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Come avevo avuto modo di accennare due anni fa, lo Steve Hackett di Wolflight non mi aveva entusiasmato come in altre occasioni; si trattava infatti di un album piacevole e poco più, non abbastanza incisivo.

Pubblicato da Inside Out, esce adesso The Night Siren, lavoro che sulla carta dovrebbe offrire qualche spunto di novità in quanto il chitarrista inglese ha radunato intorno a sè, oltre la consueta band, una moltitudine di musicisti e cantanti provenienti dal medio oriente, dall’Azerbaijan, dagli Stati Uniti e dal nord Europa, celebrando in qualche modo una sorta di melting pot sonoro, portato a compimento con l’utilizzo aggiunto di strumenti etnici. (altro…)

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frontL’uscita di un nuovo lavoro di Steve Hackett, uno dei veri ultimi baluardi della golden era del progressive rock, suscita immancabilmente un misto di attesa, curiosità, speranza.

Sono sempre tante (e forse troppe) le aspettative riposte nei lavori del chitarrista inglese, rimasto per i fans più “attempati” l’unico vero anello di congiunzione con l’epoca dei Genesis; a mio parere però la chiave di lettura non deve essere questa, sono infatti trascorsi decenni da allora ed il Maestro ha prodotto nel frattempo una apprezzabile e cospicua discografia solista, con cui ha intrapreso molteplici strade del tutto personali. (altro…)

Una leggenda del progressive, un chitarrista fondamentale; un disco (molto bello) uscito nell’ultima parte del 2011, l’ occasione per celebrare i 40 anni trascorsi dalla sua prima apparizione in Italia (era Genesis). Il concerto di  Steve Hackett al Viper Club di Firenze si presentava carico di elementi di interesse e di buoni presagi, in una location che solo qualche sera prima aveva registrato sold-out per la performance del Banco e de Le Orme. A ben vedere proprio così purtroppo non è stato, la serata dopo una trepidante attesa si è rivelata fatta di luci e ombre, un gioco di chiaro-scuri dovuto in massima parte ad un paio di fattori concomitanti dei quali cercherò di delineare meglio i contorni, premettendo comunque che di serate simili vorrei viverne ancora a bizzeffe.

Sulle note della bellissima Loch Lomond, tratta dalla recente release, la band è salita sul palco: Hackett presentava al suo fianco la compagna Amanda Lehmann (chitarra ritmica e voce), Roger King (tastiere), Gary O’Toole (batteria e voce), Lee Pomeroy (basso), Rob Townsend (sax e flauto). Band oramai rodata da anni di spettacoli, padrona della situazione come vedremo sopratutto nel proprio repertorio o, genericamente, in quello dell’ Hackett solista.

Una scaletta gustosa ed interessante, nella quale Steve ha presentato diversi brani da Beyond The Shrouded Horizon ma anche, andando a ripescare molto indietro nel tempo, veri e propri gioielli presi da Spectral Mornings e Voyage of the Acholyte. Inframezzati a questi ha eseguito alcune vere e proprie perle dei Genesis e qui, ahimè, sono venuti fuori i problemi. (altro…)

Un’uscita molto attesa questa di Steve Hackett e puntualmente il nostro si è fatto trovare all’altezza della situazione. Evidentemente superati in maniera definitiva i problemi matrimoniali e di management che lo avevano afflitto in passato, presenta questo nuovo Beyond the Shrouded Horizon dal quale esce, a mio parere,un Hackett notevolmente rivitalizzato.

Premetto che io ho a disposizione la versione basic dell’album, quella su CD singolo ; in alternativa è disponibile una limited edition su due CD,con bonus track ,che io ad oggi però non ho mai ascoltato.

La copertina suggestiva, colori tenui , un orizzonte velato di mistero, fa appena presagire ciò che sarà lo svolgimento dell’album, completo rispetto al repertorio del chitarrista.

Scorrendo i credits si confermano molte presenze abituali come quella del fratello John al flauto, Nick Beggs al basso, Amanda Lehmann voce e quasi tutti i partecipanti a Out of the Tunnel’s Mouth. Segnalo anche il contributo dell’immenso (in tutti i sensi) Chris Squire degli Yes in tre brani.

E veniamo al disco….Sarà che ho le orecchie abbastanza allenate,sarà che il progressive l’ho sempre avuto nelle vene ma Beyond rapisce al primo ascolto, istantaneamente ! (altro…)