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Al netto di improbabili sorprese dell’ultimo minuto, ecco la Playlist 2018 (come sempre in rigoroso ordine alfabetico e non di classifica). (altro…)

La traiettoria di Cristiano Roversi con i Moongarden negli ultimi anni è stata sorprendente. A Vulgar Display of Prog Voyeur sono infatti due lavori che hanno modificato considerevolmente le coordinate sonore della band in quella ricerca e quella contaminazione che, a mio parere, risiedono nell’essenza dell’attitudine progressive.

Dunque, quattro anni dopo l’uscita del fresco ed alternativo Voyeur e con la medesima formazione, il gruppo torna sulla scena con la pubblicazione del nuovo album dal titolo Align Myself To The Universe.

Volendo fare una considerazione meramente numerica si può notare come questo sia l’ottavo titolo in 24 anni di attività: una band che quindi preferisce centellinare le proprie proposte in un mercato probabilmente già saturo. (altro…)

frontMusicista e produttore tra i più prolifici e di qualità sulla scena prog nazionale, Cristiano Roversi possiede una dote a mio avviso rara, e cioè la capacità di racchiudere in ogni frangente, in ogni progetto, l’amore per le sonorità delle origini unito al gusto ed alla sfida verso un sound più fresco ed attuale. Prerogativa di pochi, appannaggio di una ristretta elite di artisti che seguendo questo “credo” sono in grado di infondere continuamente nuova linfa ad un genere ormai in perenne rischio di avvitamento su sé stesso.

Journey Through Mine è il titolo del terzo album a nome Submarine Silence, recentemente pubblicato per Ma.Ra.Cash Records e tiene fede a queste premesse, ponendosi come step evolutivo dell’ottimo  There’s Something Very Strange In Her Little Room (2013). (altro…)

frontCinque anni di silenzio discografico, una formazione in parte rinnovata e poi, sopratutto, il coraggio di cambiare, di intraprendere un percorso alternativo piuttosto che adagiarsi comodamente sugli allori. Questo lo spirito che guida Voyeur, il nuovo e settimo album dei Moongarden di Cristiano Roversi

Con un passato come quello della band mantovana la scelta, forse l’azzardo per alcuni, va salutato a mio avviso come una grande prova di maturità, degna di non molti musicisti (cito d’istinto Fabio Zuffanti); l’anima progressive di un musicista credo si rintracci proprio in questo, nel volere tentare nuove strade, nuove soluzioni, senza continuare a crogiolarsi in sonorità splendide ma che oramai, probabilmente, hanno già offerto il meglio che potevano. (altro…)

frontQuando mi trovo a parlare di gruppi o musicisti italiani in ambito progressive rock confesso di trovarmi talvolta a disagio; non si tratta di esterofilia assoluta o di cieca prevenzione, esistono invece modalità e atteggiamenti che spesso mi lasciano perplesso e non riescono a coinvolgermi.

Sicuramente nel canto prediligo la lingua inglese ma anche i nostri gruppi sono riusciti ad esprimere grandi talenti; penso al povero “Big” Francesco Di Giacomo, all’immenso Demetrio, allo stesso Aldo Tagliapietra, ed in altri momenti a Bernardo Lanzetti oppure Roberto Tiranti.

La maggiore capacità di sintesi della lingua inglese, certa pomposità e artificiosità nell’uso dei vocaboli in molti testi italiani, una spiccata tendenza a rimanere rigidamente ancorati al modello degli anni ’70…tutto ciò molto spesso mi allontana da molte (non tutte, sia chiaro) proposte nostrane. (altro…)