God Is An Astronaut – Ghost Tapes #10 2021

Pubblicato: febbraio 22, 2021 in Recensioni Uscite 2021
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Kinsella bros. sono di nuovo al centro della scena con Ghost Tapes #10, un album che si inserisce senza difficoltà sulla falsariga del precedente (Epitaph), confermando che i God Is An Astronaut hanno optato per un inspessimento del sound, di certo in alcuni passaggi più aspro rispetto ad anni fa.

I paesaggi sonori descritti dal quartetto irlandese sono divenuti più ispidi, segnati talvolta da brusche accelerazioni che spesso vanno a soppiantare l’immaginario onirico di un tempo; questo ritengo sia il dato saliente dell’attuale percorso della band irlandese perché come spesso sottolineo, mai come in tutto quanto attiene a post-rock e dintorni, è il fluire delle emozioni e delle sensazioni, a fare da guida.

Perde di significato dunque il tentativo di analizzare ogni sezione, ogni fase del singolo brano (sono 7 in scaletta) mentre credo sia invece più opportuno tentare di individuarne il carattere, la personalità, le “conseguenze emotive” che ne derivano all’ascolto.

Ecco quindi che l’ottima Adrift viene incontro con grande decisione, un impatto quasi aggressivo evidenziato dal battere ipnotico di Lloyd Hanney e dai riff instancabili della chitarra di Torsten Kinsella; un coagulo sonoro di estrema compattezza dove si fanno strada man mano il basso (Niels Kinsella), la seconda chitarra e le tastiere di Jamie Dean per un crescendo inesorabile, parzialmente sfumato da un intervallo più intimo.

Burial tiene fede al titolo, sprigionando dapprima un’atmosfera solenne e malinconica che si dipana sino ad una esplosione corale, ad innalzare il tiro del pezzo fino alle sue battute conclusive. Ancora più esasperati i riverberi che giungono dalla successiva In Flux, che denota il basso in buona evidenza e un’attitudine spiccatamente battagliera.

God Is An Astronaut che non mollano la presa neppure con la seguente Spectres dove il drumming si fa più serrato e le chitarre macinano melodie in un fitto intreccio costruttivo, perennemente in evoluzione.

Basso e batteria lanciano la turbinosa Fade che vive una fase centrale più stabile, prima di incresparsi di nuovo. Barren Trees rappresenta invece un equilibrato ed esaustivo compendio della capacità del gruppo di giocare con il pathos e l’intensità, in una traccia guidata inizialmente da piano e keyboards.

Infine, Luminous Waves evapora tra arpeggi delicati, archi a cesellare contorni ed una notevole profondità emozionale.

Pubblicato da Napalm Records, Ghost Tapes #10 è senza dubbio un lavoro da ascoltare, non fosse altro per comprendere quanto i God Is An Astronaut si siano impegnati per spostare oltre i loro confini.

Max

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