Posts contrassegnato dai tag ‘Bent Sæther’

Creativi, immaginifici, eclettici; tornano gli inarrestabili Motorpsycho con The Crucible, nuovo album del trio norvegese concepito come evoluzione del precedente The Tower. Solo tre tracce in scaletta per una durata complessiva di una quarantina di minuti. Disco asciutto, sintetico, nel quale però è contenuta molta sostanza intesa come insieme di idee, di input sonori legati e ben distinti tra loro al tempo stesso. Prova ne sia che ognuno dei tre brani rende sensazioni originali e personali senza avere necessariamente un collegamento con gli altri.

Estro e genialità non hanno mai difettato nella mente di Bent Saether Hans Magnus “Snah” Ryan; se a questi si aggiunge un Tomas Jarmyr ormai perfettamente calato nel sound psichedelico della band, il gioco è fatto. (altro…)

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frontNuovo appuntamento con la magmatica creatività dei Motorpsycho. Due anni dopo il travolgente Behind the Sun la band norvegese presenta il nuovo e diciassettesimo lavoro dal titolo Here Be Monsters, pubblicato per l’etichetta Rune Grammofon. Il trio di Trondheim prosegue la sua marcia inarrestabile, a dispetto del tempo trascorso e lo fa con un altro album, l’ennesimo, in grado di squadernare tutto ed il contrario di tutto: i consueti passaggi lisergici ed acidi a sottolineare un sentire psichedelico di fine anni’60, una suite avventurosa, brevi passaggi più melodici.

In poche parole viene di nuovo issato il vessillo di quello che, in merito al gruppo di Bent Sæther , viene definito eclectic prog. (altro…)

frontUn gruppo con una storia ormai lunga e consolidata alle spalle, un sound estremamente eclettico e difficilmente catalogabile tanto da fare nel tempo collezione di “etichette”: progressive, new prog, psychedelic rock, alternative rock, post rock. Tutto e niente di questo, sto parlando dei Motorpsycho che pubblicano in questi giorni il loro nuovo e sedicesimo titolo, Behind the Sun.

Un anno fa avevano dato alle stampe Still Life With Eggplant che mi aveva colpito per l’insolito senso di leggerezza ed immediatezza, alcuni brani parevano addirittura seguire la forma-canzone con risultati comunque sempre più che dignitosi.

Confermata la presenza come secondo chitarrista di Reine Fiske (già con i Landberk), il trio divenuto..quasi un quartetto riparte proprio dall’album precedente per espandersi nuovamente verso più direzioni. (altro…)