Archivio per la categoria ‘Recensioni Uscite 2012’

AstralPhase Cover 300 DPISolitamente ritengo inutile recensire un album dell’anno precedente, sia perché spesso ormai risulta tardivo, sia perché è talmente numerosa la quantità di novità che difficilmente si riescono a seguire tutte. In questo però caso ho ritenuto doveroso fare un’eccezione; uscito alla fine dello scorso agosto AstralPhase è l’album di esordio per AnVision, ennesima e dotata band polacca, autrice di un prog metal agile ma allo stesso tempo molto ben strutturato.

Come purtroppo spesso accade una distribuzione magari ancora non capillare e, ripeto, la vera e propria marea di proposte che si incontrano sulla rete fa sì che, malgrado gli sforzi, qualche disco sfugga all’attenzione.

Cerco così di rimediare perché l’album degli AnVision merita  a mio vedere almeno un pò di visibilità; il quintetto ha in realtà al suo attivo anche un EP intitolato Eyes Wide Shut, pubblicato tre anni fa; hanno dalla loro una intensa attività “live” che sinora si è espressa per lo più in patria.

AstralPhase dunque rappresenta il vero e proprio “battesimo” con legittime aspirazioni di varcare i confini nazionali. (altro…)

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frontSe non ho perso il conto Spellbound dovrebbe essere il diciottesimo album in studio per Yngwie J. Malmsteen, escludendo live, EP e compilation. Una produzione davvero nutrita se si pensa che Rising Force uscì nel 1984; inoltre, considerando le varie collaborazioni e progetti (G3, Steeler, Alcatrazz) si arriva ad un numero davvero ragguardevole, forse anche eccessivo a mio parere.

Il virtuoso chitarrista svedese torna a distanza di due anni da Relentless e come sempre presenta il suo bagaglio di pezzi power metal ammantati dalla consueta vena neo-classica, ispiratrice alla quale è da sempre devoto.

Lo “shred-king” si avvale di un fidato manipolo di musicisti che lo accompagnano da tempo; su tutti lavoce di Tim “Ripper” Owens (ruolo condiviso con lo stesso Malmsteen ed il drumming senza tregua di Patrik Johansson. Tutto ciò che riguarda le chitarre è ovviamente appannaggio del bizzoso guitar-hero scandinavo il quale anche in questa occasione non manca di fare rimarcare tutto il suo immenso talento ed una vena compositiva che forse, rispetto al passato, ha acquistato un pò di elasticità; questo può essere solo un fattore positivo perché al solito, quando mi trovo davanti ad un album di un simile mostro di tecnica, sono portato a provare le stesse sensazioni. (altro…)

Da qualche anno la marcia dei Glass Hammer si è fatta inarrestabile e così, puntualmente, eccoli con il loro nuovo album intitolato Periloustredicesimo lavoro in studio per una band che , come ho già avuto modo di dire al riguardo di If e poi Cor Cordium si è pericolosamente avvicinata a diventare una reincarnazione degli Yes.

Questo aspetto si è andato  marcatamente configurando con l’arruolamento di Jon Davison come voce solista, vero e proprio possibile alter ego di Jon Anderson; mentre scrivo, ormai è noto, Davison ha preso il posto di David Benoit proprio come frontman degli Yes, il destino dunque pareva segnato.

Lo stesso cantante peraltro ha mantenuto il suo ruolo all’interno della band americana che, immutata nella formazione, ha optato in questo caso per un concept, diviso in 13 tracce.

Il solito Randall Williams alla batteria funge da primo membro aggiunto della formazione la quale si avvale, oltre che di un trio di archi, di una voce femminile e più sezioni coristiche. (altro…)

Gioco d’anticipo e so che probabilmente verrò lapidato per ciò che sto per dire ma a me Kings & Thieves, nuovo album di Geoff Tate e secondo della sua carriera solista, non dispiace del tutto; aggiungo anche che credo il cambiamento fosse inevitabile.

Una delle più belle voci del metal e del prog metal da alla luce, dopo la turbolenta, velenosa e polemica separazione dai Queensrÿche,  un album che è magari un pò anonimo ma pure con qualche discreto pezzo, ben suonato e con imprinting vari al suo interno. Il timbro del singer si conferma di grande rilievo anche operando al di fuori dell’alveo naturale; di alcuni testi effettivamente si potrà obiettare una certa inconsistenza, ma il disco, nel suo complesso, gira.

