Antony Kalugin – Stellar Gardener 2021

Pubblicato: febbraio 17, 2021 in Recensioni Uscite 2021
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Interamente scritto e suonato da Antony Kalugin, è stato appena pubblicato Stellar Gardener, ultimo lavoro quasi interamente strumentale intestato al polistrumentista ucraino; la sola Olha Rostovska (la moglie) lo accompagna vocalmente in una delle due maestose suite che compongono l’album.

Stellar Gardener è in un certo senso il proseguimento del precedente Marshmallow Moondust (2020), ricalcandone anche lo schema compositivoDunque le “intenzioni” musicali di Kalugin restano quelle ormai ben conosciute: lunghe digressioni strumentali nelle quali trovano ampio spazio tastiere, piano e chitarra, cavalcate imperniate su evidenti stilemi di matrice symphonic prog cui l’autore è totalmente devoto e, mi permetto di aggiungere, forse sin troppo radicato. Sostengo questo perché trovandoci al cospetto di un artista estremamente prolifico ed impegnato su diversi progetti, una differenziazione sarebbe talvolta auspicabile.

Stellar Gardener quindi è un perfetto esempio di maniera in cui viene messa tanta carne al fuoco (forse anche in eccesso) ma, grazie alle qualità ed a un certo gusto del musicista, i suoni riescono a fluire correntemente pur a dispetto di una evidente prevedibilità. Sono certo che per gli strenui appassionati del genere sarà un ascolto interessante e gratificante; coloro i quali invece si attendono delle variazioni, degli elementi diversificanti o comunque alternativi, temo resteranno perplessi.

La prima suiteStellar, vive un incipit sospeso, spaziale, interrotto dall’ingresso molto deciso della chitarra e della ritmica che di li a poco spariglia le carte in tavola, variando e modificando il ritmo; tra pause e ripartenze sono essenzialmente keyboards e chitarra a disegnare arabeschi ed intarsi melodici, avvicendandosi in un continuo gioco di sovrapposizioni, di livelli che si susseguono uno dopo l’altro, costantemente impregnati di un’aura romantica. L’occhio di Kalugin è musicalmente sempre rivolto al passato ed anche in questa occasione, nei 20 minuti di svolgimento, i riferimenti non mancano.

Gardener (21 minuti) si apre con un andamento orchestrale su contorni onirici per acquisire poi ritmo e vitalità in un crescendo di marca Genesis. Fughe del synth ed un impianto sonoro sempre più scoppiettante la fanno da padrone sino all’ingresso della sei corde che alimenta a sua volta la ridondanza del tema. Un primo innesto vocale ed il suono del flauto conferiscono ulteriore pathos ad una trama ora rarefatta, prima di una ripresa corale in cui si distingue pure il suono dell’ Hammond.

Una fase preparatoria, in divenire, precede un secondo innesto vocale, quindi uno strappo significativo della chitarra per una sezione rapsodica piuttosto tirata ed infine un epilogo crepuscolare.

Concludendo, Stellar Gardener si presta ad un ascolto molto piacevole e a tratti coinvolgente. Allo stesso tempo però riesce difficile non sottolineare come Antony Kalugin, musicista preparato ma troppo propenso a pubblicare dischi, finisca spesso per auto-citarsi.

Max

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