Lonely Robot – Feelings Are Good 2020

Pubblicato: luglio 28, 2020 in Recensioni Uscite 2020
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Ci eravamo lasciati poco più di un anno fa…sotto le stelle (Under Stars) e di nuovo il Lonely Robot di John Mitchell è comparso con la quarta fatica dal titolo Feelings Are Good, edita per Inside Out.

Più volte ho avuto modo di tessere le lodi del chitarrista e compositore inglese oltre che di sottolinearne la prolificità; certo è che pubblicare quattro album in soli cinque anni può divenire un boomerang in un’epoca come la nostra dove tutto viene consumato ed archiviato in tempi strettissimi ma…tant’è.

Mitchell per questo nuovo album ha scelto di suonare in prima persona ogni strumento ad eccezione delle parti di batteria, affidate ancora una volta al collaudatissimo Craig Blundell.

L’impianto sonoro, la struttura delle composizioni, le atmosfere, il sound nel suo complesso: niente di tutto ciò registra modifiche, alterazioni, variazioni. Il musicista britannico si mantiene pienamente fedele a sé stesso sia quando offre partiture più movimentate, a più alto tasso ritmico, sia invece quando plana dolcemente su prog-ballad da pelle d’oca, sia infine quando incide la tela sonora in profondità con aperture millimetriche della sua chitarra.

Il rischio evidentemente è ben calcolato, la ripetitività infatti sta dietro l’angolo ma in nome della classe e del mestiere il nostro riesce a evitarla. Allo stesso momento è doveroso però ribadire come Feelings Are Good non regali alcuna sorpresa all’ascolto; “solo” una manciata di buone tracce che (comunque) forse suggeriscono un pit-stop per ricaricarsi in attesa di una rinnovata ispirazione.

All’interno della track list tre brani (a mio parere) si stagliano sugli altri e si tratta di: Life Is a Sine Wave, un passaggio serrato nel quale al solido drumming di Blundell si alternano importanti pause guidate da piano, tastiere e voce di marca gabrieliana, sino ad uno strappo fulminante della chitarra.

The Silent Life, una dolce e malinconica ballad a guida voce/piano che improvvisamente si dilata a dismisura; il tempo per un inciso ad effetto della sei corde ed il chorus che torna prima della chiusa deputata agli archi (ricorda da vicino momenti It Bites).

Keeping People as Pets è la composizione più articolata, nella cui trama entra in gioco inizialmente anche un refolo di elettronica; una sezione ritmica inscalfibile costruisce una piattaforma dalla quale Mitchell si lancia a volo libero per mezzo di voce, chitarra e tastiere.

Di buona qualità sono poi la sincopata Into the Lo-Fi che nell’introduzione ricorda qualcosa dei Police.

Spiders, il passaggio contrassegnato dalle sonorità più spigolose, più estreme (ottima anche qui l’opera di Craig Blundell), con l’ombra di Peter Gabriel a tratti sullo sfondo.

Crystalline, dall’incipit nostalgico e romantico ma capace di piazzare un adeguato break in coda.

Ed ancora, Armour for My Heart colorata da accenti pop di spessore e da un solo ficcante della sei corde e Suburbia, percorsa da un ritmo battente e proiettata verso una progressiva ascesa.

Infine Army of One, intrisa di una intenzione “aggressiva” che giunge forse fuori tempo massimo, nonostante in penombra torni ad affacciarsi la sagoma di P.Gabriel.

Un disco che si ascolta volentieri, Feelings Are Good non delude quanto a bontà del sound e coinvolgimento ma, ripeto, per John Mitchell ora la prevedibilità è in agguato; bene così ma uno stop più duraturo forse non guasterebbe.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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