Ad una precisa condizione però e cioè quella di dimenticare completamente la potenza e l’impatto dei Queensrÿche, sopratutto quelli di Operation Mindcrime e dintorni; poco davvero si può trovare del suono storico cantato da Tate in questo disco, uscito per la InsideOut e composto da 11 brani. Benchè compaiano tra i musicisti due elementi che hanno gravitato nell’orbita dei Q, e cioè il chitarrista Kelly Gray ed il tastierista Randy Gane, Kings & Thieves si presenta come un disco di hard rock, a tratti venato di blues o addirittura..rap e di qualche ritornello “easy”. (altro…)

Anche nella parte conclusiva di questo 2012 continua il fenomeno dei “ritorni”, più o meno illustri e a questa, che pare divenuta una consuetudine, non si sottraggono nemmeno i vecchi e cari Focus, epica band olandese degli anni ’70. A quel tempo venivano presentati come una sorta di alter ego dei Jethro Tull, sia per la presenza importante del leader Thijs Van Leer (anche lui eccezionale flautista) che per effettivi e analoghi richiami musicali; tant’è, il gruppo “oranje” ha comunque vissuto un periodo molto florido proprio in quella che è ritenuta a ragione l’età dell’oro del progressive rock.

La formazione nel tempo si è mantenuta stabilmente in forma di quartetto e andando a ritroso ha regalato non poche gioie agli appassionati tra le quali, segnatamente, i primi tre album; in quegli anni tra l’altro potevano contare sull’apporto del valido chitarrista Jan Akkerman ed il successo, sopratutto in Inghilterra, non si fece attendere. Di contro ebbero anche la sventura di capitare nel bel mezzo di tutto il fermento prog e così, pur se riuscirono a raccogliere meritati consensi, rimasero forse un pò schiacciati dai grandi nomi del genere. (altro…)

Quando in aprile ho avuto modo di scrivere su Battle Scars non immaginavo che di li a pochi mesi i Galahad avrebbero avuto l’ardire di riproporsi con un nuovo album; caso piuttosto raro nel nostro tempo quello di due uscite nello stesso anno solare, circostanza appartenente senz’altro ad un epoca oramai lontana.

Ed è pure singolare questa concomitanza a fronte dei cinque anni di silenzio che avevano preceduto questo 2012; evidentemente la band inglese è attraversata da un nuovo e torrenziale fermento compositivo.

Beyond the Realms of Euphoria, questo il titolo del nuovo lavoro, è stato realizzato con la collaborazione di Karl Groom (già chitarrista e produttore dei Threshold, oltre che Pendragon) nei suoi Thin Ice Studios.

Sette brani che, fatalmente, prendono le mosse da Battle Scars andando ad espandere ed ampliare maggiormente le incursioni verso sonorità trance da una parte e altre più dure, più metal da un’altra (la mano di Groom si fa sentire).

Valgono le considerazioni fatte a margine nella presentazione del disco precedente, chi avesse voglia di dare loro una sbirciata le trova qua: https://agesofrock.wordpress.com/2012/04/21/galahad-battle-scars-2012/ (altro…)

Trascorsi ben sedici anni da quel Down on the Upside che pareva il capitolo conclusivo, redivivi, si ripresentano i Soundgarden con l’ampiamente annunciato ultimo album intitolato King Animal. Disco come dicevo atteso da tempo e che ha avuto una gestazione davvero molto lunga se si pensa che c’è voluto circa un anno e mezzo per completarne la registrazione. I numerosi impegni solisti di Chris Cornell, oltre che quello di Ben Sheperd al quale ha preso parte pure l’instancabile drummer Matt Cameron, hanno sicuramente molto rallentato la nascita delle nuove composizioni di quello che, li si ami o li si detesti, è uno dei lavori più invocati di questo anno.

Paladini della scena di Seattle e autori di alcune pagine indimenticabili in ambito grunge e/o comunque alternative rock tornano a proporre il loro sound inconfondibile, caratterizzato dall’ugola del singer e lo fanno con una ritrovata verve che lo fa preferire, di primo acchito, allo stanco e un pò fiacco disco del 1996.

Lasciando inalterata l’intelaiatura del gruppo e le sonorità, dalle quali a dire il vero qua e la traspare una volontà di attualizzazione, i Soundgarden provano a rendere ancora viva una fase musicale, una scena, che ha perso strada facendo alcuni dei propri interpreti principali. (altro…)