Steve Hackett – Cured (1981)

Pubblicato: gennaio 19, 2022 in Recensioni Vintage
Tag:, , , , ,

SH Cu

Giunto stremato alla conclusone del tour di DefectorSteve Hackett  necessita di uno stop per ricaricare le batterie e ritrovare energie psico-fisiche. Sciolta la band, si reca così in Brasile per una vacanza che si trasforma in un soggiorno di ben tre mesi durante i quali prende a dare forma a idee che pian piano si trasformano in brani.

Complice l’atmosfera rilassata, il contesto totalmente distante da quello abituale, i colori, gli aromi ed i sapori appartenenti ad un mondo lontano, il chitarrista inglese compone con una insolita leggerezza cui né lui, né gli appassionati sono abituati. Siamo nel 1981 ed il vento di nuove sonorità soffia con veemenza, è ormai certezza diffusa che il progressive rock sia giunto al capolinea, altre tendenze musicali ne hanno già rubato la scena.

E dunque, con il solo supporto del fido tastierista e co-produttore Nick Magnus e, in misura minore, del fratello JohnHackett mette nero su bianco otto pezzi che fanno discutere; nell’estate del 1981 la Charisma pubblica infatti Cured, quinto titolo solista dell’ex-Genesis, suscitando un misto di sorpresa e perplessità tra i fedelissimi.

L’album dunque propone sonorità nel complesso molto più easy, introducendo anche l’utilizzo di una drum-machine in luogo della batteria (!) per strizzare l’occhio all’attualità e, globalmente, mantiene soltanto qualche bagliore del sound più tipicamente hackettiano. Un’altra novità è costituita dal fatto che per la prima volta il chitarrista ricopre anche il ruolo di voce solista (oltre che di bassista).

Lato1

Hope I Don’t Wake rivela subito un impatto inusuale, vuoi per la voce di Hackett in primo piano, vuoi per il ritmo sintetico che lo accompagna. Nick Magnus si prodiga tra keyboards drum-machine mentre la Gibson del chitarrista si ritaglia spazi molto contenuti, per un brano disincantato.

Picture Postcard offre una trama più composita ma pure la sensazione che le doti vocali di SH non siano molto elevate. Sono in particolare le tastiere a cucire la tessitura principale, con ristretti interventi della sei corde fino ad un innesto a sorpresa del sax (Peter “Bimbo” Acock).

Un’ atmosfera in crescendo e l’incipit del synth introducono Can’t Let Go, un passaggio dall’andamento poi sostenuto nel quale anche il basso recita la sua parte; un sound dagli strani impasti, che si colora di qualcosa degli Yes, degli E.L.O. e degli ultimi Genesis.

La strumentale The Air Conditioned Nightmare riporta l’elettrica in primo piano, per poi dare il LA ad un episodio cupo e molto serrato, più in linea con il catalogo sonoro di Steve Hackett fin qui conosciuto; il pulsare del bass pedals (John Hackett), l’orditura del synth ed i guizzi della chitarra ne fanno il migliore brano del primo lato.

Lato 2

Composta a 4 mani con Nick MagnusFunny Feeling vola spedita su di un abbrivio veloce e ritmato dal sapore pop/rock, decisamente più “commerciale” rispetto al passato, benché gli intarsi della chitarra (sparsi qua e la) siano al solito di gran classe.

La chitarra classica per un tuffo nel passato. A Cradle of Swans è un breve ed acustico strumentale che restituisce all’ascolto l’anima più dolce e malinconica del musicista inglese, su di un crinale emozionale già vissuto.

Overnight Sleeper è un’altra composizione a due (Hackett-Magnus) che da un rapido arpeggio iniziale evolve in un segmento nel quale moogkeyboards e chitarra disegnano arabeschi. Piuttosto sotto tono invece la parte vocale nello sviluppo del pezzo che diviene movimentato ed offre il suono del flauto (John Hackett).

Con Turn Back Time cala il sipario. Una ballad ben arrangiata dai toni caldi, pastosi, nella quale piano e tastiere sono validissimi accompagnatori del canto.

Se i riscontri di vendite in Inghilterra sono piuttosto discreti, altrettanto non si può dire per il mercato degli Stati Uniti. Cured viene spesso catalogato come una caduta irreparabile, un’escursione pop/rock evitabile e, come prova a suggerire qualcuno, “sin dalla copertina (la foto è opera della moglie Kim Poor) si può intuire che aria tira…”.

In effetti è una prova opaca e con poco mordente, una virata su di un versante più ordinario che Steve Hackett non calibra a dovere; é da rimarcare comunque il coraggio di alcune scelte.

Max

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.