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Giugno 2018 si segnala per la pubblicazione di esordio di un nuovo super-gruppo, The Sea Within. L’album reca un titolo eponimo ed è edito per InsideOut mentre la band, come ampiamente preannunciato, è composta da: Roine Stolt chitarra e voce (Flower Kings Transatlantic), Jonas Reingold basso(Flower KingsKarmakanic The Tangent), Daniel Gildenlöw voce e chitarra (Pain Of Salvation), Tom Brislin tastiere e piano (alcune lussuose collaborazioni nel passato) e Marco Minnemann batteria (The Aristocrats).

Come se tutto questo non bastasse, si aggiunge pure una lista di ospiti eccellenti: un intenso cammeo di Jon Anderson, un contributo al piano di Jordan Rudess, il sax di Rob Townsend (Steve Hackett) e, in due tracce oltre che presenza fissa on stage, la voce di Casey McPherson (Flying Colors). (altro…)

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frontLe cronache raccontano di un primo contatto avvenuto un paio di anni fa in occasione della Progressive Nation At Sea Cruise, un incontro live risultato molto proficuo tra i Transatlantic e l’indimenticabile ex voce degli Yes. Successivamente il patron della Inside Out (Thomas Waber) ha spinto e fatto in modo che quel feeling istintivo, quelle affinità musicali sgorgate con inaspettata naturalezza, trovassero approdo in un album di materiale inedito.

Nasce così, in poche parole, l’estemporaneo incrocio tra Jon Anderson Roine Stolt, un progetto sulla carta se vogliamo anche bizzarro ed oltretutto preceduto dal non troppo confortante episodio che ha visto protagonista lo stesso cantante e Jean Luc Ponty. (altro…)

frontFinalmente l’incontro musicale da molto tempo preannunciato vive di una testimonianza tangibile, concreta; una maturazione piuttosto laboriosa ha prodotto Better Late Than Never (mai titolo fu più azzeccato !), primo lavoro della band scaturita dalla collaborazione tra Jon Anderson, indimenticabile voce degli Yes ed il funambolico violinista francese Jean Luc Ponty, una carriera nel jazz, fusion e con partecipazioni in alcuni memorabili lavori di Frank Zappa.

Il progetto in realtà vagava nell’aria da decenni ma poi, come spesso succede, non si è potuto realizzare per i diversi impegni dei due musicisti. In seguito, qualche anno fa, la malattia del cantante e la… “forzata” dipartita dagli Yeshanno reso possibile che si materializzasse questo particolare connubio. (altro…)

Come in ogni favola prima o poi giunge la fine e nel 1977 questo accade anche per il progressive rock; il tempestoso ed implacabile vento del punk travolge in primis proprio i mostri sacri del prog, imponendo modelli musicali e comportamentali situati agli antipodi. Trame scarne ed essenziali, assenza totale di tecnicismi, un messaggio duro ed asciutto che si contrappone in tutto a ciò che il progressive ha sin qui rappresentato. Nello stesso momento la maggior parte delle prog band annaspa, molti in crisi di idee, alcuni maturano di li a non molto lo scioglimento, altri ancora tentano di proseguire cercando di reinventarsi con risultati a dir poco altalenanti.

In ogni caso l’apice è stato toccato e la parabola, inesorabilmente discendente, è stata ampiamente imboccata. Si sta per chiudere una stagione d’oro, difficilmente ripetibile; nessuna delle storiche band di riferimento resterà immune, poco dopo qualcuna (Emerson, Lake & Palmer) ne verrà travolta. In ogni caso il ’77 rimarrà nei ricordi come una vera e propria dead line, un punto di rottura indelebile cui solo rarissime eccezioni, vedi lo splendido doppio live Seconds Out dei Genesis, sapranno replicare.

Tra queste, anzi, la principale di queste è rappresentata dagli Yes che durante l’estate sfornano Going For the One, ottavo album della formazione che risulterà a tutti gli effetti il loro ultimo, grande capolavoro. (altro…)

Quando quattro anni fa mi sono imbattuto nei Glass Hammer per la prima volta sono rimasto stupito e dubbioso allo stesso momento. Nella track-list di Culture of Ascent era presente South Side of the Sky degli Yes e Jon Anderson prestava la sua voce. Le domande principali che mi ronzavano in testa erano : chi sono e perchè lo fanno ? Sono una cover-band, una tribute-band ?  Il cantante in realtà è Jon Anderson ? Il bassista è Chris Squire ? Se sono loro perchè usare degli pseudonimi ? Insomma, in una parola, sono uguali agli Yes !!  Nel 2010 poi con l’uscita di If questi sentimenti non solo hanno trovato conferma ma anzi, ne sono usciti rafforzati  Così ho cominciato a documentarmi e ho scoperto alcune cose, la prima delle quali era che non si trattava degli Yes sotto mentite spoglie ma di una band americana, precisamente del Tennessee, dedita neanche tanto al new prog ma veri e propri paladini dell’autentico progressive d’antan. Hanno esordito nel 1993 e con questo hanno rilasciato dodici album, molti dei quali presentati da  bellissime copertine recanti il logo del gruppo disegnato ( manco a dirlo) da Roger Dean. I testi pescano a piene mani dalla letteratura fantasy (Tolkien ad esempio) ed i suoni oscillano costantemente tra evidentissimi riferimenti a Yes e a Emerson, Lake & Palmer.

Steve Babb (basso) e Fred Schendel (tastiere e chitarra) sono dalle origini il fulcro del gruppo; alle pelli evoluisce l’ottimo Randall Williams mentre il chitarrista è Alan Shikoh. Voice del gruppo è Jon (!!) Davison che quasi costantemente si avvicina nel timbro in modo inverosimile a Jon Anderson. Balza agli occhi anche il fatto che, considerando la musica che suonano, siano statunitensi e non inglesi. (altro…)

Erano ormai dieci anni, Magnification data 2001, che degli Yes non avevamo più riscontro con un lavoro d’insieme. Un lasso di tempo lunghissimo durante il quale i singoli membri si sono alternati in alcune prove singole e collaborazioni varie. Poi, poco più di un anno fa, i primi approcci di riavvicinamento come prassi della storica band inglese e la decisione di ripartire con un tour. La storia è nota: le precarie condizioni di salute impedirono a Jon Anderson di aggregarsi e i vecchi compagni, davvero in malo modo, non ci pensarono su un momento e tirarono dritto per la propria strada. Un comportamento non certo da prendere a modello, inficiato oltretutto dalle perenni defezioni e re-inserimenti che affliggono il gruppo sin dagli inizi.

Rick Wakeman aveva da tempo salutato la compagnia sostituito da Oliver, talentuoso figlio di cotanto padre. Rimanevano Howe, Squire e Alan White della line-up storica. Per la difficile sostituzione di Anderson la scelta è caduta su Benoit David, cantante canadese della più nota cover-band degli Yes. Intanto, durante la registrazione dell’album Oliver Wakeman è stato allontanato e rimpiazzato da Geoff Downes, presente su Drama. Il tastierista non è arrivato da solo ma proprio con Trevor Horn, cui è affidata la produzione del disco e alcuni parti alle tastiere e ai cori. La maggior parte delle composizioni sono a firma Horn – Downes. (altro…)