Posts contrassegnato dai tag ‘Ian Anderson’

frontAccompagnato da una nutrita pletora di nomi illustri torna in scena Tim Bowness, ex voce dei No-Man e con lui l’immancabile Steven Wilson anche se qui solo in veste di “regista” (mixing e mastering).

Lost in the Ghost Light, questo il titolo del nuovo album in uscita per Inside Out, prosegue sicuro sul cammino tracciato con i due lavori precedenti, e cioè l’ottimo Abandoned Dancehall Dreams ed il successivo Stupid Things That Mean the World.

Questa volta è il turno di un concept imperniato sulla vita, su e giù dal palco, di un immaginario musicista rock giunto al tramonto della sua carriera e questo, in un certo senso, segna una lieve differenza nelle sonorità. (altro…)

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frontPassa il tempo, corrono gli anni e Gerald Bostock è oramai divenuto a tutti gli effetti l’alter ego di Ian Anderson; il personaggio scaturito più di quarant’anni fa dalla fantasia del menestrello scozzese era clamorosamente tornato alla ribalta nel 2012 con il secondo capitolo di Thick As a Brick. Nel frattempo Gerald si è ritirato dalla vita politica nella placida St. Cleve e, mentre si dedica a tempo pieno alla scrittura, scopre un antico libro scritto da un anziano gentiluomo di campagna, appassionato di storia (Ernest T. Parritt).

Il libro ripercorre la storia inglese attraverso vari personaggi e vicende in differenti epoche; tutti però vengono trattati con una vena molto particolare, frutto del delirio cui la malaria aveva sottoposto il vecchio Parritt.

In questo modo, con un transfer perfetto, Gerald Bostock diviene indirettamente il vero autore di Homo Erraticus, il sesto e nuovo album del leader dei Jethro Tull. (altro…)

frontCome in una favola senza fine si materializza dunque per la seconda volta il ritorno dei Renaissance, storica band progressive rock inglese che ha da sempre connotato il proprio sound con vari accenti folk rock. Dunque, dopo il primo come back datato 2001 che aveva prodotto Tuscany, tornano a fare parlare di sé con il loro nuovo album dal titolo italianissimo Grandine Il Vento, inciso negli States ed edito per Symphonic Rock Recordings.

Ripercorrere qui la loro storia sarebbe inutile ripetizione; ricordo solo, a beneficio dei più giovani, che i 4 album prodotti dal  ’72 al ’75 (Prologue, Ashes Are Burning, Turn of the Cards, Scheherazade and Other Stories)  non possono mancare in una seria e completa collezione prog !

Una band da sempre in movimento, che a livello di interpreti ha mutato pelle un’infinità di volte con un alternarsi di musicisti impressionante; tra questi due di loro, la cantante dalla voce celestiale Annie Haslam ed il chitarrista e compositore Michael Dunford, sono ancora qui, presenti quasi dall’ inizio con tutta la loro storia ed esperienza. (altro…)

Sono trascorsi esattamente 40 anni e la copertina dell’album non è più il quotidiano (immaginario) St. Cleve Chronicle  ma la homepage del sito, d’altronde siamo ormai nell’era di internet ! Dopo tutto questo tempo che fine ha fatto Gerald Bostock, il bambino-poeta protagonista di Thick as a Brick ? Cosa è accaduto nella sua vita, quali sono state le sue scelte, gli avvenimenti importanti nella sua esistenza ? Le stesse domande in fondo valgono per ognuno di noi e nondimeno per Ian Anderson che ha deciso di incidere il sequel di un album immortale nella storia del progressive e dei Jethro Tull. A parte il band leader, cui è accreditato il lavoro sotto la denominazione Jethro Tull’ s Ian Anderson,  più nessuno di quei giovani leoni è presente nel gruppo, eccettuato il grande chitarrista Martin Barre che tuttavia però non compare in questo disco.

Un misto di emozione e paura precede l’ascolto; pur rassicurato dalla presenza del folletto scozzese, il timore che l’azzardo (perché di questo si tratta) si riveli un flop è concreto. Cercare di creare una coda, un’ ulteriore evoluzione alla storia, una storia del 1972, è oggettivamente difficile da attuare; la cosa però che più temo è che questo possa in qualche modo inficiare la magia di quello che fu. Ricordo per i più giovani che Thick as a Brick non solo fu un capolavoro del genere, un monolito in un’ unica suite ma rappresentò forse anche l’apice della carriera dei Tull. (altro…)

Probabilmente ciascuno di noi può individuare in un brano musicale un momento di cesura della propria storia personale, di quelli che fanno dire che c’è stato un prima e un dopo.

A tredici anni io ero una ragazzina bruttina, ben educata, timida e studiosa, poi presi la classica cotta regolamentare per un compagno di scuola, bellissimo ma altrettanto timido, ben educato e studioso, che casualmente era dotato di un fratello maggiore patito per Jethro Tull.

Freschi di Thick as a Brick, i Jethro erano in tour e io scalpitavo per andarli a vedere, più per amore del mio ragazzino che per loro, che conoscevo appena.

Al concerto ci accompagnò una mia zia trentenne, perché noi eravamo troppo ingombranti per un fratello maggiore e troppo piccoli per andare da soli, ma non così piccoli da non riuscire a sgomitare fino ad arrivare sotto il palco.

Fuori dal palazzetto dello sport infuriava una battaglia con i lacrimogeni, dove le forze dell’ordine tentavano di contenere la folla senza biglietto che premeva all’entrata. (altro…)