Posts contrassegnato dai tag ‘Crossover Prog’

Solo un anno fa ero qua a descrivere le qualità ed i pregi di Folklore ed ecco che i Big Big Train tornano alle stampe con Grimspound, decima pubblicazione del loro percorso discografico.

Mixato e masterizzato da Rob AubreyGrimspound è in un certo senso la prosecuzione ed il completamento del disco precedente ed in qualche modo ne ricalca le linee guida, la densità e la tensione e persino la durata. Un lavoro molto compatto, omogeneo, che sottolinea ancor più che in passato lo stile ormai assolutamente personale e caratteristico della band guidata dall’impeccabile David Longdon.

Ed ancora, anche questo è un lavoro che si svela man mano, illuminando dettagli sempre più nitidi e ricercati a cornice di trame mai banali. (altro…)

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frontUn progetto che trova continuità; torna Nick Beggs con i suoi The Mute Gods. A poco più di un anno dall’esordio. il trio (completato da Marco Minnemann – batteria e chitarra – e Roger King – tastiere) è già in grado di sfornare la seconda fatica. Tardigrades Will Inherit the Earth, questo il titolo dell’album, diventa una sorta di cartina tornasole utile a verificare la solidità della band e la qualità compositiva, non sempre propriamente a fuoco al debutto.

Né si possono sottovalutare la forza e la spinta dei testi con i quali il biondo bassista inglese esprime in modo molto diretto, talvolta crudo, il dissenso, il disgusto e la preoccupazione verso gli eventi che funestano o condizionano il nostro tempo e la relativa passività con cui spesso tendiamo ad affrontarli nel quotidiano.

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frontAccompagnato da una nutrita pletora di nomi illustri torna in scena Tim Bowness, ex voce dei No-Man e con lui l’immancabile Steven Wilson anche se qui solo in veste di “regista” (mixing e mastering).

Lost in the Ghost Light, questo il titolo del nuovo album in uscita per Inside Out, prosegue sicuro sul cammino tracciato con i due lavori precedenti, e cioè l’ottimo Abandoned Dancehall Dreams ed il successivo Stupid Things That Mean the World.

Questa volta è il turno di un concept imperniato sulla vita, su e giù dal palco, di un immaginario musicista rock giunto al tramonto della sua carriera e questo, in un certo senso, segna una lieve differenza nelle sonorità. (altro…)

frontSe è vero che l’esordio dei polacchi Archangelica mi aveva lasciato piuttosto tiepido (Like A Drug), posso affermare con altrettanta certezza che questo secondo step risulta decisamente più convincente: le idee risultano più a fuoco, sono stati apportati sensibili accorgimenti e cambiamenti, in particolare con l’ingresso della interessante Patrycja Mizerska nel ruolo di voce solista.

L’aggancio con i Quidam, dapprima timido e confusamente accennato ora è molto più netto, molti input vanno in quella precisa direzione con un tocco di personalità che non guasta; un approccio derivativo quindi ma abbinato a gusto ed un certo carattere. (altro…)

frontPartiti con un esordio frizzante (Rubidium  2013), gli inglesi Maschine capitanati dal chitarrista e cantante Luke Machin ci riprovano adesso con Naturalis, secondo ed interessante lavoro pubblicato per Inside Out.

Pur mantenendo in toto  la sua trasversalità, quell’essere crossover al punto di poter passare dal prog metal ad intuizioni pop in assoluta scioltezza, la band di Brighton gioca in modo diverso con i suoni e gli arrangiamenti in questo nuovo episodio, collocandolo così un passo oltre il precedente.

Sin dal primo ascolto infatti l’impatto sonoro risulta coeso e variegato al tempo stesso ma si coglie immediatamente un indirizzo differente. (altro…)

frontGiovani ma già con tre album all’attivo, i norvegesi Pymlico presentano il nuovo lavoro intitolato Meeting Point. Nel solco tracciato prosegue dunque il lavoro della band guidata dal tastierista Arild Brøter, batterista e vero deus ex machina della formazione; si tratta quindi, come ho avuto già modo di dire un paio di anni fa per Guiding Lights, di un crossover prog strumentale capace di riunire tra loro riferimenti diversi, distillandoli con genuino entusiasmo e buona incisività.

Con due nuovi elementi in formazione e una consistente pattuglia di musicisti addizionali ai fiati (ben 4), Meeting Point si propone come un disco piacevole, agile e scorrevole, peculiarità da non sottovalutare per un album strumentale. (altro…)

frontDopo quello che a mio parere resta un mezzo passo falso (Disconnect), John Wesley aveva necessità di invertire rapidamente la rotta dando segnali di altro tipo. Ci riesce in buona parte con il nuovo e pimpante A Way You’ll Never Be, pubblicato sempre per InsideOut; un disco (il settimo a suo nome) che vede il chitarrista americano tornare prepotentemente in sella anche a livello compositivo, con un sound frizzante, molto elettrico e a tratti vintage.

Accompagnato dal sodale Mark Prator alla batteria e dal talentuoso bassista dei CynicSean MaloneJohn Wesley recupera in questo lavoro un maggiore tasso di personalità, lasciando in disparte o quasi i fantasmi del passato (Porcupine TreeSound of Contact) e concentrandosi principalmente sul proprio sentire. (altro…)