Posts contrassegnato dai tag ‘Andy Tillison’

frontUn infinitesimo pixel, un pallido puntino azzurro sospeso nello spazio. Questa è l’immagine della Terra rimandata nel 1990 dalla sonda spaziale Voyager 1; un piccolo punto che rappresenta in verità il nostro pianeta e l’umanità intera, con i suoi limiti e le tante perplessità. le illusioni e le contraddizioni. Uno scritto dell’astronomo americano Carl Sagan ha così ispirato Jonas Reingold nella composizione di DOT (esce per Inside Out), quinto e nuovo album dei suoi Karmakanic.

Il talentuoso e prolifico bassista di Malmö, con i Flower Kings momentaneamente in stand-by, ha continuato a tessere progetti e collaborazioni con grande voracità musicale e tra questi, dopo circa 5 anni, è tornato..in orbita con quella che è a tutti gli effetti una sua creatura. (altro…)

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frontDevo tornare indietro abbastanza, tre mesi fa, marzo 2015; Christina Booth, la splendida voce dei Magenta, pubblica il suo secondo album solista dal titolo The Light. Un lavoro travagliato e sofferto che vede la luce dopo un periodo complicatissimo per la cantante gallese, costellato di lutti, gravi malattie e tanto dolore.

Una sequela di sventure in ambito personale capaci di abbattere un elefante ma non la minuta artista di Cardiff che con un coraggio leonino ed una forza d’animo impareggiabile è riuscita a trovare la forza di reagire e tornare in studio e sul palco con la band. (altro…)

0216tem_en_de.pdfCon i Tangent di Andy Tillison eravamo rimasti al folgorante Le Sacre du Travail, sicuramente una delle uscite più brillanti del 2013; uno stop di poco meno di due anni ed eccoli di nuovo sulla scena con la nuova pubblicazione, ottava della serie, dal titolo A Spark in the Aether – The Music That Died Alone: Volume Two, edito per Inside Out.

Materiale inedito naturalmente ma con un evidente collegamento al primo album, datato 2003.

Chi segue da vicino il percorso musicale di questa band raccolta intorno al tastierista inglese, ha ben presente quanto abbia sempre fatto del turn over della formazione un tratto imprescindibile; mai due album consecutivi con la medesima line up. (altro…)

frontPoco più di un anno fa ho avuto modo di entusiasmarmi e tessere le lodi per The Man Left in Space, ottima uscita a firma Cosmograf, una project band che fa riferimento al mastermind inglese Robin Armstrong.

Finalmente è in uscita il nuovo capitolo, quinto della serie, intitolato Capacitor; dico subito, si incanala sulle orme del concept precedente ma solo in parte. Il sound pertanto è sì quello conosciuto (un new prog moderno che si abbevera ancora alla fonte dei Pink Floyd e della psichedelia seventies) ma stavolta è molto più netta e percepibile l’attualizzazione delle sonorità.

Anche in questa occasione è ben nutrita la pattuglia di musicisti che accompagna il poli strumentista britannico, tutti di nome e gran classe. La formazione è in parte cambiata rispetto al disco del 2013: infatti, mentre alla batteria troviamo ancora l’ottimo  Nick D’Virgilio e alla chitarra, pur se solo in un brano, il massiccio Matt Stevens, gli altri ruoli registrano succulenti novità. (altro…)

FrontUna delle band iconiche del new prog è e resta indubbiamente The Tangent, gruppo-laboratorio dal quale è transitata una quantità impressionante di validissimi musicisti; il comune denominatore, il perno intorno al quale è sempre ruotata l’inerzia del progetto è tutt’ora l’imprescindibile Andy Tillison, tastierista (e voce) e vero mastermind del combo.

Dopo l’uscita di COMM (2011) The Tangent hanno attraversato un periodo abbastanza instabile, dovuto come al solito ai molteplici impegni dei vari musicisti sino a ventilarne il definitivo scioglimento; in seguito Tillison è riuscito a recuperare il filo del discorso e, rimescolando le carte per l’ennesima volta, è stato in grado di dare vita ad una nuova versione della band.

Le Sacre du Travail esce dunque con il solo Theo Travis (fiati) reduce dalle pubblicazioni precedenti; l’ attuale line up, di nuovo stellare, prevede così David Longdon (Big Big Train) voce, Jakko Jakkszyk chitarra e voce, Gavin Harrison (!) batteria, l’ottimo Jonas Reingold al basso, Guy Manning chitarra acustica e la voce narrante di Rikard Sjoblom (Beardfish). (altro…)

Qualche giorno fa stavo ascoltando dopo tanto tempo Bard (2002) e parlando con un’amica questa mi ha chiesto cosa ne pensavo dell’ultimo album dei Big Big Train; sono rimasto letteralmente spiazzato perché evidentemente l’uscita mi era sfuggita e ho pensato di rimediare subito. Così, ecco qua English Electric, settima e recente fatica del quintetto inglese capitanato da Greg Spawton; a dirla tutta c’è anche un sottotitolo, Part One, perché a marzo del prossimo anno la band farà uscire il secondo capitolo.

Da sempre alfieri di un new prog ben suonato e con evidenti derivazioni dal passato rimangono ancora tra quei gruppi che in effetti hanno forse raccolto meno di quanto seminato. Accomunati al giro “che conta” in alveo progressive in realtà ne sono  rimasti per lungo tempo in seconda fila e questo nonostante una produzione sin qui di indubbia qualità, a cominciare dal debutto collocato nel 1994. Stessa sorte  è capitata a diverse band in ambito prog, restate in qualche modo figlie di un dio minore benchè la proposta si fosse rivelata interessante. Nel caso particolare i BBT  non erano certo gruppo di nicchia ma oggettivamente non si andava molto più in la; solo negli ultimi anni finalmente sono stati capaci di ritagliarsi il posto che meritano. Considerazioni queste magari anche scontate ma trovo utile ribadire come sovente oggi la buona musica vada cercata perché altrimenti i media su questo non vengono di certo in aiuto. (altro…)