Asia Minor – Points of Libration 2021

Pubblicato: febbraio 8, 2021 in Recensioni Uscite 2021
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Con ogni probabilità gli appassionati un “poco” più maturi ricorderanno una band turco/francese che a cavallo delle decadi 70 e 80 visse uno sprazzo di notorietà in ambito progressive, grazie alla pubblicazione di due dischi (in special modo il secondo) che riscossero una certa attenzione.

Sto parlando degli Asia Minor, gruppo poi scioltosi nel lontano 1982 e adesso, dopo 40 anni (!!!) tornato sorprendentemente alla ribalta con un nuovo album intitolato Points of Libration.

Incanalati nel genere symphonic prog ebbero il “torto” di emergere tardi, pur tuttavia riuscirono a lasciare una piccola impronta tra i fans che apprezzarono la commistione di stili (Camel, Focus ed in misura minore Jethro Tull e Pink Floyd) unita ad un riverberato e distante tocco orientale che intendono riproporre a distanza di decenni.

Ad oggi due dei membri fondatori sono ancora in sella, si tratta di Setrak Bakirel (voce e chitarra) ed Eril Tekeli (flauto e chitarra). A completare la formazione ci sono poi Julien Tekeyan (batteria), Evelyne Kandel (basso) e Micha Rousseau (tastiere).

Pubblicato per AMS Records, Points of Libration è una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, gradevole e curioso come la particolare pronuncia inglese di Setrak Bakirel, imperniato su sonorità malinconiche dove trovano ampio spazio innesti del flauto, atmosfere rarefatte, pregnanti inserti delle chitarre (acustica ed elettrica) ed inevitabilmente ci si sente invasi dalla nostalgia del tempo che fu. Gli Asia Minor infatti ripropongono l’impianto del loro sound, in parte aggiornato e corredato di alcuni suoni più vicini all’attualità, quasi a volere cristallizzare il lungo tempo trascorso.

Il risultato è un CD piuttosto omogeneo, diviso in otto tracce che spaziano attraverso i principali riferimenti del gruppo con un approccio spesso morbido; dunque, si incontrano passaggi dal tessuto mosso, inizialmente sospeso ed in seguito sognante come l’inaugurale Deadline of a Lifetime. Episodi dal ritmo costante ed inesorabile nei quali è in buona evidenza il flauto (In the Mist) e ballate malinconiche nelle quali tastiere, chitarre e di nuovo il flauto segnano linee che si sovrappongono (Crossing in Between).

Oriental Game è invece un brano più strutturato, sfaccettato, dove un arrangiamento interessante diviene anche cornice di un cantato dolente, di stampo vagamente hammilliano, prima di una lunga fase strumentale: credo il momento più alto del disco.

In lontananza, le voci di un comizio politico (in italiano) aprono per The Twister in cui persiste un’aura drammatica che culmina in un epilogo tirato. Melancholia’s Kingdom tiene fede al titolo puntando molto su una chitarra assoluta protagonista. 

L’intensità scende a mio avviso prima con Urban Silk che manca l’occasione di centrare uno sviluppo più dinamico e poi con la conclusiva Radio Hatirasi cui il cantato in turco, se da un lato conferisce un tocco enigmatico, dall’altro non aiuta ad entrare in completa sintonia.

Un ritorno davvero impensabile quello degli Asia Minor e dunque saluto con simpatia questo Points of Libration.

Max

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