Circondato dal consueto parterre di ospiti di grido, Nad Sylvan avanza nel suo cammino personale con il nuovo album, The Regal Bastard, pubblicato per Inside Out.

Prima con gli Agents of Mercy e poi, sopratutto, come cantante nei tour del collega e amico Steve Hackett (pur se con alterni e disparati riscontri), il front-man americano/svedese si è conquistato una certa fetta di notorietà, imprimendo così negli ultimi anni una discreta accelerazione alla carriera solista.

La line up schierata da Sylvan ricalca più o meno quella di The Bride Said NoSteve Hackett Guthrie Govan alla chitarra, Tony Levin Jonas Reingold al basso, Nick D’Virgilio alla batteria, Anders Wollbeck alle tastiere e co-produttore.

Ed ancora, le backing vocals di Sheona UrquhartJade Ell Tania Doko, con l’ aggiunta di Nick Beggs per un brano. Il biondo cantante che spesso si accompagna al piano o alla chitarra, completa con questo episodio quella che ha indicato come la “trilogia del vampiro” e va sottolineato come, a parte qualche sprazzo, la sua musica sia in linea di massima piuttosto a latere rispetto a quella dei Genesis, confermando uno stile proprio piuttosto ibrido.

Quel che se mai va evidenziato è come il songwriting di Nad Sylvan non sia sempre di altissimo livello, alternando brani abbastanza centrati ad altri infarciti di soluzioni prevedibili o comunque, proposte abitualmente. In linea generale mi trovo mio malgrado a ripetere ciò che dissi in occasione del buon Courting the Widow, e cioè che con una parata di musicisti di tale levatura si potesse (e dovesse) aspirare a qualcosa di più.

Le 7 tracce che assemblano il nuovo disco si aprono con  I Am the Sea, un passaggio inizialmente dalle tinte scure, rivitalizzato da aperture melodiche in crescendo nelle quali la voce arriva sino al falsetto; un andamento ondulatorio che personalmente non convince più di tanto, nonostante un incandescente inserto di Guthrie Govan

Ancor più deludente la successiva Oahu, una sorta di ballad musicalmente piatta e un poco sconclusionata.

Whoa (Always Been Without You) ha il merito di ritrovare il focus. Nick D’Virgilio comincia a farsi più presente con un drumming rotondo, la linea melodica non è irresistibile ma è comunque equilibrata e nello svolgimento offre dei validi impasti vocali.

Meet Your Maker trova al basso le magiche dita di Tony Levin, una decisa scansione ritmica ed un ampio utilizzo delle voci femminili, un episodio godibile.

La lunga title track (12 minuti) si snoda tra profonde note del basso (Jonas Reingold) e ricami del piano, seguiti da un arrangiamento orchestrale che man mano si fa largo mentre D’Virgilio svaria su più traiettorie ritmiche. Sylvan propone un compendio delle sue qualità di singer prima dell’epilogo.

Dal punto di vista melodico Leave Me On These Waters si segnala come uno dei momenti più riusciti e calibrati; la chiusa, demandata a Honey I’m Home, propone coralità vocale ed un lampo di Steve Hackett.

In sintesi, Nad Sylvan in questo frangente non mi entusiasma; volendo restare all’ultimo periodo, The Regal Bastard mi pare il capitolo più debole. Manca qualche brano trainante, alcune strutture sono abbastanza scontate e l’album, globalmente, non prende mai il volo.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.