Posts contrassegnato dai tag ‘Crossover Prog’

Dici Coheed And Cambria e difficilmente non scatta l’aggancio con i Mars Volta: una innata capacità di mutare forma di espressione sonora, poliedricità, fantasia e abilità nello sperimentare ed approdare in differenti territori musicali rifuggendo da letture banali ed anzi, dando prova in determinate occasioni di possedere anche quel quid di genialità in più, crossover nell’autentico senso del termine. Questo, oggettivamente, prescindendo dai gusti personali che magari possono dirigersi in ben altre direzioni, fossero pure lontane dal sentire di Claudio Sanchez e compagni.

Al tempo stesso possono permanere degli aspetti meno convincenti, o comunque che lasciano alla fine qualche perplessità; a mio modo di vedere è proprio questa l’istantanea resa dall’ascolto di Unheavenly Creatures, nono e nuovo capitolo della saga inerente la band originaria dei sobborghi di New York, pubblicato per Roadrunner Records. (altro…)

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Mariusz Duda, bassista e frontman dei Riverside, fa doppietta con la pubblicazione di Under The Fragmented Sky, sesto capitolo del side project denominato Lunatic Soul che segue a soli sette mesi di distanza l’uscita dell’ottimo Fractured.

Il nuovo album, edito ancora per KScope, vede il solo Wawrzyniec Dramowicz accompagnare alla batteria il bassista e cantante polacco, in quella che è una sorta di chiusura del cerchio tracciato con il disco precedente; anche qui è di nuovo un’intenzione electronic a fare da linea guida, un sentore che da tempo pervade Duda, emerso pure sulla sponda della band di origine con Love, Fear and the Time Machine.

La programmazione dei synth recita quindi un ruolo di primissimo piano, come del resto la voce calda ed evocativa, talvolta filtrata, del musicista. (altro…)

Edito per KScope esce in questi giorni Soyuz, il nuovo e decimo album degli inesauribili norvegesi Gazpacho. A grandi linee, l’idea alla base di questo lavoro fa riferimento alla impossibilità di “salvare” (per poi rivivere) i migliori momenti della nostra vita e quindi ecco la fantasia di congelare gli istanti e gli episodi più felici attraverso otto brani che raccontano altrettante storie, lungo i secoli e Paesi lontani; tra questi, come da titolo, il viaggio della navicella spaziale sovietica Soyuz, terminato per un guasto con la morte del pilota Vladimir Komarov.

Da un punto di vista musicale il sestetto ribadisce  la propria indole intimista, a tratti oscura ed incombente, crossover nel DNA e quel seme di minimalismo di stampo Radiohead che è quindi germogliato prepotentemente, accompagnato da altri riverberi più o meno evidenti o consueti. (altro…)

Un sound profondamente mutato, completamente a guida delle tastiere ed a sua volta molto spesso al servizio del timbro rotondo e classicheggiante della nuova cantante; l’assenza quasi totale del suono della chitarra. Questi i tratti salienti utili ad inquadrare brevemente Letters to Maro, ottava e nuova fatica dei tedeschi Frequency Drift,  una band che da sempre ha fatto del crossover prog il proprio vessillo.

Con questo album Andreas Hack e compagni imprimono una possente sterzata al proprio cammino musicale, dando alle stampe un disco particolare, di discreta qualità ma privo di quei bagliori necessari ad elevarsi, improntato su sonorità in parte atipiche ma, sopratutto, che ruota intorno alla voce di Irini Alexia. (altro…)

La premiata ditta IO Earth ha inciso, auto-prodotto e pubblicato Solitude, quarto e nuovo album della crossover prog band di Birmingham. Trascorsi tre anni circa dall’imponente doppio New WorldDave Cureton e compagni hanno deciso di ritornare al formato CD singolo, pur offrendo oltre 70 minuti di musica.

Un avvicendamento nella formazione, la nuova cantante Rosanna Lefevre in luogo di Linda Odinsen, per un impianto sonoro che nella sostanza rimane immutato, limando magari in parte alcune ridondanze del recente passato ma transitando comunque spesso attraverso scenari musicali magniloquenti.

Tema portante dell’album sono la depressione e le malattie mentali che musicalmente vengono ritratte con trasporto ed emozione. (altro…)

Forte del crescente successo con il duo Iamthemorning, il virtuoso e talentuoso pianista russo Gleb Kolyadin si cimenta per la prima volta con un lavoro solista, in proprio, dal titolo eponimo e pubblicato per Kscope.

Una ghiotta occasione per gustare appieno le doti compositive e l’abilità tecnica del giovane musicista e, per fortuna aggiungo, non solo; non si tratta infatti solo di uno sforzo teso ad esibire “i muscoli”, ma di una serie di composizioni ben strutturate ed arrangiate. Alcune partiture vedono il solo piano in azione, altre spaziano grazie ad un’articolazione profonda che si giova di interventi vocali di prestigio e svariate collaborazioni strumentali di estremo rilievo.  (altro…)

Terzo sigillo per gli statunitensi Perfect Beings che, sotto l’egida del mastermind Johannes Luley, si ripropongono con Vier, un lavoro per certi versi temerario ed ambizioso. Una struttura poderosa che si sviluppa per ben 72 minuti, suddivisa in quattro suite principali per un totale complessivo di diciotto brani.

Una mole musicale davvero non indifferente che ha attirato le mire di InsideOut per la pubblicazione del CD. Accanto a Luley, mente del progetto e qui in veste di chitarrista e bassista, troviamo i fidati Ryan Hurtgen (voce, piano) e Jesse Nason (tastiere), cui si è aggiunto il possente Sean Reinert, già alla batteria con Cynic, Death e Gordian Knot.
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