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frontConcludendo il report del concerto tenuto dagli Yes a Padova lo scorso 17 maggio manifestavo la mia impazienza e la curiosità per l’uscita prossima di Heaven & Earth. Il momento sta arrivando ed è quindi possibile mettere nero su bianco le prime impressioni, basate su di un ascolto più o meno continuo effettuato per alcuni giorni.

Covert art a cura del sempiterno Roger Dean, il ritorno ad un nuovo album dopo il più che discreto Fly From Here (2011) che però era costruito in larga parte su vecchio materiale mai editato; ed ancora, il primo lavoro con Jon Davison nel ruolo che fu di Anderson, roboanti dichiarazioni dei protagonisti utili a creare il giusto grado di attesa, di hype intorno alla nuova pubblicazione.

Nuovo per gli Yes anche il produttore (Roy Thomas Baker), il missaggio dei brani a cura dell ‘ex membro Billy Sherwood, un peso importante del nuovo cantante nella stesura dei testi. (altro…)

Molto elegante e curato nei dettagli, il Gran Teatro Geox di Padova si è presentato praticamente sold out ieri sera per l’atteso concerto degli Yes. Come da programma del lungo tour in corso l’esibizione prevedeva l’esecuzione completa di ben tre capisaldi della discografia della storica band inglese e cioè The Yes Album, Close to the Edge Going For the One.

Un succulento antipasto in attesa dell’uscita del nuovo lavoro prevista per l’estate ma, aggiungo, un antipasto incentrato gioco-forza sul passato e dunque sui ricordi e le emozioni di una golden era del progressive ormai decisamente lontana.

Con una quindicina di minuti di ritardo ha preso il via lo show e la partenza è stata affidata ad uno dei dischi monumentali del genere, Close to the Edge. Contrariamente a quanto mi aspettavo devo dire che lo start è avvenuto leggermente in sordina; un avvio un pò macchinoso con i musicisti estremamente concentrati e poco inclini a regalare “spettacolo” al di fuori della splendida musica, un pò “lontani” dal pubblico. (altro…)

frontSuccessivamente alla pubblicazione di XXX (2012) Steve Howe ha gettato la spugna, abbandonando gli Asia per concentrarsi esclusivamente sugli Yes e la discografia solista. Poco meno di due anni dopo il quartetto si ripropone con Gravitas, quattordicesimo album in studio che segna l’ingresso del giovane chitarrista inglese Sam Coulson.

Una perdita non da poco per il super gruppo e alla luce delle ultime uscite (PhoenixOmegaXXX), una più deludente dell’altra, non c’è molto da stare tranquilli.

Da molti anni a questa parte infatti John Wetton e soci hanno radicalmente spostato il loro sound, abbandonando quasi completamente le poche trame progressive rimaste per abbracciare in toto sonorità A.O.R. o addirittura pop rock. (altro…)

Only Time Will Tell…” Giusto trent’ anni fa gli Asia, ennesimo super-gruppo nella storia del rock, ripetevano questo auspicio in un album, quello omonimo di esordio, che divenne un successo planetario. Raramente inizio fu migliore e d’altronde, con musicisti di quel calibro in formazione ed un song- writing robusto e indovinato, non fu difficile riconquistare la pletora di fans del progressive tramortiti dal punk. Non solo, i nostri ebbero anche l’abilità e l’ardire di strizzare l’occhio all’ arena rock, a quel A.O.R. che sopratutto negli Stati Uniti stava mietendo consensi con grande decisione.

Steve Howe, Carl Palmer, John Wetton, Geoff Downes : quattro pezzi da novanta che in una fase della loro carriera non propriamente favorevole trovarono il modo, unendosi, di rilanciare alla grande le proprie quotazioni. Asia era ancora un album carico di sonorità progressive, pur se rivedute e rinnovate e francamente lo ricordo come uno dei più bei dischi di quel lontano 1982. Seguirono Alpha, ancora con i membri originari e Astra che vide Howe (rientrato negli Yes) avvicendato alla chitarra dall’elvetico Mandy Meyer. Delle sonorità prog del debutto era rimasto poco, dando molto più spazio a suoni pop-rock nel primo caso e a timbri più duri nel caso di Astra. (altro…)