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Solo un anno fa ero qua a descrivere le qualità ed i pregi di Folklore ed ecco che i Big Big Train tornano alle stampe con Grimspound, decima pubblicazione del loro percorso discografico.

Mixato e masterizzato da Rob AubreyGrimspound è in un certo senso la prosecuzione ed il completamento del disco precedente ed in qualche modo ne ricalca le linee guida, la densità e la tensione e persino la durata. Un lavoro molto compatto, omogeneo, che sottolinea ancor più che in passato lo stile ormai assolutamente personale e caratteristico della band guidata dall’impeccabile David Longdon.

Ed ancora, anche questo è un lavoro che si svela man mano, illuminando dettagli sempre più nitidi e ricercati a cornice di trame mai banali. (altro…)

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frontForti del successo ottenuto con i due capitoli intitolati English Electric, i Big Big Train tornano in prima linea con il nuovo lavoro, Folklore, nono della serie. Siamo ormai davanti ad una delle migliori espressioni dell’attuale scena progressive inglese, gli echi di stampo genesisiano permangono ma mitigati e abbondantemente filtrati perché la band da qualche anno ha portato a compimento la propria maturazione, sfoggiando un proprio stile ed una propria inclinazione che, se è decollata da un momento storico ed un gruppo di riferimento, ha saputo poi trovare uno sviluppo piuttosto personale.

Il nuovo disco non manca di mettere in luce il gusto per la contaminazione tra elementi prog e folk, sposando sonorità moderne ad altre d’annata ma cercando sempre di rendere attuale la proposta. (altro…)

frontBand estremamente produttiva e dal seguito fedelissimo ed appassionato, Beardfish si ripropongono ad un anno e mezzo da The Void con il nuovo album dal titolo +4626-COMFORTZONE che porta il totale a otto uscite in appena dodici anni; un ruolino di marcia sempre più ragguardevole.

Fedeli a loro stessi, i quattro di Gävle proseguono il viaggio attraverso un prog eclettico che ha oramai sfrondato in buona parte le iniziali reminiscenze degli anni ’70 per forgiare un proprio stile, quanto mai personale e coinvolgente, in certi casi però un pò labirintico e non così immediato da afferrare. (altro…)

FrontUna delle band iconiche del new prog è e resta indubbiamente The Tangent, gruppo-laboratorio dal quale è transitata una quantità impressionante di validissimi musicisti; il comune denominatore, il perno intorno al quale è sempre ruotata l’inerzia del progetto è tutt’ora l’imprescindibile Andy Tillison, tastierista (e voce) e vero mastermind del combo.

Dopo l’uscita di COMM (2011) The Tangent hanno attraversato un periodo abbastanza instabile, dovuto come al solito ai molteplici impegni dei vari musicisti sino a ventilarne il definitivo scioglimento; in seguito Tillison è riuscito a recuperare il filo del discorso e, rimescolando le carte per l’ennesima volta, è stato in grado di dare vita ad una nuova versione della band.

Le Sacre du Travail esce dunque con il solo Theo Travis (fiati) reduce dalle pubblicazioni precedenti; l’ attuale line up, di nuovo stellare, prevede così David Longdon (Big Big Train) voce, Jakko Jakkszyk chitarra e voce, Gavin Harrison (!) batteria, l’ottimo Jonas Reingold al basso, Guy Manning chitarra acustica e la voce narrante di Rikard Sjoblom (Beardfish). (altro…)

Appartenenti a quella che è stata una ondata di gruppi svedesi new prog, a distanza di un solo anno si ripropongono i Beardfish con il nuovo album intitolato The Void su etichetta Inside Out. Band estremamente prolifica, se consideriamo che questo è già il settimo lavoro in studio in soli nove anni (!), si è segnalata sin dall’esordio per la buona qualità della proposta musicale che successivamente però non sempre si è mantenuta costante. Rendimento discontinuo grazie al quale sono stati in grado di sfornare dischi molto interessanti quali Sleeping in Traffic: Part One (2007) Destined Solitaire (2009) ma anche episodi deludenti come Mammoth (2011). Proprio da qui sono ripartiti e dunque si è trattato di un avvio complicato, in salita. Dico subito che, almeno personalmente, i punti persi con il Cd del 2011 sono stati prontamente riconquistati; The Void è un progetto riuscito, abbastanza diverso dai precedenti perchè in alcuni momenti ci si trova davanti ad un sound indurito, molto più spesso e a tratti risoluto. Non potevano mancare parti più liriche e melodiche, geneticamente della band, ma la valutazione dell’insieme propende per un lavoro di stampo differente dai predecessori. (altro…)