Ecco di nuovo ai blocchi di partenza i Sons of Apollo! Il super gruppo statunitense che aveva esordito poco più di due anni fa con Psychotic Symphony e, successivamente, con un doppio live registrato in Bulgaria con un’orchestra, pubblica adesso per InsideOut il secondo album in studio, intitolato MMXX.

Medesima formazione all’opera e stesso propellente, una miscela letale di prog metal tirato e ben arrangiato e hard-rock, dove non stenta ad emergere la levatura tecnica dei protagonisti ed il desiderio di fondersi in una sola anima. Leggermente diverso il discorso per quel che riguarda il songwriting, a tratti con la tendenza ad indugiare su soluzioni oramai ampiamente sperimentate, a tratti invece capace di esprimere un impeto ed un coinvolgimento di assoluto livello,

Nuovamente prodotto da Mike Portnoy Derek Sherinian, MMXX traccia una linea di continuità con il predecessore ma, a mio avviso, ne eleva la resa globale pur tra qualche discontinuità. La formazione è rimasta immutata e dunque, oltre ai due ex Dream Theater, troviamo il magico basso di Billy Sheehan, la trascinante chitarra di Ronald Jay Blumenthal e la voce non sempre irreprensibile (parere personale) di Jeff Scott Soto.

L’intensa attività live ha finito per cementare il gruppo dando vita così ad un lavoro meno “improvvisato” del primo, sicuramente più studiato e forte di una maggiore intesa. Gli otto brani che compongono la track list si dipanano per un’ora di musica che con Goodbye Divinity vive un avvio un poco traballante: il pezzo ha tiro, mordente, Portnoy Sheehan formano una coppia devastante ed i riff di Blumenthal fendono l’aria. Notevole il prodigarsi di Soto cui forniscono buona assistenza le armonie vocali di “Port” e del chitarrista ma…struttura e linea melodica sono piuttosto prevedibili.

Wither to Black sale di giri per mano di un drumming serrato e una chitarra molto presente; un passaggio che ricorda qualcosa di Deep Purple e/o Whitesnake.

Il duo ritmico compie meraviglie nella successiva Asphyxiation, una traccia dura e dall’incedere minaccioso (sottolineato dalla sei corde) nella quale il cantante è costretto agli straordinari per tenere il passo; fulmineo anche l’inciso delle keyboards con un Sherinian in palla.

Rintocchi di campane annunciano invece Desolate July, a guida di piano, synth e voce prima di una imperiosa ascesa; una hard-rock ballad di vecchio stampo che offre vivaci e concreti spunti solisti della chitarra.

King of Delusion inizialmente regala spazio al piano di Derek Sherinian per poi virare, esplodendo, su di un ritmo convulso, serratissimo dove il trio basso/batteria/chitarra non fa prigionieri. Il limite del singer è quello di essere un pò monocorde, interpretando le diverse situazioni in un unico modo.

Quindi, due ottimi passaggi: il primo (Fall to Ascend) è aperto da una terrificante rullata ed evidenzia tinte oscure, spigoli vivi, un ritmo vertiginoso, virtuosismi assortiti ed un pathos capace di salire progressivamente, tutti elementi che rimandano direttamente ai Dream Theater. Il secondo (Resurrection Day) prosegue questa ricarica di energia sottolineando una volta di più la potenza e la varietà di colpi dell’asse Sheehan-Portnoy.

In ultimo i 16 minuti di New World Today. Si dilatano le distanze nella chitarra riverberata di Blumenthal, prologo enfatico ad una suite incalzante che man mano smarrisce un pò il focus, perdendosi tra rivoli di qualche personalismo e ovvietà di genere in eccesso.

Questa la cronaca dell’ascolto. MMXX rappresenta per i Sons of Apollo un indubbio passo in avanti anche se non proprio tutto combacia alla perfezione; manca infatti qualche soluzione di insieme piuttosto che del singolo ma, nel complesso, l’esito è più che soddisfacente.

 

Max

 

 

 

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