Archivio per la categoria ‘Saranno famosi’

“…un ensemble freak ed anarcoide che fa di questa imprevedibilità la propria…rotta di navigazione. Questo è lo spirito che, volutamente vintage ma al tempo stesso sfrondato di inutili e pesanti “seriosità”, anima un disco senza dubbio esclusivo, anche quando non fa mistero delle derivazioni di cui è permeato.”

Auto citarsi non è mai elegante ma mi è utile in questo caso per ricordare da dove eravamo partiti, circa tre anni e mezzo or sono. Sto parlando dei Winstons, power trio italiano tornato alla ribalta in questi giorni con la pubblicazione del secondo album, Smith.

Ho atteso prima di scrivere un commento su questo disco, in rete circolano già alcune entusiaste recensioni; ho atteso perché volevo essere certo delle mie sensazioni, piuttosto discordanti tra loro.

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Quando tre anni e mezzo or sono, in occasione del debutto descrivevo i Rendezvous Point come un ibrido tra prog-metal e djent, cercavo anche di indicare dei riferimenti, ovvero LeprousTesseract BTBAM.

La band norvegese pubblica in questi giorni il secondo atto intitolato Universal Chaos e lo fa con l’identica formazione dell’esordio in cui, giova ricordarlo, milita pure l’arrembante e lanciato batterista dei LeprousBaard Kolstad.

Ho nominato già due volte il gruppo condotto da Einar Solberg perché in effetti il sound dei Rendezvous Point si è spostato molto verso quello dei più noti connazionali, così come in ambito djent, tralasciando nelle retrovie i tipici e tecnici assalti di matrice prog-metal. (altro…)

Quando si parla di neo-prog è quasi automatico richiamare con il pensiero l’Inghilterra. Ed è proprio da Londra che giunge The Far Meadow, una band formata da cinque elementi a guida vocale femminile che tra i numerosi input di riferimento, a mio vedere, si può accostare istintivamente ai Renaissance. Ovviamente questo è un parallelo che va interpretato traslandolo nel tempo, quindi attuato sulla base di sonorità più vicine al nostro tempo, filtrate ulteriormente attraverso il sound risalente agli ’80s prima e, per qualche riflesso, ai Magenta poi.

Foreign Land, pubblicato per Bad Elephant Music, è la terza e nuova fatica del gruppo che, accanto ai fondatori Eliot Minn (tastiere e piano) e Paul Bringloe (batteria), vede completarsi la formazione con Denis Warren (chitarre), Keith Buckman (basso) e la voce solista di Marguerita Alexandrou(altro…)

Chi come il sottoscritto apprezza la contaminazione, l’incrocio di sonorità diverse, il sovrapporsi e lo scambiarsi di intuizioni differenti, non potrà rimanere indifferente al terzo e nuovo album degli eclettici e preparati Mad Fellaz, intitolato semplicemente III e prodotto dall’ex bassista de Le OrmeFabio Trentini.

King Crimson, Gentle Giant, certo sound di Canterbury, il Banco ma pure ÄnglagårdAnekdoten Porcupine Tree: questo il crogiuolo musicale che origina e compone la proposta dei Mad Fellaz.

La giovane band veneta si ripresenta dopo tre anni con una formazione in parte rinnovata ma con intatto entusiasmo ed approccio; Luca Brighi (voce) e Ruggero Burigo (chitarra e sitar) sono i nuovi entrati in luogo dei fuoriusciti Anna Farronato Jason Nealy. (altro…)

Echi di Katatonia, Opeth e dei Swallow The Sun più morbidi, accompagnati da rade incursioni electronic e da qualche timido accenno prog-folk, sulla direttrice del “grande nord”; questi, in linea generale, gli elementi principali a caratterizzare cinque anni fa la proposta dei debuttanti Oak (Lighthouse  2013).

Proprio in questi giorni la band norvegese torna sulle scene con il secondo lavoro, False Memory Archive pubblicato per l’etichetta Karisma Records e reputo che meriti una segnalazione.

Il gruppo è formato da Simen Valldal Johannessen (voce, piano e tastiere), Øystein Sootholtet (basso, chitarre e suoni programmati) e Sigbjørn Reiakvam (batteria). Alla chitarra solista si alternano Ole Michael BjørndalBjorn Riis dei Airbag Stephan Hvinden dei Pymlico. (altro…)

Esattamente a quattro anni di distanza torno con piacere a segnalare i Distorted Harmony ed il loro terzo e nuovo lavoro intitolato A Way Out. La frizzante band israeliana ha rimescolato le carte nella propria line up e presenta una proposta dal forte sapore djent metal; non che questo sia di per sé una novità ma è indubbio che il sound attuale abbia abbandonato quasi completamente le iniziali sponde prog metal per tuffarsi nel mare aperto del djent, conservando come punti di riferimento MeshuggahPeriphery e, sopratutto, TesseracT.

Nel periodo intercorso dalla precedente pubblicazione, il gruppo ha svolto un’intensa attività live a supporto di grossi nomi ed ha modificato la formazione con l’ingresso di un secondo chitarrista, Amit Plaschkes. (altro…)

Esattamente a quattro anni di distanza torno a parlare dei polacchi Disperse per il loro terzo e nuovo album intitolato Foreword. Una breve segnalazione, utile spero a tenere d’occhio una giovane band depositaria di un sound piuttosto composito, amalgama di molteplici influenze ma comunque alla fine interessante.

Con una coppia ritmica nuovamente mutata, il quartetto guidato da Jakub Zytecki (chitarre) propone così un prog metal piuttosto sui generis e abbastanza personale, una rilettura di genere ad ampio raggio che sconfina nella fusion quanto nel progressive rock, innalzando ora la tensione con frequenti incursioni in campo djent metal. Abbandonati dunque quei riferimenti ai Riverside che facevano parte del repertorio, Foreword mostra dunque un lato inedito della band.

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