IQ ( Roma, Crossroads, 11 Ottobre 2019)

Pubblicato: ottobre 12, 2019 in Recensione Live Shows
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CrossRoads (Roma)

 

Mike Holmes (MH) Mike Holmes gt

Paul Cook (PC) dr

Neil Durant (ND) ky

Tim Esau (TE) bs

Pete Nicholls (PN) v.

 

Premessa con alto tasso di ovvietà di cui mi scuso fin da subito. L’esibizione live non è un dvd. Il concerto, una parte fondamentale del concerto, lo spettacolo, è composto da vari fattori. La band innanzitutto. Ma anche, e non ultima per importanza, la location e la modalità di fruizione. Le varie componenti devono essere tutte presenti perché scatti quella scintilla che non dico riesca a rendere sempre magica la serata, ma almeno non ti faccia pentire del viaggio (soprattutto se ti fai diverse centinaia di chilometri in auto), del tempo che hai dedicato all’evento, della fiducia che ci ha riposto.

Ebbene ieri sera al concerto dell’IQ questa scintilla non è scattata (almeno non per me – si tratta sempre di opinioni personali). Ho visto molti concerti di questa formidabile band, dall’epoca di Ever fino a quello dell’anno scorso a Fontaneto. So cosa vuol dire il senso di trascinamento collettivo che queste esibizioni mi hanno provocato e riescono a provocare. Per questo ho avvertito la mancanza di tutto questo, ieri, in modo molto nitido. Per vari motivi, che provo a riordinare.

Innanzitutto la band. PN in vistoso calo di voce, per un raffreddore di cui si è scusato fin da subito. Il suo modo di cantare richiede sforzi notevoli per raggiungere il grado di drammaticità e pathos che  caratterizzano le composizioni degli IQ, specie le ultime, specie nell’ultimo album. Ma per un cantante queste situazioni di malessere possono essere affrontate, fanno parte del mestiere (parola che ritorna nei miei pensieri nel corso della serata). E soprattutto, in certi casi, possono essere compensate da altri fattori, magari dall’energia del gruppo o dall’atmosfera calda e direi seduttiva che può scaturire dall’audience.

E qui arriviamo alle note dolenti. Entrando nel locale, fin da subito non ho potuto non notare i tavoli apparecchiati fin sotto il palco, in attesa degli avventori nella doppia veste di clienti del ristorante-pizzeria e fruitori del concerto. Per un attimo ho pensato che i tavoli sarebbero stati spostati prima dell’inizio del concerto e che si sarebbe dato spazio al PUBBLICO, in piedi, sotto il palco, braccia alzate, cori e tutto il resto (e non c’è bisogno di migliaia di persone, lo sappiamo bene: l’atmosfera può essere anche data da poche centinaia di appassionati).

Ma questo non è successo, con il personale del locale a girare tra i tavoli fino alla fine, il pubblico seduto comodamente con la sedia solo leggermente girata verso il palco, in fase di digestione, e per nulla disposto ad alzarsi (cosa che non sarebbe stata neanche possibile). Non è solo un concerto da seduti. E’ che mancava, a mio parere, proprio l’atmosfera del concerto: non era una qualunque tribute band, erano gli IQ! Lo stesso PN lo ha detto, entrando sul palco: non ho mai fatto un concerto in un ristorante!

Chi non ha fruito della cena si è dovuto accontentare di posizioni piuttosto scomode attraverso cui seguire lo spettacolo. Ha contribuito un’acustica non proprio delle migliori, con uno sbilanciamento evidente verso i suoni della batteria (legnosi e poco armoniosi) che hanno soffocato spesso le linee di chitarra e alcune pregevoli intuizioni delle tastiere di ND (peraltro la sua performance è stata tra le cose migliori della serata). Insomma la serata, per questi motivi, a mio parere non è mai decollata. I vistosi cali di voce di PN – che hanno comportato anche qualche stonatura – e la freddezza del pubblico (quasi come se si fosse in un dopo cena a casa di fronte ad uno schermo) hanno “costretto la band” a ricorrere a tutto il mestiere di musicisti ormai navigati, con trentennale esperienza alle spalle di concerti ed esibizioni. E quando vedi che esce fuori il mestiere, il concerto non è più un vero concerto, soprattutto se sul palco ci sono gli IQ!

 

A questo punto, scusandomi di questa lunga premessa, dettata dall’amore che provo verso un gruppo stratosferico, il contenuto del concerto passa davvero in secondo piano. La scelta dei pezzi testimonia la virata del gruppo verso atmosfere più dense e cupe, quasi disperate, che caratterizzano gli ultimi lavori. L’ultimo album è stato saccheggiato: dall’iniziale Alampandria, con atmosfere leggere e sospensive, passando per  A Shallow Bay, forse uno dei brani migliori dell’ultimo album, preceduta da un estratto da The Road of Bones (From the Outside In), uno dei pezzi degli ultimi tempi più significativi della capacità degli IQ di rinnovarsi e rimanere fedeli al loro sound.

Dal primo CD di Resistance è stata poi la volta di Stay Down, con uno degli incipit più belli della storia degli IQ (gruppo, a mio parere, maestro nel creare frammenti evocativi così intensi fin dalle prime note di un pezzo), e un ND in bella evidenza e con la voce di PN che finalmente ha trovato qualche attimo di respiro, prima delle grida di rabbia e di disperazione che incidono sull’andamento del brano (e che in altro contesto forse avrebbero stimolato maggiormente il pubblico).  E’ stata poi  la volta di Sacred Sound  da Dark Matter, con un drumming ancora più invadente del solito e la solita chitarra di MH lineare e pulita, ma senza troppa carica emotiva che solitamente siamo abituati a riconoscergli.

Dall’ultimo lavoro è poi seguita la suite di chiusura For Another Lifetime, che ha riproposto fin dalla sua introduzione quella situazione di angoscia e di solitudine che ho avvertito fin dal primo ascolto, ma che mi sta entusiasmando sempre più e che dal vivo ha una resa molto più intensa rispetto a quella su disco.  Poi una corsa fino alla fine: The Road of Bones, chiusa in modo rapido,

A Missile, il pezzo di apertura di Resistance, molto carico e messo lì nella teorica set-list immaginata dal gruppo forse per raggiungere il climax dell’esibizione, un ritorno di nuovo all’album precedente con Until the End (ancora un brano di 12 minuti) e fino alla chiusura con un brano storico Further Away, che non è riuscito nemmeno questo a scaldare davvero un pubblico di semplici ascoltatori, nonostante le più o meno esplicite richieste ed inviti di PN, a questo punto davvero in crisi influenzale.

Il bis, solo per dovere di firma, con Subterranea, con qualche reazione più visibile da parte del pubblico, anche se ormai tardiva. Tanto è vero che non sono seguite altre uscite.

Che dire. Rispetto alla brillantezza del concerto dell’anno scorso, gli IQ hanno onorato l’impegno ma nulla di più. E’ vero. Le aspettative sono sempre altissime, soprattutto per chi, come me, ama molto il modo di cantare di PN e l’impasto che riesce a creare con la sua voce rispetto al mood del suono che sprigiona la band alle sue spalle. Le suite sono bellissime, nulla da dire sulla scelta dei brani migliori degli ultimi due dischi. Non una nota fuori posto. Ma per le ragioni che ho tentato di descrivere, una serata alla fine abbastanza incolore per tutti. Andrà meglio alla prossima.

 

 

Silvano Imbriaci

ottobre 2019

 

 

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