Posts contrassegnato dai tag ‘Chris Squire’

ChrisSquireOgnuno cresce musicalmente con degli eroi, dei personaggi che divengono simbolo e paradigma di uno strumento e di quelle sonorità che una volta che ti catturano sono destinate a rimanere dentro per sempre, a non lasciarti più.

Esistono purtroppo delle malattie che non lasciano speranza, non danno scampo e proprio una di queste ha fulminato (mi si passi il termine) uno dei più grandi, immensi e carismatici bassisti della storia del rock; ho appreso la notizia pochi minuti fa e non ci volevo credere.

Adesso resta solo un silenzio assordante e la certezza che il suo Rickenbacker pulserà per l’eternità, niente altro.

Addio Chris.

Max

 

 

 

Annunci

frontL’uscita di un nuovo lavoro di Steve Hackett, uno dei veri ultimi baluardi della golden era del progressive rock, suscita immancabilmente un misto di attesa, curiosità, speranza.

Sono sempre tante (e forse troppe) le aspettative riposte nei lavori del chitarrista inglese, rimasto per i fans più “attempati” l’unico vero anello di congiunzione con l’epoca dei Genesis; a mio parere però la chiave di lettura non deve essere questa, sono infatti trascorsi decenni da allora ed il Maestro ha prodotto nel frattempo una apprezzabile e cospicua discografia solista, con cui ha intrapreso molteplici strade del tutto personali. (altro…)

frontConcludendo il report del concerto tenuto dagli Yes a Padova lo scorso 17 maggio manifestavo la mia impazienza e la curiosità per l’uscita prossima di Heaven & Earth. Il momento sta arrivando ed è quindi possibile mettere nero su bianco le prime impressioni, basate su di un ascolto più o meno continuo effettuato per alcuni giorni.

Covert art a cura del sempiterno Roger Dean, il ritorno ad un nuovo album dopo il più che discreto Fly From Here (2011) che però era costruito in larga parte su vecchio materiale mai editato; ed ancora, il primo lavoro con Jon Davison nel ruolo che fu di Anderson, roboanti dichiarazioni dei protagonisti utili a creare il giusto grado di attesa, di hype intorno alla nuova pubblicazione.

Nuovo per gli Yes anche il produttore (Roy Thomas Baker), il missaggio dei brani a cura dell ‘ex membro Billy Sherwood, un peso importante del nuovo cantante nella stesura dei testi. (altro…)

Molto elegante e curato nei dettagli, il Gran Teatro Geox di Padova si è presentato praticamente sold out ieri sera per l’atteso concerto degli Yes. Come da programma del lungo tour in corso l’esibizione prevedeva l’esecuzione completa di ben tre capisaldi della discografia della storica band inglese e cioè The Yes Album, Close to the Edge Going For the One.

Un succulento antipasto in attesa dell’uscita del nuovo lavoro prevista per l’estate ma, aggiungo, un antipasto incentrato gioco-forza sul passato e dunque sui ricordi e le emozioni di una golden era del progressive ormai decisamente lontana.

Con una quindicina di minuti di ritardo ha preso il via lo show e la partenza è stata affidata ad uno dei dischi monumentali del genere, Close to the Edge. Contrariamente a quanto mi aspettavo devo dire che lo start è avvenuto leggermente in sordina; un avvio un pò macchinoso con i musicisti estremamente concentrati e poco inclini a regalare “spettacolo” al di fuori della splendida musica, un pò “lontani” dal pubblico. (altro…)

Come in ogni favola prima o poi giunge la fine e nel 1977 questo accade anche per il progressive rock; il tempestoso ed implacabile vento del punk travolge in primis proprio i mostri sacri del prog, imponendo modelli musicali e comportamentali situati agli antipodi. Trame scarne ed essenziali, assenza totale di tecnicismi, un messaggio duro ed asciutto che si contrappone in tutto a ciò che il progressive ha sin qui rappresentato. Nello stesso momento la maggior parte delle prog band annaspa, molti in crisi di idee, alcuni maturano di li a non molto lo scioglimento, altri ancora tentano di proseguire cercando di reinventarsi con risultati a dir poco altalenanti.

