Posts contrassegnato dai tag ‘Jazz’

Riconosciuta ormai da tempo come “regina della West Coast”, dedita da sempre ad una sapiente miscela di tessiture folk rock con evidenti influenze jazzJoni Mitchell nel 1982 passa sotto le insegne della Geffen Records e con questa pubblica il suo undicesimo album, Wild Things Run Fast.

Sono anni di grandi mutamenti per la musica; il tornado punk si è già abbattuto sulla scena facendo cadere innumerevoli mostri sacri, per poi spegnersi piuttosto velocemente. Ne raccoglie dunque l’eredità la new wave e per molti musicisti si fa urgente e complessa la necessità di reinventarsi. (altro…)

frontQuel che resta della famosa scena di Canterbury…non è poco, considerando che è trascorso ormai qualche decennio e nel frattempo, purtroppo, alcuni dei protagonisti sono scomparsi. E’ una considerazione che può apparire banale ma che invece ritengo giusto fare a margine della presentazione di Burden of Proof, nuovo album dei Soft Machine Legacy (Esoteric Antenna); perché se una delle band icone del movimento, pur nella sua forma attuale, è ancora in grado di regalare lavori come questo significa che per la bella musica ci sarà sempre tempo !

Burden of Proof è quindi il terzo titolo sotto l’egida Soft Machine Legacy, ripartita in studio con l’album omonimo nel 2006; in quell’anno purtroppo ci ha lasciato per sempre il magico sax di Elton Dean e tre anni dopo Hugh Hopper lo ha raggiunto. Tre mesi fa poi, si è spento anche Kevin Ayers, bassista e membro fondatore dei SM.

La formazione attuale dunque prevede Roy Babbington al basso, John Etheridge alla chitarra, John Marshall alla batteria e Theo Travis ai fiati (sax e flauto) e al piano; eccetto quest’ultimo dunque gli altri tre sono membri storici del gruppo a partire circa dalla metà degli anni ’70. (altro…)

Fa piacere scoprire che ancora oggi, pur tra mille difficoltà, è possibile offrire una buona proposta musicale senza avere a disposizione mezzi tecnici stratosferici; fa ancora più piacere constatarlo quando il protagonista è un musicista italiano, in questo caso Valter Monteleone, vero deus ex machina di questo progetto. Polistrumentista, sorta di novello “one man band”, è autore di un delicato Cd di cui ha interamente composto testi, musica ed arrangiamenti; solo sei brani per una durata di mezz’ora circa, una musica soffusa, di accompagnamento, senza pretese di particolari virtuosismi ma che restituisce la gradevolezza di un ascolto disimpegnato ed allo stesso tempo di sostanza. Monteleone spazia attraverso tutti gli strumenti con estrema serenità, disimpegnandosi con particolare sicurezza tra batteria, basso e piano.

Le evidenti influenze jazzistiche del 62enne compositore pugliese si fondono a riverberi della bossa nova di  Jobim come nella introduttiva Bossando, a temi che rimandano al rock di fine anni ’60 come per la sognante ballad Castle; ed ancora, in HillPark torna la bossa e accenni swing per un brano scaturito dai ricordi di un soggiorno autunnale in Toscana. Gardens regala a sorpresa un mood che mi ricorda tra gli altri quello dei Santana, sia per l’andamento del pezzo che per una parte di chitarra molto ispirata che rievoca qualche analogia al musicista messicano. Ottima anche la sezione di organo. Senliss 106 è un passaggio che forse resta meno definito; prendendo le mosse dalla precedente si srotola lentamente, unendo latin e jazz, con significativi passaggi di organo alternati a chitarra classica. Chiude Jumpinjazz la quale, fedele al titolo, mostra con chiarezza le origini musicali dell’ artista, con il piano incontrastato primo attore.

Pur trovandosi in un territorio musicale del quale personalmente non sono un assiduo frequentatore devo rilevare la piacevolezza e la semplicità del lavoro. Non si tratta assolutamente di un album articolato o composito, scorre in scioltezza senza particolari complicazioni. Si tratta di un esperimento interessante e magari fonte di possibili rielaborazioni; la partecipazione di altri musicisti potrebbe consentire magari un song writing più corposo e variegato. Da ascoltare.

Max