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Kinsella bros. sono di nuovo al centro della scena con Ghost Tapes #10, un album che si inserisce senza difficoltà sulla falsariga del precedente (Epitaph), confermando che i God Is An Astronaut hanno optato per un inspessimento del sound, di certo in alcuni passaggi più aspro rispetto ad anni fa.

I paesaggi sonori descritti dal quartetto irlandese sono divenuti più ispidi, segnati talvolta da brusche accelerazioni che spesso vanno a soppiantare l’immaginario onirico di un tempo; questo ritengo sia il dato saliente dell’attuale percorso della band irlandese perché come spesso sottolineo, mai come in tutto quanto attiene a post-rock e dintorni, è il fluire delle emozioni e delle sensazioni, a fare da guida. (altro…)

Se non di una vera e propria trasformazione di certo si tratta di una possente virata; questo è il messaggio rivelato dall’ascolto di Epitaph, il nuovo album dei God Is An Astronaut pubblicato per Napalm Records.

E’ innegabile che il sound del combo irlandese in questa occasione sia adombrato di tinte fosche, le placide ed oniriche atmosfere del passato ed i consueti soundscapes in crescendo sono qui attraversati da una vena di oscurità che trovo nuova o, quanto meno, inusuale. Ed è proprio questo il primo elemento che di istinto ho rilevato sin dal primo ascolto di Epitaph.

Senza andare troppo a ritroso nel tempo, è sufficiente riascoltare qualche passaggio di Helios/Erebus (2015) per captare la sterzata. (altro…)

frontDestinati forse a rimanere una band di nicchia, tornano dopo due anni gli irlandesi God Is An Astronaut con Helios | Erebus, settimo lavoro a firma dei fratelli Kinsella. Prosegue il viaggio etereo, emozionante e talvolta ipnotico attraverso un post rock strumentale che a mio avviso ha il pregio di non cadere irrimediabilmente nel deja vu o nel banalmente ripetitivo.

Landscapes sonori in grado di disegnare e descrivere sensazioni con estrema profondità, rapide e sostenute increspature del sound, spirali avvolgenti di note dentro le quali perdersi, in una mescolanza di richiami tra Floyd, qualcosa del krautrock più morbido, riverberi di matrice Porcupine Tree ma, sopratutto, Mogwai. (altro…)