Pink Floyd – The Piper at the Gates of Dawn (1967)

Pubblicato: agosto 12, 2020 in Recensioni Vintage
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E’ in pieno svolgimento la “Summer of Love”, la psichedelia disegnata dai Beatles trova pieno compimento negli Stati Uniti grazie a band quali Doors, Jefferson Airplane e Grateful Dead.

L’Inghilterra però non resta a guardare ed anzi sforna un quartetto che ne approfondirà enormemente le allucinazioni e le visioni. Infatti, rinchiusi in uno degli Abbey Roads Studios e sotto la super visione di Norman Smith, i Pink Floyd registrano il loro sconvolgente debutto dal titolo The Piper and the Gates of Dawn.

La guida spirituale, sciamanica ed imprevedibile del gruppo è nelle mani del chitarrista e cantante solista Syd Barrett, fortemente incline al uso di LSD e propenso a narrarne in musica e testi il delirio.

Una figura di riferimento, autore di gran parte dei brani, ben spalleggiato però dal bassista e cantante Roger Waters, dal tastierista e cantante Richard Wright e dal batterista Nick Mason.

L’album, pubblicato in edizioni diverse, è un’autentica mazzata a tutto quanto ascoltato sino ad allora perché solo delle menti “disturbate” ma geniali possono creare brani come Astronomy Domine che apre il disco, una straniante ambientazione spaziale dove il pensiero vola in assenza di gravità, oppure come Interstellar Overdrive, acido e destruente passaggio psichedelico che si risolve in una lunga, frenetica e spiazzante jam strumentale, a cominciare la seconda facciata.

Nel mezzo troviamo brani incombenti e riff fuori dagli schemi come in Lucifer Sam, ballad nostalgiche ma contorte (Matilda Mother), la resa sonora di un breve incubo (Flaming), un brano strumentale ipnotico e jazzy (Pow R Toc H), un distillato psichedelico scritto e cantato da Roger Waters (Take up Thy Stethoscope and Walk).

Ed ancora, il secondo lato del disco offre una ironica e graffiante favola (The Gnome), un episodio che fotografa da vicino la talentuosa ma fragile personalità di Barrett (Chapter 24), una parabola per certi versi ancora ingenua (The Scarecrow) ed uno sgangherato ed astruso racconto tra realtà e fantasia (Bike).

 

La versione per il mercato americano vede in scaletta pure Arnold Layne, prima fatica del gruppo, composta da Syd Barrett e già pubblicata come singolo.

Questo è solo l’inizio di un percorso vertiginoso, difficile da immaginare, che condurrà la band ad un successo planetario mentre per il genio sopra le righe di Barrett il cammino sarà purtroppo molto più breve.

 

Max

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