Posts contrassegnato dai tag ‘Heavy Prog’

frontCome anticipato a metà gennaio nel corso della presentazione di Weir Keeper’s Tale, pubblicato per Inside Out esce il secondo disco dei Headspace, la heavy prog band capitanata da Adam Wakeman Damian Wilson (Threshold).

Il primo step ha visto la luce circa quattro anni fa (I Am Anonymous) ed evidenziava un gruppo dedito ad un prog metal bilanciato tra aggressività e melodia, capace di regalare lunghe composizioni ben costruite (voglio ricordare tra l’altro l’ottima Fall of America).

All That You Fear Is Gone, titolo del nuovo album, si presenta sulla carta come la prosecuzione del debutto, dilatandone gli orizzonti sonori con una quantità imponente di musica e, come dichiarato, secondo capitolo di una trilogia. (altro…)

frontUna nuova aggregazione, l’ennesimo “supergruppo” inglese destinato a transitare velocemente come una stella cadente o piuttosto a proseguire il cammino ? Presto per dirlo, fatto sta che è giusto porre attenzione alla nuova creatura formata da Rob Reed, mente compositiva, tastierista e bassista dei Magenta che ha radunato intorno a sé Luke Machin, giovane e talentuoso chitarrista dei Maschine (e con The Tangent), il navigato batterista Andy Edwards (un passato con IQ, Frost* e gli stessi Magenta) ed il cantante Dylan Thompson (ex The Reasoning, adesso con i Shadow of the Sun).

Kiama è il nome della band, pronta finalmente a presentare il lavoro di esordio intitolato Sign of IV, un album che offre un ventaglio heavy prog abbastanza variegato, senza rinunciare ad alcuni passaggi più malinconici e di atmosfera tipicamente british. (altro…)

frontUna vita di passione ed ascolti servirà pure a qualcosa…in questo caso, unita ad un poco di esperienza, è utile ad insistere e reiterare l’accostamento a Voice Of Reason, quinto e nuovo album dei Cloudscape che al primo approccio mi ha lasciato pesantemente perplesso.

Ammetto di non essere mai stato definitivamente rapito dal sound del quintetto svedese che vanta comunque un cantante (Mike Andersson) con doti tecniche sopraffine ed una discreta carica “agonistica” d’insieme. D’altro canto, la tendenza ad adagiarsi su soluzioni (una volta) ad effetto ma ora prevedibili, il desiderio di qualche scorribanda power ormai obsoleta, quell’attrazione fatale per linee melodiche troppo catchy…sono tutti elementi che hanno contribuito (nel mio caso s’intende) a non fare sbocciare un amore. (altro…)

frontGli Unified Past provano a..spostare gli equilibri del loro sound e lo fanno arruolando Phil Naro, già voce dei canadesi Druckfarben. Il timbro riconoscibile del cantante è andato infatti ad incidere profondamente nel tessuto sonoro della band americana, ora non più solo nell’orbita Rush ma anche in quella Yes a pieno titolo.

Shifting The Equilibrium, titolo del settimo e nuovo album, segue di due anni Spots e si immerge dunque ancor più tra le pieghe delle due band di riferimento. Se le precedenti uscite del gruppo capitanato da Stephen Speelman (chitarra e tastiere) e Victor Tassone (batteria) offrivano ampi squarci prog metal, questa volta la virata verso un possente ma più melodico heavy prog è sensibile. (altro…)

frontMescolanze, particolarità, contaminazione tra generi, proporsi crossover al punto di attraversare tranquillamente progressive, hard rock e psichedelia senza tentennamento alcuno, tanto da riuscire a rendere un album a proprio modo omogeneo e creare, pian piano, una sorta di stile.

Questo sin qui il percorso dei norvegesi Arabs In Aspic che tornano dopo più di due anni con il quarto album dal titolo Victim of Your Father’s Agony, un lavoro brevissimo (37 minuti circa) capace credo di spiazzare chi li conosce poco e di farsi apprezzare subito da coloro che invece ne seguono il cammino discografico; in pochi minuti infatti il quartetto di Trondheim è prodigo di sorprese. (altro…)

frontNon possiedono la genialità dei Echolyn, né la maestosità dei Glass Hammer né, tanto meno, la tecnica o l’esplosività dei Rush ma Abigail’s Ghost, qui al terzo lavoro con Black Plastic Sun, si segnalano come una band interessante, in grado di pubblicare un album che ha attirato la mia attenzione.

Tutte le principali prerogative del progressive di matrice americana sono ben distribuite tra le fila di questo giovane quintetto della Louisiana; le proporzioni, i relativi “dosaggi” sono estremamente centellinati e dunque non fanno gridare al miracolo ma la miscela che ne risulta è senza dubbio di buona fattura, segnata sopratutto da un orientamento… particolare. (altro…)

frontPerdura un periodo di appannamento in questa fase del 2015, poche le uscite significative nell’ultimo periodo. Meglio allora guardare a qualcosa di emergente, nella speranza di imbattersi in una proposta interessante e così mi sono messo all’ascolto di T.I.M.E., secondo e nuovo album di una band di cui ricordavo a malapena l’esistenza, i Neo Prophet.

Il quartetto belga aveva esordito in modo piacevole sei anni fa con Monsters, applicando una formula musicale basata per lo più su richiami a Rush Marillion; un sound potente dunque ma con ampie aperture melodiche, condite da segmenti sinfonici di discreta levatura. Dopo di che, discograficamente, del gruppo si erano smarrite le tracce a fronte invece di una intensa attività live. (altro…)