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La traiettoria di Cristiano Roversi con i Moongarden negli ultimi anni è stata sorprendente. A Vulgar Display of Prog Voyeur sono infatti due lavori che hanno modificato considerevolmente le coordinate sonore della band in quella ricerca e quella contaminazione che, a mio parere, risiedono nell’essenza dell’attitudine progressive.

Dunque, quattro anni dopo l’uscita del fresco ed alternativo Voyeur e con la medesima formazione, il gruppo torna sulla scena con la pubblicazione del nuovo album dal titolo Align Myself To The Universe.

Volendo fare una considerazione meramente numerica si può notare come questo sia l’ottavo titolo in 24 anni di attività: una band che quindi preferisce centellinare le proprie proposte in un mercato probabilmente già saturo. (altro…)

frontCinque anni di silenzio discografico, una formazione in parte rinnovata e poi, sopratutto, il coraggio di cambiare, di intraprendere un percorso alternativo piuttosto che adagiarsi comodamente sugli allori. Questo lo spirito che guida Voyeur, il nuovo e settimo album dei Moongarden di Cristiano Roversi

Con un passato come quello della band mantovana la scelta, forse l’azzardo per alcuni, va salutato a mio avviso come una grande prova di maturità, degna di non molti musicisti (cito d’istinto Fabio Zuffanti); l’anima progressive di un musicista credo si rintracci proprio in questo, nel volere tentare nuove strade, nuove soluzioni, senza continuare a crogiolarsi in sonorità splendide ma che oramai, probabilmente, hanno già offerto il meglio che potevano. (altro…)

frontQuando mi trovo a parlare di gruppi o musicisti italiani in ambito progressive rock confesso di trovarmi talvolta a disagio; non si tratta di esterofilia assoluta o di cieca prevenzione, esistono invece modalità e atteggiamenti che spesso mi lasciano perplesso e non riescono a coinvolgermi.

Sicuramente nel canto prediligo la lingua inglese ma anche i nostri gruppi sono riusciti ad esprimere grandi talenti; penso al povero “Big” Francesco Di Giacomo, all’immenso Demetrio, allo stesso Aldo Tagliapietra, ed in altri momenti a Bernardo Lanzetti oppure Roberto Tiranti.

La maggiore capacità di sintesi della lingua inglese, certa pomposità e artificiosità nell’uso dei vocaboli in molti testi italiani, una spiccata tendenza a rimanere rigidamente ancorati al modello degli anni ’70…tutto ciò molto spesso mi allontana da molte (non tutte, sia chiaro) proposte nostrane. (altro…)

frontCristiano Roversi Gigi Cavalli Cocchi sono due musicisti infaticabili e validissimi, i cui destini si sono incrociati ormai più volte in svariate collaborazioni o in band stabili.Tra le tante combinazioni e moniker i primi che vengono alla mente sono senza dubbio Moongarden (a quando un altro album ?) e Mangala Vallis, dunque quanto di meglio a mio parere abbia potuto esprimere in Italia il new prog negli ultimi anni.

Nel fitto calendario di impegni e side project trova di nuovo posto quello denominato Submarine Silence, giunto così al secondo episodio dal titolo There’s Something Very Strange In Her Little Room.

Un’ uscita a sorpresa se vogliamo, quando si pensa che l’album di esordio dal titolo eponimo venne pubblicato nell’ormai lontano 2001; c’era molto dei Genesis Tony Banks in quel disco, forse ingiustamente trascurato dalla critica. Di certo risultava estremamente derivativo ma non mancava di ammaliare per la dolcezza ed il gusto.

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Saluto sempre con grande piacere queste nuove uscite perché otre che a trattarsi di bella musica sono anche a nome di un gruppo italiano; ciò mi regala ancor più soddisfazione e mi viene da aggiungere: finalmente ! C’ è  voluta un’attesa di ben sette lunghi anni, quelli trascorsi da Licanthrope (2005), per ascoltare la terza uscita della band reggiana ma credo ne sia valsa la pena.

Nel frattempo sono accadute diverse cose, tra le quali le più significative vedono l’abbandono del grande Bernardo Lanzetti (Acqua Fragile, PFM) e di Riccardo Sgavetti (basso). Al loro posto un nome noto, una “voice” di tutto rispetto nonchè bassista, sto parlando di quel Roberto Tiranti già con i Labyrinth ed i New Trolls e che può vantare collaborazioni importanti ( Ian PaiceGlenn Hughes Ken Hensley per l’ultimo album dell ‘ex Uriah Heep uscito poco tempo fa).

Sin qui una produzione limitata e molto curata, davvero “distillata”, ha contraddistinto la breve ma sostanziosa discografia del progetto del batterista Gigi  Cavalli Cocchi Microsolco, titolo dell’ultimo disco, ne è una degna continuazione; musica di qualità, un new prog fedele ai canoni del genere ma non dimentico di attualizzazione dei suoni e, come vedremo, dei contenuti. (altro…)