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Ci eravamo lasciati poco più di un anno fa…sotto le stelle (Under Stars) e di nuovo il Lonely Robot di John Mitchell è comparso con la quarta fatica dal titolo Feelings Are Good, edita per Inside Out.

Più volte ho avuto modo di tessere le lodi del chitarrista e compositore inglese oltre che di sottolinearne la prolificità; certo è che pubblicare quattro album in soli cinque anni può divenire un boomerang in un’epoca come la nostra dove tutto viene consumato ed archiviato in tempi strettissimi ma…tant’è.

Mitchell per questo nuovo album ha scelto di suonare in prima persona ogni strumento ad eccezione delle parti di batteria, affidate ancora una volta al collaudatissimo Craig Blundell. (altro…)

I gloriosi e redivivi Kansas ci hanno preso gusto e si ripropongono agli appassionati con The Absence of Presence, ennesimo capitolo della loro avventura discografica, targato Inside Out.

Devo subito sottolineare che se The Prelude Implicit (2016) aveva sorpreso per una inopinata vitalità, a mio vedere il nuovo lavoro lo supera per coesione ed una inaspettata energia da parte di una band storica che è riuscita a compenetrare al meglio l’inserimento di forze “fresche” (il nuovo tastierista e voce Tom Brislin, il chitarrista e produttore Zak Rizvi, già a suo agio nella precedente pubblicazione) con quelli che rappresentano gli storici pilastri rimasti, Phil Ehart (batteria) e Richard Williams (chitarre) e gli altri componenti. (altro…)

Un sensibile incremento dell’ elettronica, ritmi più frequentemente sincopati, la maggior parte della stesura dei testi (autobiografici) affidata questa volta al cantante e tastierista Einar Solberg.

Con queste credenziali è uscito Pitfalls, sesto e nuovo album dei Leprous, prodotto da David Castillo, mixato dal producer inglese Adam Noble e pubblicato per Inside Out.

La straniante malinconia sulla quale poggia il sound del quintetto norvegese si stravolge così di connotazioni alternative, a tratti alleggerendo quella cupezza crepuscolare con un approccio forse meno meditativo, più diretto e malleabile, in altri casi invece illanguidendola per opera di violoncello e violino (Chris Baum dei Bent Knee). (altro…)

Avanguardia? Crossover? Indie “sperimentale”? Un ossimoro quale “hardcore-prog“? Come si può meglio definire la musica dei Bent Knee ? Francamente mi è difficile rispondere perché il sound della band di Boston è materia viva, mutante, in perenne movimento e capace di fondere intuizioni che provengono dagli antipodi, sgretolando ogni confine. Il tutto con una spregiudicatezza ed una naturalezza incredibili.

Inside Out continua a puntare su di loro e ne pubblica il nuovo e quinto lavoro, intitolato You Know What They Mean e il cui artwork a mio avviso rimanda molto bene l’idea di quanto le sonorità siano magmatiche, talvolta quasi inafferrabili; inoltre, non si può tacere il talento di Courtney Swain, voce solista (e tastierista) dotata di grande personalità e capace di particolari incastri vocali con la bassista Jessica Kion. (altro…)

Un progetto nato da una costola dei Spock’s Beard.

Pattern-Seeking Animals, questo il nome della band e dell’album eponimo di esordio, vede infatti partecipare Ted LeonardDave Meros, voce e basso dei SB, l’ex batterista Jimmy Keegan ed il producer, autore e tastierista John Boegehold, collaboratore esterno di lungo corso della band.

E proprio a lui si deve questa iniziativa con la pubblicazione via Inside Out; gioco forza, non sono pochi i rimandi alla band di riferimento e dunque ci troviamo davanti ad un prog di netta matrice a stelle e strisce, arioso, con non rade inclinazioni verso un pop melodico. Le sonorità sono di gusto, d’altronde il nome dei protagonisti è una garanzia, però, come molto spesso succede in casi simili… (altro…)