Posts contrassegnato dai tag ‘Rick Wakeman’

frontRiprende il volo Ayreon, l’astronave musicale guidata da Arjen Anthony Lucassen. Cinque anni dopo 01011001 e con in mezzo l’uscita del suo secondo album solo (Lost in the New Real  2012), tocca di nuovo ad InsideOut pubblicare l’ottavo e nuovo capitolo del progetto dal titolo The Theory Of Everything.

Da un punto di vista strutturale nulla cambia rispetto al solito, il palinsesto viene rispettato; un concept in formato doppio costellato di molte presenze davvero illustri, sia per quanto riguarda il canto che, in particolar modo in questa occasione, per quanto attiene agli strumenti.

Il polistrumentista e produttore olandese come sempre non bada al risparmio per mettere in scena la sua ennesima visione, seguendo quello che ormai è diventato più o meno uno schema: due cd, in questo caso per quattro suite o, se si preferisce, quattro movimenti che vanno a completare la stessa opera. (altro…)

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frontLos Angeles, California, 2007; viene pubblicato l’album di debutto dei Days Between Stations dal titolo omonimo. Si potrebbe pensare ad uno dei tanti e passeggeri nuovi gruppi allo sbaraglio che suonano new prog ed in effetti, almeno da noi passa un pò sotto silenzio.

In realtà il disco non è affatto banale, se mai sin troppo ricco di spunti assemblati un pò alla meglio tra loro ma è fatto sicuramente di sostanza; di certo quel che colpisce maggiormente è la storia un pò raffazzonata dei due protagonisti, Sepand Samzadeh e Oscar Fuentes Bills . 

Il primo, chitarrista e (talvolta) tastierista iraniano trasferitosi successivamente negli Stati Uniti, è un poli strumentista con l’idea di fare musica e mettere su una propria formazione; pubblica un annuncio e si imbatte in Fuentes, pianista e tastierista, con il quale da vita fattivamente al proprio sogno.

Dapprima una collaborazione a distanza con Bruce Soord dei Pineapple Thief, poi, lentamente la maturazione ed il Cd di esordio. (altro…)

Come in ogni favola prima o poi giunge la fine e nel 1977 questo accade anche per il progressive rock; il tempestoso ed implacabile vento del punk travolge in primis proprio i mostri sacri del prog, imponendo modelli musicali e comportamentali situati agli antipodi. Trame scarne ed essenziali, assenza totale di tecnicismi, un messaggio duro ed asciutto che si contrappone in tutto a ciò che il progressive ha sin qui rappresentato. Nello stesso momento la maggior parte delle prog band annaspa, molti in crisi di idee, alcuni maturano di li a non molto lo scioglimento, altri ancora tentano di proseguire cercando di reinventarsi con risultati a dir poco altalenanti.

In ogni caso l’apice è stato toccato e la parabola, inesorabilmente discendente, è stata ampiamente imboccata. Si sta per chiudere una stagione d’oro, difficilmente ripetibile; nessuna delle storiche band di riferimento resterà immune, poco dopo qualcuna (Emerson, Lake & Palmer) ne verrà travolta. In ogni caso il ’77 rimarrà nei ricordi come una vera e propria dead line, un punto di rottura indelebile cui solo rarissime eccezioni, vedi lo splendido doppio live Seconds Out dei Genesis, sapranno replicare.

Tra queste, anzi, la principale di queste è rappresentata dagli Yes che durante l’estate sfornano Going For the One, ottavo album della formazione che risulterà a tutti gli effetti il loro ultimo, grande capolavoro. (altro…)

Erano ormai dieci anni, Magnification data 2001, che degli Yes non avevamo più riscontro con un lavoro d’insieme. Un lasso di tempo lunghissimo durante il quale i singoli membri si sono alternati in alcune prove singole e collaborazioni varie. Poi, poco più di un anno fa, i primi approcci di riavvicinamento come prassi della storica band inglese e la decisione di ripartire con un tour. La storia è nota: le precarie condizioni di salute impedirono a Jon Anderson di aggregarsi e i vecchi compagni, davvero in malo modo, non ci pensarono su un momento e tirarono dritto per la propria strada. Un comportamento non certo da prendere a modello, inficiato oltretutto dalle perenni defezioni e re-inserimenti che affliggono il gruppo sin dagli inizi.

Rick Wakeman aveva da tempo salutato la compagnia sostituito da Oliver, talentuoso figlio di cotanto padre. Rimanevano Howe, Squire e Alan White della line-up storica. Per la difficile sostituzione di Anderson la scelta è caduta su Benoit David, cantante canadese della più nota cover-band degli Yes. Intanto, durante la registrazione dell’album Oliver Wakeman è stato allontanato e rimpiazzato da Geoff Downes, presente su Drama. Il tastierista non è arrivato da solo ma proprio con Trevor Horn, cui è affidata la produzione del disco e alcuni parti alle tastiere e ai cori. La maggior parte delle composizioni sono a firma Horn – Downes. (altro…)