Posts contrassegnato dai tag ‘Jadis’

frontQuattro anni dopo il gradevole See Right Through You si riaffacciano i Jadis del chitarrista e cantante Gary Chandler mentre, nella costante mutevolezza di questa formazione, si registra l’importante ritorno dell’ottimo Martin Orford.

No Fear Of Looking Down è il titolo del nuovo lavoro del quartetto inglese, completato ancora da Andy Marlow (basso) e  Steve Christey (batteria): otto brani nuovi di zecca che in larga parte però, lo anticipo subito, poco aggiungono dal lato creativo al catalogo della band. (altro…)

Microsoft Word - Peter Gee (World).docxUltime ore del 2013 e molte le uscite di buon livello quest’anno ma forse, al fotofinish, c’è ancora spazio per qualcuno.

Infatti Peter Gee, bassista dei Pendragon, pubblica il suo quinto lavoro solista; disco che ha vissuto di una lunga lavorazione, come ho avuto modo di ascoltare lo scorso maggio direttamente dal diretto interessato e che è arrivato a compimento esprimendo lo stile garbato, possente ma delicato del bassista.

Una bella raccolta di brani (15) che spaziano da un raffinato pop rock ad altri più propriamente prog, riflettendo quelle che sono emozioni e le sonorità più personali ed introspettive del musicista; ampio spazio alla melodia dunque, guidata dalle tastiere oppure dalle chitarre, a dipingere un quadro dai colori caldi e tenui, un atmosfera pacifica, serena ed intima. (altro…)

Anche l’ultimo trimestre del 2012 continua a rivelarsi carico di uscite interessanti e tra queste è il turno di segnalare See Right Through You, settima e ultima fatica degli Jadis

L’album era da tempo in cantiere, ricordo che Photoplay data 2006, l’ennesima rivoluzione nella line up ed un’evidente carenza di materiale pronto ne hanno ritardato la pubblicazione.

Poco dopo la nascita i Jadis hanno sofferto dei difetti e delle pecche tipiche di quei gruppi che in seguito si trasformano in side project; la mancanza di tempo dei musicisti che ne ha limitato la produzione, le mutazioni cicliche di formazione le quali in qualche modo ne hanno tarpato le ali, il richiamarsi in modo forse pure eccessivo alle band di provenienza e comunque e soltanto al progressive sinfonico strettamente legato a quello primigenio.

Tutti elementi che hanno impedito al gruppo, secondo me, di spiccare il volo in modo più diretto quando invece molti degli ingredienti principali erano presenti; nel tempo si sono risolti in un progetto forse incompiuto e questo, ripeto, è un peccato perché la qualità dei musicisti che ne hanno fatto parte resta indiscutibile. (altro…)