata di apertura (Introduction Overture). Epica, maestosità e solennità si possono dispiegare qui con tutta la loro magniloquenza, sia sul versante strettamente musicale che su quello dei testi di intuibile tenore.  Possente l’incedere melodico e crescente di Getaway mentre Gather the People si snoda sui toni di una ballad ascendente, punteggiata da importanti sezioni corali.

Jesus’ Baptism alza a dismisura l’asticella del pathos e delle emozioni, realmente operistica. Jesus’ Temptation vive invece di uno sviluppo più articolato, una struttura più dilatata (oltre i 10 minuti) in cui la ritmica pone delle solide basi dalle quali chitarra e keyboards possono dipartire per compiere solo e fughe.

Ed è proprio la sei corde ad aprire per la tirata ma prevedibile There’s a Highway. Sulle orme di un torrido rock blues si srotola invece la purpleiana The Woman of Seven Devils, segnata da un allungo chitarristico fulminante mentre una trama molto più delicata avvolge con le sue note Free at Last, vera pop ballad.

Un avvio sospeso e sofferto precede un elaborato estremamente serrato, con frequenti cambi di ritmo, sonorità ed armonie vocali che in sequenza si sovrappongono, quasi uno spaccato di scuola Gentle Giant (The Madman of the Gadarenes). E’ il turno di una nuova ballad che personalmente trovo abbastanza fiacca (Love Has Called My Name) cui segue quello che ritengo un filler e poco più (Better Weather).

Un passaggio rapsodico e regale nel quale la coralità di espressione rimanda in parte ai Queen (The Keys to the Kingdom) ed infine Get Behind Me Satan, tirata allo spasimo unendo idealmente tra loro le anime di Purple e Sabbath.

Così si completa il primo CD della durata di 61 minuti circa.

 

CD2

Decisamente più contenuto il secondo CD, diviso in 10 tracce per complessivi 38 minuti.

L’abbrivio viene affidato al muscolare hard rock di He Must Go To The Cross, seguito da un filler (Jerusalem).

Un’aura di malinconia e di preghiera permea la prima sezione di The Last Supper che assume poi un andamento più mosso. Il piano introduce in tutta la sua drammaticità Gethsemane che, attraversando un segmento strumentale molto tirato, sfuma per lasciare posto a Jesus Before The Council And Peter’s Denial, un momento di grande tensione sottolineato dall’arrangiamento delle keyboards e da inopinati mutamenti di scenario.

Un robusto prologo strumentale nel quale svettano gli archi introduce la teatrale Judas’ Death. Successivamente giunge Jesus Before Pilate And The Crucifixion a rappresentare fedelmente in musica l’intensità della scena e delle circostanze.

Breve ma vivida e commovente l’istantanea a due voci offerta da Mary At The Tomb; quindi, un passaggio in graduale crescendo sino all’apoteosi (The Greatest Love Of All) ed una coda francamente trascurabile ed in eccesso (Love Has Called My Name (Reprise).

 

Di certo Neal Morse ha svolto un lavoro massiccio producendo uno sforzo davvero titanico. Trovo molto aderente l’espressione delle sonorità in riferimento alla storia ed ai testi, così come sono da evidenziare le singole prove di ogni cantante e dei musicisti e, tutto sommato, rilevo una sufficiente fluidità di fronte ad una quantità di musica assolutamente rilevante.

Di contro, la tematica nodale è stata già ampiamente sviscerata dal nostro e quindi viene da chiedersi se, da questo punto di vista, Jesus Christ The Exorcist ne sia infine la summa; una rilettura moderna di Jesus Christ Superstar ?

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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