The Aristocrats – You Know What…? 2019

Pubblicato: luglio 5, 2019 in Recensioni Uscite 2019
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Quello che sembrava nato quasi per sfizio, per dare spazio liberamente alla fantasia supportata da una notevole dose di tecnica, è divenuto ormai da tempo una realtà. Mi riferisco a The Aristocrats, il power trio formato da Guthrie GovanBryan Beller Marco Minnemann che proprio in questi giorni presenta il quarto e nuovo album, You Know What…?

Se negli episodi precedenti era emersa con chiarezza una possente attitudine heavy prog/fusion miscelata ad uno spirito ironico e cameratesco, devo dire che nel nuovo lavoro questo umorismo è divenuto piuttosto sbiadito o, quanto meno, ridimensionato; un’ora di musica totalmente strumentale dove i tre decidono di mostrare vigorosamente i muscoli, innalzando e sottolineando la cifra tecnica, jammando quasi ininterrottamente.

Un simile approccio però va talvolta a detrimento della fruibilità, anche (e sopratutto, a mio avviso) perché si percepisce una certa scarsità di idee cui, ribadisco, solo le qualità e le doti dei musicisti, cercano di sopperire. E così, partendo da trame intricate i tre si divertono a planare con prolungate improvvisazioni le quali, se da una parte mettono in luce il virtuosismo dei protagonisti ed il sostanzioso bagaglio di competenza ed esperienza, dall’altro finiscono però, a mio parere, per annacquare un poco il disco.

L’introduttiva D-Grade Fuck Movie Jam è forse il manifesto di quanto appena esposto: Govan, senza dubbio uno dei chitarristi più brillanti in circolazione, “violenta” il suo strumento con distorsore e wah-wah da vero guitar hero, mentre la ritmica non è da meno fornendogli un robusto appoggio tra rullate, cambi alla velocità della luce ed energiche note del basso.

Fantasia, una struttura più ragionata, maggiore varietà: queste caratteristiche si trovano presenti invece in Spanish Eddie, il brano che forse più mi ha impressionato. Qui si distinguono qualità e quantità, passando dalla fusion, al jazz, al prog metal con una naturalezza che è di pochi.

When We All Come Together occhieggia al rock di fine anni ’60 e quindi al western senza lasciare particolari tracce di sé, altro che per la pregevolezza dell’esecuzione (una nota di merito a Bryan Beller).

Si prosegue con All Said And Done, una ballad dal sapore vagamente country rock per poi atterrare su uno dei passaggi che trovo più controversi, Terrible Lizard. E’ la chitarra a guidare con estrema decisione una trama spigolosa, quasi inospitale, che si sviluppa sino ad avvitarsi su sé stessa sino ad un provvidenziale cambio di rotta che funge (parzialmente) da sfogo.

Spiritus Cactus mette in evidenza la densa groove composta dal duo Beller-Minnemann ed un gustoso inserto di Govan a seguire. Inizialmente morbido, l’andamento di The Ballad Of Bonnie And Clyde rapidamente vira su tonalità più risolute e grintose, ad esaltare il devastante talento solista del chitarrista inglese.

Burial At Sea preme sull’acceleratore, uno spaccato heavy prog che comprende segmenti piuttosto tirati ed altri di attesa, più delicati mentre la conclusiva Last Orders congeda il trio su trame jazzy, molto calde e sinuose per un episodio più emozionale; un break ed una impennata ritmica riconsegnano poi il brano al suo flessuoso percorso.

Arrivati a questo punto, probabilmente molti si domanderanno se realmente You Know What…? sia un album così scarso: la risposta è no, non lo è assolutamente e non lo potrebbe essere al cospetto di tre musicisti di tale levatura. E’ altrettanto vero però che è la prova dei Aristocrats che meno mi ha elettrizzato, che ho trovato meno intrisa di idee sufficientemente elaborate.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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