Posts contrassegnato dai tag ‘Jordan Rudess’

frontQuello che poco meno di tre anni fa poteva sembrare un progetto isolato, del tutto episodico, trova invece una continuazione proprio in questo periodo; e’ infatti in uscita il secondo capitolo del power -trio LevinMinnemannRudess intitolato From The Law Offices Of.. e dove i tre musicisti vengono ritratti in copertina nei panni di ineffabili professionisti.

Proporre un lavoro strumentale basato sul talento immenso dei protagonisti e, comunque, su un onesto songwriting era stato già un ottimo risultato, raggiunto con il disco d’esordio (LMR);  tentare di migliorarsi oltrepassando quella soglia non è semplice, volendo affidarsi a partiture piuttosto spinte, serrate e (come sottolineato) assolutamente prive di parti cantate. (altro…)

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frontMesi fa sono cominciate a trapelare le prime indiscrezioni che hanno trovato successivamente conferma: il nuovo album messo in cantiere dai Dream Theater, tredicesimo della serie, sarebbe stato un doppio. Bisogna tornare indietro sino a Six Degrees of Inner Turbulence (2002) per ritrovare i cinque sulla strada di una release così impegnativa e, dunque, è necessario fare riferimento a tanto tempo fa.

Una sfida audace ed insidiosa quindi per la prog metal band americana che nel lungo lasso di tempo intercorso ha vissuto comunque momenti intensi ed una discografia sempre viva ed in costante movimento; è passata tanta acqua sotto i ponti e così la pubblicazione di The Astonishing (edito per Roadrunner Records), mastodontico nelle sue due ore e dieci minuti di musica, appare molto ambiziosa. (altro…)

front

In mezzo ai mille impegni con i Dream Theater ecco che Jordan Rudess riesce di nuovo a ritagliarsi uno spazio del tutto personale, lontano dalle sonorità della band. Explorations è il nuovo album solista del virtuoso tastierista newyorkese e mai titolo fu più significativo. Infatti, non si limita a sperimentare partiture distanti da quelle usuali ma crea un’opera davvero a sé stante che poggia sul suo lavoro al piano e alle tastiere, coadiuvato da una vera orchestra.

Album interamente strumentale che tra l’altro prevede interventi abbastanza limitati di altri strumenti canonici in ambito rock; un’opera sicuramente non nuova nella sua concezione ma che a mio parere va ad arricchire in modo sostanziale la già nutrita discografia solista di “the Wiz”.

Interessante anche la genesi di questo che è il quattordicesimo titolo della sua personale discografia; un progetto con radici molto lontane che grazie ad internet ed alla tecnologia è riuscito a trovare compimento.

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frontRiprende il volo Ayreon, l’astronave musicale guidata da Arjen Anthony Lucassen. Cinque anni dopo 01011001 e con in mezzo l’uscita del suo secondo album solo (Lost in the New Real  2012), tocca di nuovo ad InsideOut pubblicare l’ottavo e nuovo capitolo del progetto dal titolo The Theory Of Everything.

Da un punto di vista strutturale nulla cambia rispetto al solito, il palinsesto viene rispettato; un concept in formato doppio costellato di molte presenze davvero illustri, sia per quanto riguarda il canto che, in particolar modo in questa occasione, per quanto attiene agli strumenti.

Il polistrumentista e produttore olandese come sempre non bada al risparmio per mettere in scena la sua ennesima visione, seguendo quello che ormai è diventato più o meno uno schema: due cd, in questo caso per quattro suite o, se si preferisce, quattro movimenti che vanno a completare la stessa opera. (altro…)

frontEsattamente due anni dopo A Dramatic Turn of Events ecco che, puntuali in questa cadenza biennale, si ripresentano i Dream Theater con il loro dodicesimo disco dal titolo eponimo. Come sempre si stanno già sprecando i commenti, in un senso e nell’altro, perché poche band come quella di John Petrucci sono da sempre al centro di una disfida tra fazioni, tra guelfi e ghibellini.

A tale proposito vorrei cercare di perorare una maggiore obiettività ed equilibrio nella valutazione, sia presso gli ultras incalliti per i quali qualsiasi nota prodotta dal quintetto assurge automaticamente a capolavoro, sia tra coloro i quali invece tendono sistematicamente a denigrarli in nome di una vena compositiva ritenuta conclusa e di una eccessiva auto referenzialità.

Come spesso succede la verità molte volte sta in mezzo; personalmente sono da sempre un grandissimo ed affezionato estimatore del gruppo, ciò non toglie che in passato (un esempio, Systematic Chaosabbia avuto anche io ragioni per criticarne il lavoro e qualche atteggiamento. Detto questo… addentriamoci nel nuovo album, Dream Theater. (altro…)

AP-8PG.inddI progetti paralleli, le collaborazioni, gli strani incroci che si susseguono con sempre maggiore frequenza ci ricordano quanto profondamente sia cambiato il mondo della musica negli ultimi 10-15 anni; ricordo che negli anni ’70 era impensabile che un musicista militasse in più band contemporaneamente, Salvo rarissime eccezioni erano previsti tuttalpiù album solisti, altro sarebbe stato considerato quasi destabilizzante.

Oggi invece è diventata una consuetudine, vuoi per le facilitazioni consentite dalla tecnologia moderna, vuoi perché i musicisti hanno necessità (economiche) e piacere di misurarsi con produzioni diverse tra loro e più frequenti.

Se ne contano sempre più e l’anno in corso non ha fatto eccezione. Ultima in ordine di tempo quella estremamente prestigiosa tra Tony LevinMarco Minnemann Jordan Rudess che pubblicano un album intitolato semplicemente LMR.

Inutile versare inchiostro per tratteggiare i contorni di tre pezzi da novanta simili, tre grossi calibri che con diversi gruppi e in fasi temporali differenti sono entrati di diritto nell’empireo del progressive e/o del prog metal. (altro…)

frontMusicista eclettico, apprezzato tastierista e compositore, Vivien Lalu era salito alla ribalta già otto anni fa con Oniric Metal sotto il moniker Lalu. Un interessante e stimolante prog metal, prodigo di valide linee melodiche che non mancò di segnalarlo all’attenzione degli appassionati.

Dopo un lungo periodo impiegato nella composizione di colonne sonore, l’attività con la band Shadrane e numerose collaborazioni prestigiose (Shadow Gallery, Derek Sherinian), il musicista parigino ha deciso di rimettere mano al progetto originario.

Pubblicato da Sensory Records esce così Atomic Ark che mostra all’opera un cast di rilievo, corroborato da alcune presenze “aggiunte” davvero di peso; partendo dal nucleo centrale del gruppo si segnalano Martin LeMar (voce, Mekong Delta), Mike LePond (basso, Symphony X), il nostro validissimo Simone Mularoni (chitarra, DGM) ed alla batteria, dulcis in fundo, Virgil Donati.

Ad alzare la posta concorrono in un brano Jordan Rudess (DT), il sempre più vivace e presente Marco Sfogli alla chitarra e Jens Johansson (Stratovarius). (altro…)