In ogni caso l’apice è stato toccato e la parabola, inesorabilmente discendente, è stata ampiamente imboccata. Si sta per chiudere una stagione d’oro, difficilmente ripetibile; nessuna delle storiche band di riferimento resterà immune, poco dopo qualcuna (Emerson, Lake & Palmer) ne verrà travolta. In ogni caso il ’77 rimarrà nei ricordi come una vera e propria dead line, un punto di rottura indelebile cui solo rarissime eccezioni, vedi lo splendido doppio live Seconds Out dei Genesis, sapranno replicare.

Tra queste, anzi, la principale di queste è rappresentata dagli Yes che durante l’estate sfornano Going For the One, ottavo album della formazione che risulterà a tutti gli effetti il loro ultimo, grande capolavoro. (altro…)

Un progetto annunciato da tempo che, almeno tra i fans “stagionati” del progressive rock, ha scatenato immediatamente molte fantasie, auspici ma anche scongiuri. E’ noto infatti che se esiste una frangia di appassionati severa ed inflessibile questa è rappresentata proprio dagli estimatori del progressive, in particolar modo quello delle origini, della prima ora; esistono vari motivi per i quali esiste questo tipo di pensiero, molti li capisco, alcuni li condivido, altri meno. Non solo, tutto ciò non è esclusivamente riconducibile all’ aspetto musicale ma anche al periodo storico nel quale il genere è nato e si è sviluppato; ad un modo ben preciso di recepire, vivere e condividere la musica ed i testi. Diciamo che spesso i vecchi progger, oramai per lo più canuti, si riconoscono dall’odore.

Chris Squire Steve Hackett, sulla carta un’ accoppiata da leccarsi i baffi ! A completamento delle collaborazioni del Bassista negli ultimi album dell’ ex Genesis è stato finalmente dato alla luce questo disco, a nome di entrambi, che non poteva non solleticare aspettative e curiosità. Qui nasce però la prima difficoltà che risiede nel cercare di allontanare dalla mente lo status e la storia dei due per cercare di valutare serenamente questo prodotto. (altro…)

Quando quattro anni fa mi sono imbattuto nei Glass Hammer per la prima volta sono rimasto stupito e dubbioso allo stesso momento. Nella track-list di Culture of Ascent era presente South Side of the Sky degli Yes e Jon Anderson prestava la sua voce. Le domande principali che mi ronzavano in testa erano : chi sono e perchè lo fanno ? Sono una cover-band, una tribute-band ?  Il cantante in realtà è Jon Anderson ? Il bassista è Chris Squire ? Se sono loro perchè usare degli pseudonimi ? Insomma, in una parola, sono uguali agli Yes !!  Nel 2010 poi con l’uscita di If questi sentimenti non solo hanno trovato conferma ma anzi, ne sono usciti rafforzati  Così ho cominciato a documentarmi e ho scoperto alcune cose, la prima delle quali era che non si trattava degli Yes sotto mentite spoglie ma di una band americana, precisamente del Tennessee, dedita neanche tanto al new prog ma veri e propri paladini dell’autentico progressive d’antan. Hanno esordito nel 1993 e con questo hanno rilasciato dodici album, molti dei quali presentati da  bellissime copertine recanti il logo del gruppo disegnato ( manco a dirlo) da Roger Dean. I testi pescano a piene mani dalla letteratura fantasy (Tolkien ad esempio) ed i suoni oscillano costantemente tra evidentissimi riferimenti a Yes e a Emerson, Lake & Palmer.

Steve Babb (basso) e Fred Schendel (tastiere e chitarra) sono dalle origini il fulcro del gruppo; alle pelli evoluisce l’ottimo Randall Williams mentre il chitarrista è Alan Shikoh. Voice del gruppo è Jon (!!) Davison che quasi costantemente si avvicina nel timbro in modo inverosimile a Jon Anderson. Balza agli occhi anche il fatto che, considerando la musica che suonano, siano statunitensi e non inglesi. (altro…)