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Un gradito ritorno dalla Norvegia quello dei Gazpacho che presentano Fireworker, undicesimo lavoro in studio per l’attiva band di Oslo, pubblicato per Kscope.

Il gruppo capitanato dal front man Jan Henrik Ohme vanta ormai un largo seguito ma pure un alone quasi mistico (da cult band) che lo circonda; pur tuttavia, parere del tutto personale, a fronte di una indubbia qualità, continuano ad affacciarsi spesso evidenti richiami alle atmosfere e, talvolta, al sound di altre band e a questo punto ritengo che questo elemento sia ormai ineludibile.

Fireworker tra l’altro riconduce i Gazpacho su brani estremamente dilatati, infatti dei cinque in scaletta uno sfiora i 20 minuti e l’altro supera i 15… (altro…)

Edito per KScope esce in questi giorni Soyuz, il nuovo e decimo album degli inesauribili norvegesi Gazpacho. A grandi linee, l’idea alla base di questo lavoro fa riferimento alla impossibilità di “salvare” (per poi rivivere) i migliori momenti della nostra vita e quindi ecco la fantasia di congelare gli istanti e gli episodi più felici attraverso otto brani che raccontano altrettante storie, lungo i secoli e Paesi lontani; tra questi, come da titolo, il viaggio della navicella spaziale sovietica Soyuz, terminato per un guasto con la morte del pilota Vladimir Komarov.

Da un punto di vista musicale il sestetto ribadisce  la propria indole intimista, a tratti oscura ed incombente, crossover nel DNA e quel seme di minimalismo di stampo Radiohead che è quindi germogliato prepotentemente, accompagnato da altri riverberi più o meno evidenti o consueti. (altro…)

frontCon una prolificità inarrestabile e magari eccessiva (con questo sono nove album in dodici anni !), ecco la nuova uscita dei Gazpacho; pubblicato per Kscope esce in questi giorni Molok, ultima fatica della band norvegese guidata dal front man Jan Henrik Ohme.

Ho avuto modo di scriverne in passato e questo nuovo lavoro conferma in buona parte quanto ho già espresso su di un gruppo che, a mio avviso, poco si presta alle mezze misure: il loro sound infatti è per molti versi poco incline al compromesso, pertanto o si amano oppure…si digeriscono a fatica.

Aggiungo preliminarmente però che rispetto alla disperata introspezione e alla cupezza straniante di DemonMolok offre qualche passaggio relativamente più vitale. (altro…)

frontSempre sotto le insegne KScope si ripresentano ai nastri di partenza i norvegesi Gazpacho con l’ottavo sigillo della loro carriera, il nuovissimo Demon.

Il cammino della band di Oslo prosegue sicuro lungo i sentieri oramai ben noti dell’ art rock, di un crossover prog che mantiene saldamente alla base reminiscenze dei Marillion (era Hogarth) e ancor più dei Radiohead.

Quattro anni fa il concept piuttosto discusso (Missa Atropos); due anni dopo è venuto il turno di March of Ghosts ed oggi un nuovo concept, leggermente più breve, suddiviso in sole quattro tracce, pesanti sotto l’aspetto della durata e dell’impegno che come consuetudine richiedono i nostri all’ascolto. (altro…)

Ho atteso il nuovo album dei Gazpacho con molta curiosità perchè a differenza di buona parte degli appassionati il precedente Missa Atropos (2010) mi era parso uno dei punti più alti della loro discografia. Lavoro abbastanza anomalo, dove se possibile i toni malinconici si incupivano maggiormente, un concept brumoso, introspettivo ma davvero emozionante. Dunque ecco qua March of Ghosts, settima fatica del sestetto norvegese sin qui molto prolifico. Pur collocati nell’ambito del Progressive hanno sin qua mostrato vari aspetti sui quali fondano il loro sound, comprendenti elementi folk, spruzzate psichedeliche e molte altre sfumature di varia natura. Su tutto comunque aleggia sempre un velo di malinconia, di tristezza, che permea ogni singola traccia dei loro Cd. Chi non li ama perdutamente, chi li apprezza ma non ne è travolto, più volte ha puntato il dito su una certa ed eccessiva “lamentosità” del cantato e delle atmosfere; io credo che in realtà sia una delle peculiarità della band, uno dei tratti distintivi. In parte forse può essere un addebito sostenibile, sopratutto sulla lunga distanza ma, ripeto, lo vedo più come uno stile, un indirizzo ben preciso.

In ogni caso sono riusciti ad oggi a differenziare quasi ogni loro uscita, per un verso o per un altro e questo riuscendo allo stesso tempo a mantenere intatto l’imprinting. Non è un risultato da poco. (altro…)