Posts contrassegnato dai tag ‘Nigel Godrich’

Introverso e malinconico, spigoloso, ribelle, impegnato politicamente ed estremamente sensibile, pioniere e sperimentatore, innovatore e geniale anche nella comunicazione, uno dei musicisti di maggiore peso specifico degli ultimi venticinque anni.

Thom Yorke pubblica il nuovo lavoro solista dal titolo Anima, ancora una volta co-prodotto col fido Nigel Godrich e non smentisce le sue prerogative, unendo loro testi mai banali e con chiari riferimenti alle ansie e le paure che attanagliano il nostro tempo, sia come singoli individui che come genere umano, sul labile confine che separa i sogni dagli incubi.

Brani abbozzati (live e in studio) trasformati in loop dall’opera di Godrich, rifiniti successivamente in musica e parole da Yorke, facendo largo uso di suoni programmati e drum machine per un trionfo electronic(altro…)

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If I had been God…Il primo verso di Deja Vu è probabilmente la più macroscopica autocitazione contenuta in Is This the Life We Really Want ? , album che segna il ritorno sulla scena di Roger Waters, geniale anima oscura di una delle più grandi band della storia.

Ci sono voluti 12 anni (Ça Ira è del 2005per tornare a parlare di un nuovo lavoro del musicista inglese e ce ne separano ben venticinque da quello che rimane considerato il suo capolavoro, Amused to Death. Sotto l’attenta regia del produttore Nigel Godrich, da sempre a fianco dei RadioheadWaters pubblica un lavoro intimista, spigoloso ed angolare nei testi come sua abitudine, un disperato (ed ultimo ?) tentativo di scuotere le coscienze, di risvegliare dal torpore le masse, di denunciare in modo molto diretto e senza fronzoli l’abisso di atrocità e di indifferenza nel quale l’umanità intera sta precipitando. (altro…)

frontInnovativi, sperimentali, spesso un passo avanti, capaci di anticipare e dettare i tempi grazie a brillanti intuizioni e alla genialità di Thom Yorke, autori di alcuni dischi che hanno segnato, comunque la si veda, la storia degli ultimi venti anni di musica.

Allo stesso tempo talvolta spigolosi, enigmatici se non proprio criptici, capaci di suscitare sentimenti disparati e persino tra loro contraddittori; poche band come i Radiohead sono state in grado, a ragione, di catalizzare l’attenzione di un vasto pubblico “imponendo” la propria trasversalità ed il proprio sound, non sempre confortevole e adatto alle grandi platee.

Con queste usuali premesse e, dopo il non trascendentale The King of Limbs di cinque anni fa, salutiamo il loro atteso ritorno. (altro…)