Cirrus Bay – The Art of Vanishing 2019

Pubblicato: luglio 5, 2019 in Recensioni Uscite 2019
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Più volte ho avuto modo di sottolineare come sempre più spesso (purtroppo) molte band neo prog si limitino a continui e ripetuti richiami ai gruppi di riferimento della golden era, fornendo un apporto quasi nullo o comunque carente al rinnovamento del genere; in particolar modo quando i modelli di rimando sono sempre i medesimi (GenesisYes, primi King Crimson), veri moloch rielaborati però in tutte le salse.

Non sono immuni da questo processo neppure gli statunitensi Cirrus Bay che pubblicano il loro sesto album, intitolato The Art of Vanishing ma, se non altro, puntano il loro riflettore di ispirazione sulla musica dei Renaissance ed in misura diversa su quella di Camel, Caravan e Anthony Phillips, nomi altisonanti ma forse meno abusati nei decenni.

La formazione, sempre saldamente nelle mani di Bill Gillham, vero deus ex machina in quanto chitarrista, tastierista, seconda voce, compositore e co-producer, si affida di nuovo ai suggestivi incastri vocali costruiti da Tai Shan (voce solista) e Sharra Acle (backing vocals), poggiando sulla ritmica di Mark Blasco (basso, batteria, sax, co-produttore).

La track list, composta da 10 brani, alterna passaggi cantati ad altri totalmente strumentali, evidenziando al meglio i due canali di orientamento verso i quali propendono i Cirrus Bay. Ed alla fine devo dire che ne esce un lavoro onesto, sicuramente non un inno all’originalità ma di certo ben suonato e, ripeto, non proiettato verso il solito ed ormai trito filone; diciamo che in effetti siamo al cospetto di un remembering ma in chiave differente.

Una lunga traccia, oltre 10 minuti, da avvio al disco. A Blossom of Hills pesca a piene mani da quello che fu il mood dei Renaissance e che, già da tempo, contraddistingue pure il bagaglio musicale della band americana. Chitarra acustica, banjitar, le voci soavi delle due cantanti ed in particolare di Tai Shan conducono per orizzonti onirici, evocativi, interrotti da improvvise quanto brevi accelerazioni ritmiche con un frequente mutamento di scenario nel quale, comunque, resta la dolcezza a fare da guida. Le keyboards ed il piano si ritagliano spazi importanti ma funzionali alla fluidità del pezzo che scorre piacevolmente, senza incagliarsi su inutili escamotage iper tecnici.

Undiscovered Isle è un primo quanto breve e denso strumentale a guida di due chitarre acustiche mentre A Garment of Clouds torna sul sentiero iniziale, già battuto con esito positivo; armonie vocali sotto i riflettori ed un arrangiamento soft e ben equilibrato. Prog romantico, suggestivo, accentuato dall’ingresso del sax.

Quindi, due strumentali in sequenza: il primo, The North Country, riporta ad alcune scorribande dei Caravan con organo e tastiere in primo piano ed un ritmo rotondo mentre il secondo, Sooke Harbour, vive di un’aura pastorale sottolineata da flauto, chitarra e piano, con un drumming soffuso e levigato, prima di una nuova irruzione del sax.

Tornano a parlare i microfoni con Eden, breve episodio piuttosto aderente ai primi, arioso e corale, quasi paradisiaco in omaggio al titolo.

Poi, di nuovo, una coppia di passaggi strumentali. Unexpected Wonder, col sax in testa ad un moto vorticoso e a ripetuti cambi di tempo e Lost and Profound, soave e malinconico duetto tra sax e piano dove si disimpegna bene Bill Gillham.

The Dictator in qualche modo mi ricorda qualcosa anche dei Magenta e comunque enfatizza nuovamente le doti delle due vocalist.

La title track in chiusura funge da ideale compendio, sfiorando a volo radente alcuni dei punti principali toccati sin qui, i connotati basilari del sound della band, dividendosi in due parti: una preponderante ed essenzialmente strumentale e l’altra conclusiva che ritrova al proscenio il timbro di Tai Shan.

Cirrus Bay sono una band attiva discograficamente ormai da 11 anni e sin qui non mi risulta abbiano raccolto un grande seguito. The Art of Vanishing non è certo un album che spiazza per innovazione o soluzioni rocambolesche; è sicuramente derivativo (come la gran parte delle cose oggi in questo ambito) ma lo è con gusto.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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