Archivio per la categoria ‘Recensioni Uscite 2018’

Dopo poco più di due anni e mezzo di silenzio si riaffacciano i tedeschi Subsignal presentando, via Gentle Art of Music, il loro quinto lavoro, La Muerta.

Prodotto da Yogi Lang e Kalle Wallner (RPWL), il nuovo album traccia un nuovo punto di equilibrio per il quintetto che nel frattempo ha arruolato Markus Maichel alle tastiere in luogo di Luca Di Gennaro; il sound della band pare sfrondato da qualche fronzolo di troppo, alleggerito e snellito nella costruzione e nello sviluppo, ricercando una miscela tra progressive, qualche incursione hard rock e non disdegnando, tra le righe, alcune sfumature A.O.R. e, azzarderei, persino pop.

Sulla carta mi si potrà obiettare che non c’è poi molto di nuovo ma in realtà, all’ascolto, le sensazioni sono diverse.  (altro…)

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Dici Spock’s Beard e ripensi agli anni ’90, a quella stagione che ha partorito e rappresentato la nascita della terza generazione del progressive rock, andato poi declinandosi sotto varie forme. Tredici album in studio all’attivo, alcuni live, un’intensa attività costellata di tournée in giro per il mondo…ed oggi, con il consueto piglio ed ancora una buona dose di entusiasmo, la band statunitense richiama l’attenzione su di sé con Noise Floor, il nuovo lavoro che si compone di un CD ed un EP suddiviso in 4 brani.

La formazione registra l’importante rientro (almeno in studio) di Nick D’Virgilio alla batteria in luogo del fuoriuscito Jimmy Keegan; l’album, come andremo a vedere, mostra le consuete peculiarità della band, qui a mio parere più a fuoco che nel recente passato (The Oblivion Particle). (altro…)

Mariusz Duda, bassista e frontman dei Riverside, fa doppietta con la pubblicazione di Under The Fragmented Sky, sesto capitolo del side project denominato Lunatic Soul che segue a soli sette mesi di distanza l’uscita dell’ottimo Fractured.

Il nuovo album, edito ancora per KScope, vede il solo Wawrzyniec Dramowicz accompagnare alla batteria il bassista e cantante polacco, in quella che è una sorta di chiusura del cerchio tracciato con il disco precedente; anche qui è di nuovo un’intenzione electronic a fare da linea guida, un sentore che da tempo pervade Duda, emerso pure sulla sponda della band di origine con Love, Fear and the Time Machine.

La programmazione dei synth recita quindi un ruolo di primissimo piano, come del resto la voce calda ed evocativa, talvolta filtrata, del musicista. (altro…)

Edito per KScope esce in questi giorni Soyuz, il nuovo e decimo album degli inesauribili norvegesi Gazpacho. A grandi linee, l’idea alla base di questo lavoro fa riferimento alla impossibilità di “salvare” (per poi rivivere) i migliori momenti della nostra vita e quindi ecco la fantasia di congelare gli istanti e gli episodi più felici attraverso otto brani che raccontano altrettante storie, lungo i secoli e Paesi lontani; tra questi, come da titolo, il viaggio della navicella spaziale sovietica Soyuz, terminato per un guasto con la morte del pilota Vladimir Komarov.

Da un punto di vista musicale il sestetto ribadisce  la propria indole intimista, a tratti oscura ed incombente, crossover nel DNA e quel seme di minimalismo di stampo Radiohead che è quindi germogliato prepotentemente, accompagnato da altri riverberi più o meno evidenti o consueti. (altro…)

Reduci da un’uscita a mio avviso non propriamente esaltante (Under The Red Cloud  2015), tornano in prima linea gli Amorphis presentando via Nuclear Blast il loro tredicesimo album, dal titolo Queen Of Time.

La regia del puntuale Jens Bogren guida la band finlandese anche attraverso l’apporto massivo di un coro ed un’orchestra, enfatizzando alla bisogna i passaggi più lirici oppure quelli più aggressivi, declinati in dieci brani per la durata complessiva di un’ora circa.

La pubblicazione precedente in effetti aveva evidenziato qualche dubbio circa una certa ripetitività del songwriting, chiuso rigidamente in uno steccato che in passato aveva fatto la fortuna della band ma che, a lungo andare, cominciava a mostrare la corda. E dunque l’interrogativo, di rito in questo caso: sono riusciti gli Amorphis a superare l’impasse ? (altro…)

A tre anni di distanza da The Unquiet Sky ma, sopratutto, giusto a venti anni dall’uscita di The Visitor al quale idealmente si riallaccia, gli Arena pubblicano la loro nuova fatica dal titolo (appunto) Double Vision.

Si tratta del nono album in studio per la band guidata dal biondo tastierista Clive Nolan e dal batterista Mick Pointer; la formazione debuttò, lo ricordo, ormai ben 23 anni fa. I rimandi e la ricerca del completamento di qualcosa rimasto in sospeso su The Visitor sono qua e la sensibili e, per di più, in qualche modo confermati dallo stesso Nolan in sede di presentazione del disco.

L’esito, parere del tutto personale, ne è piuttosto distante. (altro…)

Prosegue sicuro il cammino dei milanesi Not A Good Sign, validissimi rappresentanti di un eclectic prog ben suonato e proposto nella ideale miscela tra un occhio al passato ed uno al futuro.

Un percorso discografico, quello di Paolo “Ske” Botta e compagni, cominciato circa 5 anni fa e giunto adesso al terzo capitolo, un passaggio il più delle volte cruciale per una band, sovente decisivo per misurarne la maturazione.

Forte di una formazione ormai consolidata, il quintetto lombardo non si sottrae così a questa sfida pubblicando Icebound, un lavoro molto coeso in cui trovano spazio momenti tecnici ed intricati e, a completamento, altri emotivamente “caldi” ed appassionati. (altro…)