No-Man – Love You To Bits 2019

Pubblicato: novembre 22, 2019 in Recensioni Uscite 2019
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Dopo un silenzio durato ben 11 anni Steven Wilson Tim Bowness hanno riacceso i motori della macchina No-Man con un album che, sono certo, farà discutere.

Se i lavori del passato, sino ad arrivare al precedente Schoolyard Ghosts (2008), avevano mantenuto una rotta ben definita su una linea di suoni eterei e sognanti, morbidi, adagiati su di una nostalgia di fondo, Love You to Bits (questo il titolo del nuovo disco) se ne discosta completamente con una virata assolutamente sorprendente.

C’è da dire preliminarmente che almeno in parte può essere tracciato un ponte ideale tra questa uscita e l’ultima solista di Wilson (To the Bone) ma la musica qui proposta dal duo inglese è davvero agli antipodi di quanto offerto prima.

Love You to Bits in definitiva poggia su di un tema diviso in due tronconi i quali, a loro volta, sono frazionati ognuno in 5 tracce; ma, mentre la voce rarefatta di Tim Bowness (autore dei testi) e le armonie vocali di Steven Wilson (in veste anche di produttore) conferiscono comunque un senso di continuità, è l’impianto sonoro ad allontanarsi prepotentemente dagli spazi conosciuti.

La prima diramazione intitolata Love You to Bits vede articolarsi in continuità cinque sequenze dove elettronica ed un sentore in bilico tra pop dance fanno da guida; qualcosa di spiazzante, nonostante il canto di Bowness e le backing vocals di Wilson nel primo bit. Il secondo, brevissimo, è giusto un raccordo per giungere al successivo dove il ritmo si fa più incalzante grazie al basso (Pete Morgan) e alla batteria (Ash Soan, valido ed apprezzato turnista) e l’elettronica si rende ipnotica. Il quarto segmento è più strutturato e, partendo da un soundscape più familiare, devia improvvisamente sulle piste di una groove di nuovo incessante, frustata da sonorità taglienti della chitarra (SW e David Kollar, già nel suo entourage) con un’ eco lontana dei Prodigy. La sublimazione di quanto avvenuto sin’ora si materializza con il quinto ed ultimo bit, in congiunzione circolare col primo, ed una coda a firma di un quintetto di ottoni.

Non lo avrei mai pensato ma con i No-Man si balla!

Il secondo versante, intitolato Love You to Pieces, si annuncia più strutturato; il primo piece si muove da un’atmosfera minimalista che vede all’opera Bowness ed un limitato arrangiamento, per poi disporsi sul tema melodico principale corredandolo di suoni programmati. il secondo accentua i loop e le inflessioni electronic (qui più dark) sino ad un consistente inserto del piano elettrico di Adam Holzman, prima di transitare al successivo che vede il ritorno al proscenio di Tim Bowness. Il quarto piece, breve, gioca nuovamente su di un’atmosfera space e dissonante, preparatoria all’epilogo decisamente soft e di marca No-Man.

In estrema sintesi, Love You to Bits è piuttosto lontano dai No-Man che conoscevamo. Si tratta di una sterzata notevole che proietta il duo su di un altro territorio, figlio (in parte) dell’ultimo lavoro di Steven Wilson ma oltre lo stesso: dance elettronica con spruzzate ambient.

 

Max

 

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