Posts contrassegnato dai tag ‘David Longdon’

Non sono poi così tante oggi le band in grado di garantire l’acquisto di un CD sulla fiducia, al buio, senza nemmeno ascoltarlo; tra queste ci sono sicuramente i Big Big Train che sino ad ora, con un costante e progressivo crescendo (molto marcato da The Underfall Yard in poi), non hanno sbagliato un colpo.

Burning Shed pubblica ora Grand Tour, il nuovo album di David Longdon e compagni ed ancora una volta il risultato è assicurato, la fiducia degli appassionati ben riposta. Ritengo da sempre fuorviante azzardare paralleli tra epoche così distanti e per un genere che nei decenni ha provato a trasformarsi onde non svuotarsi di significato ma… forse non è così fuori luogo definire i Big Big Train come Genesis del 2000 ed il loro front-man, almeno vocalmente, novello Peter Gabriel(altro…)

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Forte di una ritrovata ispirazione, Tim Bowness si ripropone da qualche anno con una certa regolarità. Flowers At The Scene, pubblicato per Inside Out, è il titolo della nuova fatica dell’artista inglese cui ha dato man forte il compagno di viaggio (con i No-ManSteven Wilson; in un primo momento per curare solo il mixing ma poi, come dichiarato dallo stesso Bowness, contribuendo con qualche spunto pure in fase produttiva.

Come da tradizione, Tim Bowness ha reclutato fior fiore di musicisti: da Colin Edwin (basso) a Jim Matheos (chitarre, Fates WarningOSI), da un reparto vocale che comprende Peter HammillDavid Longdon (Big Big Train), Andy Partridge (ex XTC) e Kevin Godley (ex 10cc) a Brian Hulse (tastiere, drum programming e co-produttore) mentre, tra i batteristi, segnalo Dylan Howe, figlio del chitarrista degli Yes. (altro…)

Solo un anno fa ero qua a descrivere le qualità ed i pregi di Folklore ed ecco che i Big Big Train tornano alle stampe con Grimspound, decima pubblicazione del loro percorso discografico.

Mixato e masterizzato da Rob AubreyGrimspound è in un certo senso la prosecuzione ed il completamento del disco precedente ed in qualche modo ne ricalca le linee guida, la densità e la tensione e persino la durata. Un lavoro molto compatto, omogeneo, che sottolinea ancor più che in passato lo stile ormai assolutamente personale e caratteristico della band guidata dall’impeccabile David Longdon.

Ed ancora, anche questo è un lavoro che si svela man mano, illuminando dettagli sempre più nitidi e ricercati a cornice di trame mai banali. (altro…)

frontForti del successo ottenuto con i due capitoli intitolati English Electric, i Big Big Train tornano in prima linea con il nuovo lavoro, Folklore, nono della serie. Siamo ormai davanti ad una delle migliori espressioni dell’attuale scena progressive inglese, gli echi di stampo genesisiano permangono ma mitigati e abbondantemente filtrati perché la band da qualche anno ha portato a compimento la propria maturazione, sfoggiando un proprio stile ed una propria inclinazione che, se è decollata da un momento storico ed un gruppo di riferimento, ha saputo poi trovare uno sviluppo piuttosto personale.

Il nuovo disco non manca di mettere in luce il gusto per la contaminazione tra elementi prog e folk, sposando sonorità moderne ad altre d’annata ma cercando sempre di rendere attuale la proposta. (altro…)

FrontUna delle band iconiche del new prog è e resta indubbiamente The Tangent, gruppo-laboratorio dal quale è transitata una quantità impressionante di validissimi musicisti; il comune denominatore, il perno intorno al quale è sempre ruotata l’inerzia del progetto è tutt’ora l’imprescindibile Andy Tillison, tastierista (e voce) e vero mastermind del combo.

Dopo l’uscita di COMM (2011) The Tangent hanno attraversato un periodo abbastanza instabile, dovuto come al solito ai molteplici impegni dei vari musicisti sino a ventilarne il definitivo scioglimento; in seguito Tillison è riuscito a recuperare il filo del discorso e, rimescolando le carte per l’ennesima volta, è stato in grado di dare vita ad una nuova versione della band.

Le Sacre du Travail esce dunque con il solo Theo Travis (fiati) reduce dalle pubblicazioni precedenti; l’ attuale line up, di nuovo stellare, prevede così David Longdon (Big Big Train) voce, Jakko Jakkszyk chitarra e voce, Gavin Harrison (!) batteria, l’ottimo Jonas Reingold al basso, Guy Manning chitarra acustica e la voce narrante di Rikard Sjoblom (Beardfish). (altro…)

frontCome annunciato lo scorso settembre in occasione dell’uscita di English Electric (Part One), puntualmente a marzo i Big Big Train  si ripresentano proponendo il secondo capitolo, English Electric (Part Two).

La prima parte di questo doppio lavoro, quella uscita nel 2012, si è rivelata un successo, addirittura magnificata dalla stampa inglese; anche da noi i riscontri sono stati molto positivi ed in effetti posso dire di averlo trovato uno degli album progressive migliori dello scorso anno. La capacità di miscelare elementi canonici e nuovi, il sapere tratteggiare in modo delicato ma al tempo stesso incisivo situazioni e personaggi, un songwriting mai banale e scontato fanno sì che ogni episodio sia spesso denso di spunti notevoli.

Finalmente, verrebbe da dire, i giusti meriti sono stati tributati al gruppo di Greg Spawton e compagni; trovata la quadratura del cerchio con una formazione stabile il gruppo pare davvero lanciato verso un orizzonte roseo, supportato da continui miglioramenti. (altro…)

Qualche giorno fa stavo ascoltando dopo tanto tempo Bard (2002) e parlando con un’amica questa mi ha chiesto cosa ne pensavo dell’ultimo album dei Big Big Train; sono rimasto letteralmente spiazzato perché evidentemente l’uscita mi era sfuggita e ho pensato di rimediare subito. Così, ecco qua English Electric, settima e recente fatica del quintetto inglese capitanato da Greg Spawton; a dirla tutta c’è anche un sottotitolo, Part One, perché a marzo del prossimo anno la band farà uscire il secondo capitolo.

Da sempre alfieri di un new prog ben suonato e con evidenti derivazioni dal passato rimangono ancora tra quei gruppi che in effetti hanno forse raccolto meno di quanto seminato. Accomunati al giro “che conta” in alveo progressive in realtà ne sono  rimasti per lungo tempo in seconda fila e questo nonostante una produzione sin qui di indubbia qualità, a cominciare dal debutto collocato nel 1994. Stessa sorte  è capitata a diverse band in ambito prog, restate in qualche modo figlie di un dio minore benchè la proposta si fosse rivelata interessante. Nel caso particolare i BBT  non erano certo gruppo di nicchia ma oggettivamente non si andava molto più in la; solo negli ultimi anni finalmente sono stati capaci di ritagliarsi il posto che meritano. Considerazioni queste magari anche scontate ma trovo utile ribadire come sovente oggi la buona musica vada cercata perché altrimenti i media su questo non vengono di certo in aiuto. (altro…)